Non ho bisogno di etichette

No alla medicalizzazione della sofferenza psichica

Spero lei sia consapevole di quanto sia difficile sedere su questa sedia! Tra questi mobili in radica e queste tronfie librerie, non ci sono solo io. Ho portato con me le mie convinzioni errate, le mie delusioni cocenti, i miei momenti sbagliati e i miei giorni più belli. Mi chiedo se la seduta non sia troppo leggera per reggerne il peso. Mi chiedo anche se lei non sia già appesantito da una giornata faticosa per tollerare l’irruenza del fiume che mi scorre dentro.

Vede, è sbalorditivo come certi problemi che appaiono insolubili diventino immediatamente alla propria portata quando è possibile contare sulla vicinanza di qualcuno. La possibilità di essere ascoltati, la sensazione di essere capiti, la consapevolezza di poter stringere una mano per attraversare un incrocio impervio della vita, diramano la confusione e consentono di guardare avanti con nuova fiducia. Come quando pensi di essere nel mezzo di un pauroso temporale e inaspettatamente qualcuno sceglie di condividere con te il suo piccolo riparo fino a quando il peggio sarà passato. E per ingannare l’attesa ti porge il suo ombrello o una parole di comprensione o un abbraccio. E il rumore della pioggia diventa improvvisamente tanto piacevole da desiderare di danzarci dentro. Ecco, vede, io mi sento nel bel mezzo di un temporale, completamente fradicia e senza alcun riparo all’orizzonte.

Oggi ho rinnovato la carta d’identità. L’impiegato me l’ha consegnata dopo essersi soffermato a guardare la mia foto e dopo aver malamente riciclato un complimento da un vecchio film di Woody Allen. Quando mi ha consegnato il documento, ho pensato che nonostante la bravura del fotografo, la foto non mi rappresentasse affatto. E poi quello scoraggiante “Segni particolari nessuno”! Lei dottore non crede che dovrebbero sostituirlo con le voci “sogni”, “paure” “possibilità”? E anche “errori”, “rimpianti” e “progetti”? Si lo so, l’elenco diventerebbe troppo lungo per farcelo stare dentro a quel cartoncino e troppo voluminoso per tenerlo nel portafogli! Forse però sarebbe un buon pretesto per liberarsi di qualche fallimento pesante e di qualche rimorso pungente.

Siamo tutti fatti di pelle, acqua e desideri non realizzati. Di obiettivi da conseguire e di sogni in vetrina che nei cassetti non c’è più posto. Siamo fatti d’insonnia e d’insomma, di ostacoli interiori di cui prendere le misure e da persone da cui prendere le distanze. Siamo fatti di cellule, di pensieri e di ricordi. Vede, io mi sento come un puzzle in cui tutto questo non s’incastra più come dovrebbe. E poi ho così tanti post-it appesi sullo specchio che ormai non riesco più a vedere la mia faccia. Ho bisogno di rimettere ordine negli armadi, tra i pensieri e negli album di fotografie.

Non mi restituisca etichette perchè ne ho i cassetti talmente pieni da non avere più spazio per tenerci le matite per disegnare il futuro. Non mi descriva il suo orientamento scientifico perchè tanto non amo fare discriminazioni. Non sorrida quando arriverò qui con le foto di famiglia staccate dalla parete: le parole servono ma qualche volta le immagini raccontano molto di più. Non mi dica che il mio senso di colpa non è legittimo ma mi aiuti a parlarci per capire in cosa trasformarlo. Non cerchi ciò che non va nel mio passato ma mi aiuti a mettere in luce ciò che nel presente funziona ancora piuttosto bene. Non mi dica come dovrei sentirmi ma mi aiuti a dialogare con le emozioni con cui ogni notte faccio a pugni. Non mi suggerisca chiavi lettura ma mi inviti ai ribaltamenti di prospettiva.

Si ricordi che non cerco risposte pre-confezionate, aforismi usati o decaloghi miracolosi. Cerco me stessa e mi preme capire dove mi sono persa e per colpa di quale distrazione. E’ che alle volte, nella bramosia di trovarci, finiamo con il perderci o con l’accontentarci di definizioni prese in prestito da chi ha poca fantasia. La verità, dottore, è che vorrei capire chi sono in questa stazione della mia esistenza e smettere di aspettare sia qualcuno che me lo spieghi che i treni che passano una volta sola. Ho bisogno che mi aiuti a mettere da parte le domande e mi insegni a farci qualcosa con le risposte che ho già faticosamente conquistato. Forse ho solo bisogno di ricominciare a credere che la vita possa ancora regalarmi un ombrello.

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3 pensieri su “Non ho bisogno di etichette

  1. Ho bisogno di credere che la vita possa ancora regalarmi un ombrello. Perché i temporali non mancheranno ma ci si potrà proteggere in attesa dell’arcobaleno. Grazie Dottoressa per queat’invito a guardare al futuro con rinnovata fiducia!

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  2. Ho intrapreso un percorso con uno psichiatra molti anni fa. mi disse che avevo un disturbo ossessivo-compulsivo. Mi spiegò in linea generale da cosa dipendesse e mi prescrisse una numero inverosimile di compresse. Mi sentì uno scarto umano. Non assunsi mai nessun farmaco e trovai uno psicoterapeuta che con umanità e professionalità diede un senso ai miei rituali. E’ durata due anni ma ne sono uscito vincente. L’umanità in chi si occupa di persone che soffrono è la qualità principale.

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