Il primo giorno di scuola. Lettera a un figlio

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Ti guardo mentre ti prepari per questa nuova avventura come un esploratore in procinto della sua scoperta più importante, combattuto tra l’entusiasmo per il nuovo inizio e il timore che non sia all’altezza delle tue aspettative. Perché le attese disattese hanno sempre quel retrogusto un po’ amaro che ci ricorda quanto anche i migliori pronostici possano rivelarsi terribilmente sbagliati.
E allora rallenta, perché è importante esercitarsi a sbagliare con talento. Assapora questi istanti con il gusto di chi abita la vita senza i pregiudizi e i preconcetti che gli adulti hanno inventato per difendersi dalle loro stesse paure. E sorridi all’idea di poter mettere nello zainetto solo ciò di cui hai davvero bisogno, lasciando fuori richieste, rimproveri e contraddizioni, per dare spazio a desideri, sogni e possibilità. Respira a pieni polmoni mentre lo riempi, come se per vivere avessi bisogno solo di aria e non anche di amore e di fiducia.
Attendi. C’è tempo per diventare grande e ricordare con tenera malinconia l’infanzia; con le sue filastrocche spensierate, i NO a cui ribellarsi, i gessetti che gracchiano sulla lavagna e le matite da spuntare; quando è il suono di una campanella a scandire i ritmi di una giornata e il potere della fantasia a renderla speciale.
E allora esercitati pure ad essere il capofila ma non dimenticare che è nell’ultimo banco che si ride di gusto, forse perché si ha una visuale migliore o perché a guardarle da lontano le cose appaiono più leggere. Cerca di avere cura delle cose, ma non confondere mai la cura con il possesso e l’amore con il controllo.
Non ti curare degli errori: hai tutta la vita per correggerli e per imparare a farne degli altri; perché se ci si ostina a volerne cancellare uno a tutti i costi, si rischia di fare un buco che divora i “se” e i “ma” e non lascia più lo spazio per scrivere “scusa”.
Imparerai che è possibile disegnare per rappresentare un’emozione, per dare corpo ad un’assenza o per accorciare una distanza; che perdere non significa essere un fallito e che la vittoria dopo un insuccesso ha un gusto più esaltante; che proprio quando si imparano le regole, capita che l’altro decida di cambiare gioco; che la divisione tra buoni e cattivi sulla lavagna non ha alcun senso perché a volte le parti in gioco si invertono e altre volte è solo questione di prospettiva; perché qualche volta i cattivi cercano solo di attirare l’attenzione e i buoni trovano un modo per sfuggire alle punizioni e ottenere ciò che desiderano approfittando del trambusto causato dai cattivi.
Ti insegneranno a colorare dentro i bordi perché rispettare le regole e i confini è il miglior modo per imparare a non entrare a gamba tesa nelle vite altrui; ma ti accorgerai che a volte i confini divengono recinti e i recinti prigioni e allora imparerai a ribellarti a chi ti invita a barattare la libertà con il conformismo e i tuoi sogni con polverose promesse.
Ti sveleranno la magia dell’alfabeto e la possibilità di giocare con le infinite combinazioni che regala; ti accorgerai che alcune parole sono più belle di altre: tolleranza, accoglienza, solidarietà, comprensione; che alcune possono essere vuote di senso e altre possono dare voce al senso di vuoto;  che le parole possono far sorridere, divertire e curare, ma possono anche ferire se usate nell’ordine sbagliato. Perché “Ti amo perché sei mia” e “Sei mia perché ti amo” raccontano due storie profondamente diverse.
Ti insegneranno a scrivere il tuo nome e quei segni incerti sul foglio bianco non saranno consonanti e vocali messe in fila, ma un pezzo di passato familiare che hai ricevuto in eredità quando sei venuto al mondo; potrai arricchirlo o demolirlo, amarlo o rinnegarlo, accettarlo o contrastarlo; ma non potrai ignorarlo, perché il passato ci precede e guardarlo negli occhi è il modo migliore per scegliere quale futuro vorrai regalarti.
Ti ritroverai a litigare per un giocattolo conteso o perché qualcun altro non ha rispettato le regole concordate e ti allenerai ad affrontare l’amore dove tutto in fondo si riduce ad un puzzle in cui ognuno cerca di incastrare le proprie tessere alla ricerca dell’immagine che più lo aggrada.
E allora ridi, corri, salta e sorprendi la vita!
Perché la felicità alla tua età si misura in giri sulla giostra, in numero di episodi consecutivi del tuo cartone preferito o di biscotti mangiucchiati prima di cena, in baci della buonanotte e in castelli di sabbia sulla spiaggia con papà che ti insegna il trucco per mantenerli in equilibrio; almeno fino a quando un’onda dispettosa non trascina tutto con sé obbligandoti a ricominciare daccapo. Perché ognuno è in fondo il risultato dei propri desideri non realizzati e dell’entusiasmo con cui si ostina a sognare ancora un finale diverso.
E allora ti auguro di imparare a regalarti tutte le declinazioni del “C’era una volta”, sperimentando i finali che più ti renderanno felice, concedendoti il lusso di amare le tue imperfezioni e ricordandoti che c’è sempre un nuovo inizio; attraversando la vita come in questo giorno, con uno zaino sulle spalle pesante quanto basta per portare con te tutto ciò di cui hai bisogno, leggero quanto serve per non rallentare il tuo cammino; con la testa piena di nuvole e il cuore privo di logiche; senza mai dimenticare che qualunque cosa la vita ti possa riservare, sarai sempre tu il suo migliore colpo di scena!

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12 pensieri su “Il primo giorno di scuola. Lettera a un figlio

    • Diciamo che ogni tanto non resisto alla tentazione di pubblicare i miei pensieri sparsi sul mio blog professionale. Questa lettera l’ho scritta di getto la notte scorsa, impastata e modellata con amore materno come hai giustamente intuito. Non so se il tre-enne che l’ha ispirata da grande si emozionerà per questo o sarà impegnato in altre faccende. Questa mattina, nel leggerla, ne è stato molto orgoglioso il suo papà. E questa, al momento, è già una gran bella certezza! Grazie mille per il commento!

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