Nulla può giustificare un Femminicidio

I fatti: la giornalista introduce come di consueto il caso della puntata, un litigio tra moglie e marito e nel presentarlo pronuncia queste parole: “Come sapete, negli ultimi dieci giorni ci sono stati sette delitti, sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito domandarsi se questi uomini erano completamente fuori di testa oppure c’è stato un comportamento esasperante, aggressivo anche dall’altra parte. È una domanda. Dobbiamo farcela per forza perché in questa sede, in un tribunale, dobbiamo esaminare tutte le ipotesi”. Parole che, come immaginabile, già pochi minuti dopo monopolizzavano i principali social, balzando in cima al trending topic di Twitter mentre su Instagram, l’hashtag con il nome della giornalista s’inseriva tra quelli in assoluto più digitati.

“Vergognati” il commento lapidario di “Non una di meno”, l’associazione che del contrasto alla violenza sulle donne ha fatto il suo cavallo di battaglia. Così, nel bel mezzo della bufera in cui c’è chi chiede l’intervento dell’Ordine dei giornalisti e chi la sospensione del programma Mediaset, arrivano delle pallide scuse che fanno immediatamente rivalutare il noto detto “la toppa è peggio del buco”.  “Oggi è successa una cosa terribile” esordisce la donna in un collegamento con lo studio di un’altra trasmissione, “è stata estrapolata una frase ed è stata utilizzata per una valanga di attacchi, qualcosa che mi ha attraversato da tutte le parti. Sono stata accusata di essere complice dei femminicidi, di assolvere gli uomini che usano violenza sulle donne. Questo tradisce tutta la mia vita; l’ho dedicata tutta a contrastare la violenza su donne e bambini; ho portato a casa mia tre bambini vittime di violenza, sono diventati miei figli. Nel lavoro ho sempre difeso le donne. È quanto di più falso che possa esistere. Non esiste nessuna rabbia che possa giustificare il femminicidio o la violenza sulle donne, è chiarissimo a me e lo deve essere anche per voi”. Ecco, a tanti era talmente chiaro che proprio per questo c’è stato un livello così alto di incredulità e indignazione! L’esternazione è ritenuta infelice e fuori luogo perché rischia di colpevolizzare le donne che subiscono violenza e di giustificare gli uomini che la compiono poiché esasperati dai comportamenti delle prime. 

Nessun Fraintendimento

La frase incriminata non è stata estrapolata da nessuno per strumentalizzarne la finalità e il tentativo di riversare la colpa su presunti manipolatori delle buone intenzioni procura, se possibile, una nota ancora più amara di disgusto. E ancora “Essere stata messa tra le persone che giustificano la violenza contro le donne oggi mi ha procurato un grande malessere perché la vivo come una grande ingiustizia”. Qualcuno dovrebbe spiegarle che il termine ingiustizia significa violazione di un diritto altrui ed è sinonimo di prevaricazione e sopraffazione. Esattamente quello che hanno subito le sette donne accoltellate, soffocate e pestate a morte in questi ultimi dieci giorni. La tesi di fondo che alla base di un femminicidio possa esserci della rabbia che faccia perdere il controllo e armare la mano dell’uomo contro la donna, e che quest’ultima possa aver fatto qualcosa per provocare quella reazione, deriva da un retaggio culturale che seppur malato e acciaccato, fatica a passare a miglior vita. Sono già 83 dall’ inizio dell’anno le vittime di femminicidio nel nostro Paese, senza contare i casi di denunce di violenze domestiche che, pur non portando alla morte, lasceranno per sempre lividi indelebili. “Quando un uomo o una donna” insiste ancora la giornalista “non controllano la rabbia, dobbiamo interrogarci. Stabilire ruoli ed emettere condanne senza conoscere i fatti si può fare nei comizi o sulle pagine dei social, non in tribunale. E anche in un’aula televisiva si ha il dovere di guardare la realtà da tutte le angolazioni”. Non è sempre vero che esistano molteplici angolazioni da cui guardare ai fatti. Nel caso della violenza, che venga esercitata su una donna, su un minore, su un disabile, su un omosessuale, l’angolazione è univoca: c’è un carnefice e c’è una vittima. E i ruoli non sono in alcun modo interscambiabili. Insinuarlo o anche solo lasciarlo trasparire con un’esternazione tanto infelice che attraversa lo schermo come una freccia infuocata, è semplicemente da irresponsabili. Alla base del fenomeno ci sono la logica del possesso e la perdita del controllo sull’altro; ci sono la mancanza di empatia, l’assenza di rimorso, il bisogno di prevaricare, l’incapacità a frenare l’impulsività, la costante tendenza a depersonalizzare l’Altro. Proprio nel richiamare l’incidenza dei femminicidi negli ultimi giorni, è inaccettabile proporre una chiave di lettura così pericolosamente distorta, figlia di modelli arcaici, che individua la causa della violenza nel comportamento della vittima anziché in quello del carnefice. Precedentemente, la giornalista aveva replicato così: “L’incomprensione che acceca ci pone interrogativi”. Ecco, l’unica cosa davvero incomprensibile è che ci si possa impunemente esprimere in questo modo  nell’arena di una trasmissione che, altrettanto incomprensibilmente, raduna ogni giorno milioni di telespettatori. L’ unico interrogativo, è come sia possibile proporre quella narrazione tossica del femminicidio che alimenta i più pericolosi stereotipi di genere, che mina le fondamenta di ogni battaglia per contrastare la mattanza e che ancora una volta ammicca alla cultura del se l’è andata a cercare.

5 pensieri su “Nulla può giustificare un Femminicidio

  1. Pingback: Nulla può giustificare un Femminicidio – repost | Ilmondodelleparole

  2. L’ha ripubblicato su Diemme – La strada è lunga, ma la sto percorrendoe ha commentato:
    Le parole della Palombelli sono state travisate dai soliti buonisti accecati dalla forma e tanto lontani dalla sostanza. Qui non si sta giustificando in nessun modo il femminicidio, come con il “se l’è andata a cercare” non si giustifica lo stupro, ma l’imprudenza con cui una donna, sapendo che non vive in un mondo perfetto, si è messa in situazioni rischiose. La provocazione è un elemento considerato anche giuridicamente, e serve per ricostruire e spiegare, non giustificare ed assolvere. L’unico errore della Palombelli, secondo me, è averne parlato relativamente al femminicidio e non all’omicidio in genere, probabilmente uxoricidio in primis, perché è la persona convivente quella che ha più mezzi per esasperare ai limiti – o oltre i limiti – del sopportabile.

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