Dalla Famiglia Invischiante alla Scelta del Partner

Annarita Arso Psicologa Brindisis

Cosa accade quando un soggetto cresciuto in un contesto familiare invischiante e problematico manifesta la volontà di svincolarsi? Come reagisce il sistema familiare di fronte alla messa in discussione del mandato familiare affidato al membro che lo sta tradendo? Quali scelte affettive possono consentire al soggetto di “salvare capra e cavoli” ovvero di dare seguito al mandato e contestualmente di realizzare un progetto di autonomia? Le risposte possibili sono comprensibilmente innumerevoli e si estendono su un continuum ricco di sfumature: ad un estremità potremmo collocare i disimpegnati, ovvero quelli che saltano da una relazione sentimentale all’altra con superficialità, fuggendo ai primi “segnali di allarme” (un partner che chiede un’evoluzione della relazione); poi ci sono coloro che scelgono di rivestire il ruolo degli “eterni fidanzati”, posticipando per anni un progetto di vita a due, accampando le scuse più improbabili e creandosi gli alibi più inverosimili (“Il lavoro è precario! Si hai ragione, ho un contratto a tempo indeterminato ma cosa vuoi che sia? L’azienda può fallire da un momento all’altro! Beh è vero che l’azienda versa in ottime condizioni economiche ma la crisi incombe, i governi si succedono e anche le profezie Maya non promettono nulla di buono”); vi sono poi quelli che “faccio il grande passo ma non troppo lungo” accettando un progetto di convivenza per tre giorni a settimana, garantendo una presenza part time e rivendicando il diritto di rescindere il contratto senza preavviso alcuno; vi sono anche “i votati alla singletudine di mezzo“, coloro che dichiarano di voler sperimentare lo step intermedio di una vita da single prima di impegnarsi in un rapporto a due e per realizzarlo si trasferiscono nella mansarda dei genitori e continuano a farsi fare il bucato da mamma e a mangiare le sue lasagne “che come le cucina lei nessuno mai”; ci sono infine all’estremo opposto, gli “impavidi”, quelli che in barba ai mandati e ai miti familiari scelgono di compiere il grande passo e di convolare a giuste nozze con il/la compagno/a: lo fanno affidando i preparativi del matrimonio alla madre, scegliendo con lei anziché con il/la partner le piastrelle della cucina e affidandole le chiavi di casa “per eventuali emergenze”; sono quelle persone che così facendo, aprono da subito grandi brecce nello “spazio a due” in cui lasciar penetrare intromissioni e ingerenze da parte dei propri familiari, sminuendone la portata e legittimandone di fatto la prosecuzione. Intrusioni “autorizzate e giustificate” che possono, in taluni casi, (quando il partner non è disponibile ad accettarle) comportare una grave minaccia alla stabilità stessa della nuova coppia.

La nuova Coppia: incastro collusivo o crisi annunciata?

I conflitti generazionali che esplodono quando un soggetto decide di formare una propria famiglia, nascondono a monte confini maldefiniti e incerti. Il partner ancorato in modo preminente al suo ruolo di figlio, rischia di compromettere non solo quello di compagno ma anche quello di genitore o futuro tale e di contribuire alla creazione di un terreno fertile per lo sviluppo di sintomatologie più o meno gravi nel partner o nella prole; disturbi di cui lui stesso può divenire vittima laddove non riuscisse a risanare il proprio conflitto interiore: i disturbi psichici o i problemi relazionali, di frequente, infatti, sono conseguenza della discrasia tra le aspettative (implicite o esplicite, passate o contingenti) di chi lo circonda e i propri bisogni interiori.
Coppie fondate su tali basi possono avere un destino felice solo laddove il partner scelto si mostri compiacente a tale copione familiare (ad esempio perché egli stesso, a suo volta, portatore di un mandato familiare complementare) acconsentendo alle intromissioni di suoceri e cognati (anche su tematiche che dovrebbero essere di totale esclusività della coppia come l’educazione dei figli) o si lasci “fagocitare” dal nucleo familiare del partner (accade soprattutto quando si proviene da famiglie caratterizzate da elevati livelli di conflitto) con l’illusione (perché raramente accade di fatto) di esserne diventato membro (si tratta di soggetti alla ricerca di una “famiglia idealizzata accogliente e accudente” che soddisfi i propri bisogni infantili di protezione e supporto). Spesso questo tipo di coppie arrivano a condividere anche il tetto coniugale con i suoceri (non ci si riferisce ovviamente alle scelte obbligate dovute a difficoltà economiche!), annullando anche ogni reale spazio fisico di intimità, in una totale promiscuità di ruoli e funzioni. In casi opposti (anche in questo caso si apre nel mezzo un vasto ventaglio di alternative possibili), la crisi di coppia diviene inevitabile: quando uno dei due partner rivendica confini chiari con i rispettivi nuclei d’origine, chiede all’altro di limitare le intromissioni dei suoi familiari in questioni di esclusiva pertinenza della coppia, rivendica la necessità di tutelare lo spazio a due, senza ricevere riscontro, la relazione non può che scivolare su un terreno minato che rischia di minacciarne il futuro. Solo consapevolizzando tali aspetti, spesso di difficile riconoscimento senza l’aiuto professionale da parte di un esperto, risulta possibile liberarsi dai condizionamenti che i mandati familiari esercitano sui propri comportamenti e intraprendere la strada dell’individuazione personale, funzionale sia al benessere psico – fisico proprio e altrui, che alla sopravvivenza e alla qualità delle proprie relazioni affettive, incluse quelle con le generazioni precedenti.

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Un pensiero su “Dalla Famiglia Invischiante alla Scelta del Partner

  1. Gentile dottoressa, il mio fidanzato appartiene alla schiera di quelli del piano di sopra. Si è trasferito in un piccolo appartamento sopra quelo dei suoi (costruito dai genitori per quando si sarebbe sposato: e questo già la dice lunga su quanto volessero sin da piccolo facilitarne lo svincolo!!). Ha preso la decisione dicendo che sarebbe stato solo per un pò e che dopo questa esperienza “di mezzo” ci saremmo sposati.Questo accadeva tre anni fa!! Quando tocco l’argomento lui dice che vuole ancora vivere da solo: tanto mamma prepara il pranzo e lava il bucato ed io resto con lui la notte ogni volta che me lo chiede. Cosa può desiderare di meglio? Non so perchè mi faccio trattare così, vorrei capirlo e trovare le ragioni. Non mi piaccio e non ho stima di me stessa! I suoi articoli mi spingono sempre alla riflessione: la ringrazio!

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