I Furbetti ai tempi del Coronavirus

Psiche Nessuno e Centomila

Dopo il Decreto che disponeva la sospensione dell’attività scolastica in tutte le scuole di ogni ordine e grado, se ne sono succeduti altri sempre più restrittivi, volti a estendere su tutto il territorio nazionale  le prescrizioni previste per le zone rosse della prima ora. In modo complementare è stata quindi pianificata una capillare campagna di comunicazione finalizzata a diffondere le buone norme per prevenire il contagio, ricordando che ad oggi l’unica cura a nostra disposizione è proprio la prevenzione. Ebbene, nonostante tutto ciò, c’è chi in barba ai Decreti Ministeriali, alle sanzioni previste in caso di trasgressione delle norme e al semplice buon senso, ha continuato imperterrito a salvaguardare le proprie abitudini quotidiane. C’è chi ha inteso l’inaspettata sospensione dell’ordinaria vita scolastica e lavorativa come un’anteprima delle vacanze pasquali e ha preso d’assalto parchi cittadini e giardini pubblici in compagnia di amici e conoscenti, per condividere allegramente un pic nic sull’erba o cantare a squarciagola con lo sfondo sonoro dello strimpellìo di una chitarra portata dal  buontempone del gruppo. Ci si interroga in virtù di quale illuminato ragionamento sarebbe consentito assembrarsi nei luoghi pubblici se un Decreto dall’eloquente titolo “IO RESTO A CASA” ha disposto la chiusura delle scuole e di tantissime attività lavorative all’unico fine di evitare proprio gli assembramenti! Un titolo chiaro, privo di dubbi, che non si presta a nessuna interpretazione alternativa pur volendo chiamare a rapporto tutta la propria creatività! Cosa non sia chiaro di queste quattro parole messe in fila sarà certamente oggetto di una puntata di Voyager.

Quelli che “Restare a casa? Ma anche no!”

Accanto a chi sta festeggiando quotidianamente la Pasquetta, ci sono quelli che, in aderenza solo apparente alle norme, trovano ogni più banale pretesto per raggirarle: così c’è chi si reca al supermercato poiché ha bisogno di un ciuffo di prezzemolo o un gambo di sedano, sia mai che il brodo vegetale non sia all’altezza della ricetta di famiglia; o ancora chi, con la scusa di portare il cane a espletare i propri bisogni si spinge fino alla periferia del paese, poi torna in Centro, passa sotto casa dell’amico a cui citofona perché due chiacchiere dal balcone non hanno mai contagiato nessuno, poi va verso la piazzetta per riposare le stanche membra e infine rientra in casa, sollecitato da moglie e figli in attesa sulla porta, con il numeretto in mano, pronti a portare nuovamente fuori il malcapitato quadrupede.

Un’ interpretazione in chiave psicologica 

Che tale comportamento possa essere frutto di disinformazione è assolutamente da escludere, a meno che uno non viva su Marte. Sembrerebbe invece esserci un continuum sul quale sarebbe possibile collocare tali soggetti, caratterizzato da molteplici ma tutte parimenti preoccupanti sfumature. Una gran fetta di loro è caratterizzata da individui con marcati tratti narcisistici, ovvero con un modo ego-riferito di stare al mondo, strettamente legato ad un vissuto di superiorità. Sono persone esclusivamente incentrate sul soddisfacimento dei propri bisogni, incuranti di quelli altrui. A questo si associa un vissuto di invulnerabilità (“Sto bene, sono giovane e ho una salute di ferro. Io non mi ammalerò”). Non di rado ai primi, vi si associano anche tratti personologici affini alla psicopatia. Trasgredire le prescrizioni di un Decreto Ministeriale a fronte di una pandemia e a rischio di compromettere la Salute Pubblica può essere infatti, annoverato a tutti gli effetti tra le condotte antisociali. Nei comportamenti di questi soggetti, non è difficile rintracciare la mancanza di empatia, di rimorso e finanche il disprezzo senza pietà riversato all’esterno (“Tanto muoiono solo i vecchi! Dovrei restare in casa per salvaguardare le cariatidi di questo Paese? Resterò a casa solo quando inizieranno a morire anche giovani in piena salute!Fino ad allora brinderò alla vita”).

Lo sfacciato senso di onnipotenza

Quello che c’è di peggio è che questa pandemia ha svelato in modo incontrastato una cultura di onnipotenza sfacciata e arrogante che ritiene che delle persone più deboli si possa fare a meno, piuttosto che attivarsi per proteggerle. Da tutti costoro trasuda un significativo deficit nel senso di collettività e probabilmente tra di loro si annoverano quelli che abitualmente parcheggiano in seconda fila oppure ostruiscono lo scivolo dei portatori di handicap. Comportamenti che svelano uno dei peggiori difetti della società contemporanea: il rifiuto di matrice adolescenziale dell’autorevolezza che, associato ad arroganza e narcisistica onnipotenza, mai come in questi giorni sta raggiungendo una tristissima apoteosi. Paradossale inoltre che proprio in questa folta chioma si nasconda anche chi, pur anelando incessantemente un cambiamento, non fa nulla per produrlo. Attende passivo che gli eventi scorrano, lamentandosi però se non lo fanno nella direzione desiderata. Si lamenta del Governo che non ha compreso da subito la gravità della situazione, della Russia che starebbe abilmente nascondendo il vaccino contro il Covid19, di Paolo Fox che non ha ancora comunicato la data di fine di questa pena. Ma si astiene dall’attenersi all’unica regola che dovrebbe rispettare per contribuire alla conclusione di questo ombroso momento: stare a casa, comodamente disteso sul divano e approfittarne per sfogliare un libro di grammatica italiana, di storia, di letteratura. Perché la cultura, quella sì, a differenza del virus, non ha mai ucciso nessuno!

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