Coronavirus, Informazione e Fake News

Psiche Nessuno e Centomila

Le capacità, i meccanismi difensivi, i comportamenti che di norma risultavano funzionali fino a qualche settimana fa, oggi appaiono in larga parte inadatti alle nuove condizioni di vita imposte dall’emergenza sanitaria che ha investito il nostro Paese. Ciò che sta accadendo sta avendo un impatto psicologico talmente potente sulle persone da farle sentire estremamente vulnerabili. Il vissuto predominante è quello dello smarrimento. Ci si sente disorientati di fronte alla limitazione delle proprie libertà personali perché, a livello profondo, si ha la sensazione di essere stati depauperati del controllo sugli eventi esterni e della capacità di auto-determinarsi. Sebbene la psiche umana sia programmata per adattarsi ai cambiamenti interni o esterni, necessita di tempo e di buone motivazioni per mobilitare le proprie risorse a questo scopo. La velocità con cui si stanno susseguendo i vari eventi, l’aumento del numero dei contagi e, in modo inversamente proporzionale la riduzione dei gradi di libertà individuale, non ha lasciato il tempo per adeguarsi alle nuove richieste provenienti dall’ambiente esterno caratterizzate dall’estensione, dall’intensità e dall’esposizione al rischio. Tutte le strutture difensive reattive, programmate sul piano della prevedibilità, di fronte alla pandemia in corso si mostrano fallimentari poiché non vi è stato il tempo di metabolizzare l’evento negativo.
Uno dei processi cognitivi che caratterizzano la mente umana è quello dell’assimilazione: l’adeguamento delle nuove informazioni in ingresso avviene sulla base della somiglianza del nuovo contenuto con le idee, le convinzioni, i pensieri già posseduti. Le informazioni con cui stiamo entrando in contatto e i nuovi stili di vita a cui siamo tutti chiamati ad conformarci, non possono far leva a nessun elemento della nostra esperienza pregressa. E, soprattutto, non fanno riferimento a nulla di percettivamente concreto, reale, tangibile. Ci si deve difendere da un nemico invisibile, di cui non si conosce nulla e contro il quale non si hanno armi disponibili. Si ha la sensazione di essere stati chiamati a combattere una guerra contro un nemico invisibile, senza armatura e senza una previsione della sua conclusione.

Il Ruolo Preminente della Comunicazione

Queste settimane stanno dando ampia evidenza ad uno dei principi capisaldi della psicologia sociale in merito al determinante ruolo della comunicazione. Il modo in cui viene generato e sviluppato il flusso di informazioni può assumere delle implicazioni sociali estremamente importanti. In questo scenario sociale vacillante, in cui anche le certezze scientifiche sono claudicanti, è fondamentale che soprattutto l’informazione istituzionale sia chiara e priva di ambiguità come lo è stata in alcuni passaggi delle prime ore, quando si affermava che era tutto sotto controllo fino ai contraddittori comunicati in merito alla sospensione dell’attività didattica. Comunicazioni ambivalenti, confuse, aperte a molteplici interpretazioni, in situazioni eccezionali come quella in corso, spalancano le porte a una duplice reazione: di panico e disorganizzazione oppure di opportunismo egoistico. Da un lato chi si lascia travolgere  dalle emozioni in modo grezzo, primitivo, senza concedersi il tempo di elaborarle e integrarle in un’ esperienza consapevole, dall’altro chi, invece di trovare un compromesso nelle contraddizioni delle informazioni ricevute, tende ad ignorarle e ad allontanare l’assorbimento dei messaggi veicolati.
Le dimensioni del fenomeno portate nel mondo virtuale, se non monitorate, possono avere un impatto devastante. Un ruolo determinante a questo proposito sono le fake news che in questi giorni si stanno moltiplicano con lo stesso ritmo dei contagi. La Rete e i social straripano di video, audio, foto, articoli, post allarmistici, apocalittici, inverosimili: da quelli che mettono in discussione la portata dell’emergenza a quelli che affermano con certezza che non esistono test o tamponi in grado di diagnosticare la positività all’infezione; da quelli che collocherebbero il virus a metà strada tra un’arma batteriologica e una di distrazione di massa fino a quelli che addirittura dubitano dell’esistenza stessa del Covid-19. A fronte delle gravi ripercussioni che queste notizie distorte o volutamente ingannevoli potrebbero avere, sarebbe auspicabile pensare a degli interventi di tipo sanzionatorio come già accaduto con la denuncia e il licenziamento per procurato allarme nei confronti di sanitari che riportavano dati falsi in merito ai numeri dei pazienti infetti nelle strutture ospedaliere in cui operavano. Anche l’ospedale Niguarda è di recente sceso in campo nella battaglia contro le fake news denunciando l’esistenza di audio circolanti sia Watsapp che getterebbero ombre sulla gestione dell’emergenza sanitaria nella Struttura. Contrastare il fenomeno delle fake news che agiscono facendo leva sulle debolezze cognitive o culturali degli attori sociali, sarebbe un modo per impedire gli effetti negativi della viralità della comunicazione digitale.
E’ infine assodato che la comunicazione costruisce la percezione: il modo in cui viene veicolata un’informazione diventa un amplificatore o meno del contenuto. È come emettere un urlo in una cassa di risonanza: l’eco che mi torna indietro è potentissimo. In quest’ottica i mass media hanno una responsabilità sociale da non sottovalutare per evitare che all’epidemia sanitaria reale se ne associ un’altra di disinformazione collettiva.Misurare la diffusione di informazioni potenzialmente contagiose, utilizzare toni equilibrati, verificare le fonti prima di battere una notizia sono azioni improntate a un dovere di responsabilità civile. Dare in pasto al pubblico le querelle tra virologi al pari di quelle tra starlette ha certamente contribuito a creare una grande confusione. Sarebbe certamente auspicabile adesso più che mai ripartire con una campagna di comunicazione coesa e unitaria in cui siano coinvolte le Istituzioni, i mass media e il comparto economico del Paese che rappresenterà il prossimo settore su cui intervenire una volta rientrata l’emergenza sanitaria. Una campagna di comunicazione che sia ampiamente incentrata sulle dimensioni psicologiche e sociali dei fenomeni a cui stiamo assistendo e che permetta da subito di avviare un processo di co-costruzione di una narrazione comune e solida del presente e che sappia affacciarsi con fiducia sul futuro.

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