Non è Normale che Sembri Normale

Psiche Nessuno e Centomila

Qualche settimana fa, provai a contattare una ragazza per comunicarle alcune informazioni relative al percorso formativo che avrebbe dovuto intraprendere qualche giorno dopo. Oltre l’attività clinica, da anni infatti mi occupo anche di formazione e collaboro con enti formativi in qualità di docente e di consulente. Ebbene, in quel’occasione, all’ennesimo tentativo di mettermi telefonicamente in contatto con questa giovane donna, mi rispose una voce maschile che si qualificò come il suo ragazzo. Nonostante la mia insistente richiesta di parlare con la persona interessata, lui pretese di sapere chi fossi e a che titolo cercassi la “sua” ragazza ma, nonostante le risposteottenute, si rifiutò categoricamente di passare il cellulare alla legittima proprietaria. A fare da sfondo alla nostra conversazione, la timida e impaurita voce della giovane, appena maggiorenne da quanto potevo apprendere dalla sua anagrafica, che cercava di convincere il ragazzo a passarle il cellulare, rassicurandolo sul fatto che non ci fosse nulla di male a partecipare al corso di formazione in quanto si sarebbe svolto in un ambiente lavorativo tutto al femminile. Superfluo dire che la ragazza non si presentò mai al corso e rinunciò all’occasione formativa e a tutti i potenziali risvolti professionali  che avrebbe potuto comportare.

I tanti Volti della Violenza sulle Donne

Che cosa ha a che vedere questo aneddoto con la Giornata contro la violenza sulle donne?! A ben vedere molto! La violenza non solo ha mille sfaccettature ma, quasi mai si palesa da subito attraverso gli inequivocabili lividi sulla pelle. Vi sono forme di sopruso più sottili, subdole, nascoste con cui si fa annunciare, ma non per questo meno dolorose e umilianti delle violenze fisiche. Sono fatte di atteggiamenti manipolativi, di messaggi svalutanti, di comportamenti screditanti. Oppure di divieti, di imposizioni e atteggiamenti di controllo.
Nel mio Studio periodicamente incontro donne che per anni hanno permesso al proprio uomo di gestire le proprie conversazioni telefoniche, di leggere le proprie chat, di bloccare le chiamate in entrata di qualunque soggetto di sesso maschile, si trattasse pure di un ex compagno di scuola intenzionato semplicemente a fare un saluto. Perché “se un uomo si permette di chiamarti è perché tu gli dai modo di pensare che possa farlo. E se gli dai modo di pensare di poterlo fare è perché sei una puttana” si sentivano dire con l’indice puntato! Camminavano per strada guardando dritto senza voltarsi verso nessun passante perchè “se un uomo ti ferma per chiederti un’informazione stradale e tu gli dai corda gli confermi l’idea che si è giustamente fatto di te quando ti ha visto attraversare la strada con quella gonna sopra il ginocchio che ti ho vietato più volte di indossare”.
Cominciano tutte allo stesso modo queste storie. Inizìò così anche quella di una paziente che conobbi qualche anno dopo la mia abilitazione: prima il divieto di frequentare l’amico d’infanzia, poi il controllo degli sms in entrata e in uscita, quindi la pretesa di conoscere la password dei social, il divieto di uscire con le amiche, l’obbligo di comunicarle l’orario di ingresso e uscita dal lavoro con tanto di videochiamata che dimostrasse il luogo in cui si trovava. Poi arrivò il primo schiaffo, ma lei nel frattempo si era identificata con l’immagine di puttana che lui per il primo anno di relazione le aveva veicolato in ogni istante, perciò aveva iniziato a pensare che lui avesse ragione, che quella sbagliata fosse lei e che il segno sul viso avesse solo lo scopo di ricordarglielo. Poi era arrivato anche il senso di colpa, perché se lui oltre allo schiaffo aveva anche iniziato a prenderla a calci non poteva che essere colpa sua che era diventata drammaticamente abile a tirare fuori il peggio di lui! I sensi di colpa l’avevano condotta in un punto di non ritorno e per questo ci sarebbero stati molti schiaffi ancora e tanti altri calci e poi gli sputi in pieno viso e ancora un sopracciglio spaccato. Fu solo quando finì al Pronto Soccorso con fratture multiple e gli abiti bagnati e puzzolenti del piscio che lui le aveva fatto addosso dopo averla fatta svenire per via di un colpo sulla bocca dello stomaco che lei decise fosse arrivato il momento di interrompere quella relazione distruttiva prima che la finisse di annientare definitivamente. Aveva creduto troppo a lungo di poterlo cambiare, si era illusa che quello di lui fosse amore ma che semplicemente non sapesse manifestarlo nel modo corretto, si era convinta che fosse lei a tirare fuori dal suo uomo la parte peggiore. Aveva vissuto nel terrore di essere rifiutata e abbandonata, sicura che non avrebbe potuto avere nessun altro uomo accanto  a sé come lui le ripeteva continuamente, perciò aveva accettato le peggiori storture dello stare insieme pur di non restare da sola. Era cresciuta coprendo molte ferite e si era illusa che lui potesse risanarle quando invece vi aveva solo sparso sopra del sale allargando le sue voragini affettive. Non fu facile elaborare quel drammatico capitolo della sua vita e lasciarselo alle spalle per sempre. Perché quando si è fagocitati dal circolo vizioso della violenza, anche le umiliazioni più aberranti si ricoprono di normalità. E il percorso da fare per capire che non è normale che sembri normale è lastricato di dolore!
In questi giorni ricorre come ogni anno la Giornata contro la violenza sulle donne. Finchè sarà necessario dedicare una giornata a questa tematica vorrà dire che si sarà fatto sempre troppo poco in tema di prevenzione. Prevenzione intesa come corretta educazione alla capacità di riconoscere i prodromi della violenza sulle donne al fine di sradicare la sottocultura maschilista ancora così pregnante in tanti settori della nostra società. Quella secondo la quale un uomo può rispondere al telefono al posto della sua donna, gestire le sue relazioni interpersonali, affogare le sue aspirazioni professionali, decidere da che parte debba volgere lo sguardo quando cammina per strada e stabilire di quanti centimetri la sua gonna possa scoprire il suo ginocchio. Non è normale che sembri normale. Perché la violenza spesso si palesa in modo discreto prima di esplicitarsi in modo sfacciato e prepotente. Ma non per questo deve far meno paura!

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