L’Altra Metà

Psiche Nessuno e Centomila

Per tutti sono sempre stata quella degli eccessi: eccessivamente sensibile, eccessivamente disordinata, eccessivamente indomabile. Una che ride troppo, piange spesso e nasconde nei cassetti quantità industriali di desideri ammuffiti. Ho sempre avuto problemi con le sfumature intermedie e prediletto gli opposti. Sarà perchè sono cresciuta a pane e inconsistenza affettiva e ho sempre abbracciato le dicotomie nella speranza di essere almeno guardata da chi non riusciva ad amarmi come avrebbe dovuto.  Probabilmente credevo che essere troppo gelosa, troppo impulsiva, troppo irrequieta avrebbe compensato quel sentirmi sempre meno desiderata, meno amata, meno protetta. Non avevo ancora capito che i punti interrogativi nulla hanno a che vedere con l’amore che invece ha bisogno di esclamazioni, di virgole e di punti fermi all’occorrenza.
Qualche volta mi ero messa in disparte nell’ingenua illusione che restando nell’ombra avrei goduto senza affanni della bellezza del sole. Altre volte avevo osato fermarmi sulla battigia in attesa che un’onda benevola accarezzasse i miei malumori. Di rado mi ero tuffata in acqua per via di quell’insana paura di affogare, magari a causa di un salvagente difettoso. Ma il peggior difetto restava quello di non riuscire a instaurare uno stralcio di conversazione con la bambina che mi abitava dentro. Pagavo a peso d’oro il prezzo dei miei sbagli e nel frattempo li ripetevo sperando che la vita mi concedesse uno sconto. Così mi ero accontentata di letti sfatti e amori intermittenti sperando di incontrare qualcuno che diventasse il mio defibrillatore emotivo. Qualcuno che mi insegnasse la forma perfetta delle cose e mi spiegasse che la bellezza è tutta racchiusa nella sostanza imperfetta dei nostri difetti. E che mi aiutasse ad accettare che in fondo tutti aspiriamo a ciò che invidiamo, critichiamo negli altri quello che non accettiamo di noi stessi, diventiamo tutto ciò a cui resistiamo. Avrei voluto un amore che avesse il sapore della salsedine sulla pelle in un giorno d’estate e il freddo degli spifferi quando a gambe nude, d’inverno, mi sedevo sul davanzale della finestra nella posa della modella di grido sull’ultima copertina di Vanity Fair. Solo che quando avevano distribuito la sensualità, io avevo orgogliosamente fatto la fila per accaparrarmi il Kit della Bridget Jones dei rapporti amorosi. E infatti le mie relazioni continuavano ad assomigliare a un San Bernardo in un laboratorio di vetro di Murano.
Così per anni mi ero chiesta cosa fosse l’amore e avevo atteso a lungo le risposte, probabilmente cercandole nei posti sbagliati. Mi ero buttata a capofitto in alcune storie, poi avevo imparato a andarci con i piedi di piombo ma era comunque finita sempre con un disastro da manuale. Fino a convincermi che in me ci fosse qualcosa di sbagliato e a costruire un castello di convinzioni su me stessa che non permettevo a nessuno di mettere in discussione. Forse l’amore era esclusiva di quelli fortunati, incoscienti e coraggiosi e io, non rientrando in nessuna di queste categorie, dovevo accontentarmi delle monoporzioni per single nel reparto frigo del supermercato e di una nuova serie su Netflix. Avevo collezionato così tanti “ti amo a modo mio”, “non sei tu, sono io”, “forse non sono pronto” che avrei potuto esporli in una mostra presso una Galleria d’amore moderno. Mi sembrava di vederli i miei fallimenti amorosi sulla carta da parati decisamente démodé, quasi come la mia illusione che mi avessero insegnato una lezione. Invece non è vero che si impara dagli errori, si impara dai successi, dai risultati, dalle conquiste. E io quella più grande l’avevo fatta quando avevo deciso di prendermi cura di me stessa. Perchè l’amore ti trova quando sei in forma, con il cuore rassettato e le consapevolezze pettinate; con i rimpianti messi sotto vuoto e i desideri tirati a lucido. Quando non aneli a trovare l’altra metà perchè hai imparato a bastarti da sola e non hai bisogno di qualcuno a cui affidare la responsabilità di completarti.

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3 pensieri su “L’Altra Metà

  1. La felicità nasce dentro di noi… La puoi condividere, puoi cercare di trasmetterla, ma non puoi pensare che dipenda dagli altri. D.ssa,sempre interessanti i suoi articoli, grazie!

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