Ho bisogno di Leggerezza per volare al di sopra delle Cicatrici

Psiche Nessuno e Centomila

Avevo l’impressione di essere fuori posto. E mi ero convinta che nessuno fosse in grado di capirmi. Sembravano tutti presi dai loro impegni, intenti a raddrizzare progetti di vita che si stavano rivelando meno rosei delle aspettative che li avevano partoriti. Tutti sicuri di loro stessi, fieri di ostentare autostima comprata a saldo in un discount di periferia.
Sembrava che io fossi l’unica ad avere dubbi, incertezze, la sola a provare un senso di fallimento per tutti i No che non ero riuscita a dire. L’unica che volesse prendersi una vacanza da sé stessa e da tutti i pensieri che si aggiravano nella testa in attesa di un’indicazione stradale. Mi sentivo come se fossi perennemente nel bel mezzo di una corsa ad ostacoli. Saltavo più che potevo e correvo fino allo sfinimento, cercando di misurare i movimenti e le distanze. Guardavo tra il pubblico sperando in qualche gesto di incoraggiamento e per la distrazione finivo inevitabilmente con il rotolare al suolo.

Dicono che questo è il rischio che si corre quando si cerca l’approvazione degli altri piuttosto che concentrarsi sul traguardo, eppure in fondo, di tanto in tanto, abbiamo tutti bisogno di uno sguardo di ammirazione o di un applauso carico di orgoglio. Di un abbraccio caloroso dopo una vittoria e di qualcuno che stappi con noi una bottiglia di birra ghiacciata per dimenticare una sconfitta. Di una pacca sulla spalla per risollevarci dalla stanchezza e di sorrisi di una taglia più grande della nostra delusione. Forse avevo solo bisogno di qualcuno che ascoltasse ciò che avevo da dire senza avere la presunzione di impartirmi una lezione. Che si congratulasse con me senza necessariamente ricordarmi che avrei potuto fare di meglio. Qualcuno che credesse spudoratamente nelle mie capacità, che fosse disposto a scommetterci sopra anche quando quotavano basso. Qualcuno che con pazienza mi aiutasse a ritrovare ciò che di prezioso mi scivolava giù dalle tasche mentre saltavo affannosamente da un ostacolo all’altro.

Dicono che non tutto il dolore è patologico. Eppure c’è chi come me rifiutava di farci i conti per la paura di scoprire di avere qualcosa che non funzionava come avrebbe dovuto o di scoprirsi diverso da quello che credeva di essere.
Il più delle volte, rifuggire la sofferenza è solo un maldestro tentativo di difendersi dalla paura di affrontare l’ignoto perché, di fatto, ogni dolore ci mette in contatto con qualcosa che non conosciamo. Che si tratti di un conflitto irrisolto, di un silenzio ingombrante o di un vuoto che ha la forma di qualcuno che ci ha abbandonato. Che si tratti di una mancanza, di una scelta sbagliata, di un bivio imboccato nella direzione errata, è sempre faticoso trovare il coraggio di farci i conti.
Il dolore inespresso ammutolisce, appiattisce, sfianca. Raccontarlo può aprire una breccia nella parte più autentica e creativa di noi stessi. In fondo “Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci“, come diceva Alda Merini, la straordinaria Poetessa dei Navigli.

Dicono che ciò che più ci risuona familiare, assume la forma del conosciuto; ciò che è conosciuto diviene immediatamente prevedibile e quello che è possibile prevedere ci rassicura.
Sarà per questo che per lungo tempo mi sono affezionata ad un ricordo spiacevole e gli ho permesso di farmi compagnia più del previsto. Gli ho consentito di scardinare la fiducia che riponevo in me stessa.
Mi sono innamorata di un dolore non raccontato, incapace di lasciarlo andare.
E ho sposato inavvertitamente la mia solitudine trasformando in un terzo incomodo tutti gli inviti di felicità che sarebbero potuti arrivare a farmi compagnia, finendo con il preferire il rumore sordo dei miei pensieri al sobrio frastuono della rinascita.

Dicono che stare in una relazione è un pò come trovarsi davanti a un quadro astratto, di quelli che non ci si capisce proprio niente e tutt’intorno a dire “Oh ma che meraviglia, che opera d’arte, che emozione!” Ti senti confusa, stranita, poi capisci che devi fare qualche passo indietro per vederlo meglio e coglierne la bellezza. Sarà per questo che per lungo tempo mi sono legata a doppio nodo a rapporti che regalavano emozioni di seconda mano e incatenata in relazioni dove la reciprocità era uno scomodo coinquilino.
Pare che l’Amore funzioni più o meno allo stesso modo. Non ne cogli il valore finché non trovi la giusta distanza. Né troppo vicino, né troppo lontano. Devi starci proprio lì, nel mezzo. E imparare a prendere bene le misure.
E io ho sbagliato un sacco di volte a fare i calcoli. E ho dovuto imparare a farci i conti.

Qualche volta penso che dovrebbero inventare un rimedio per le smagliature del cuore e uno contro gli inestetismi della tristezza. E magari anche uno struccante per eliminare i ricordi fastidiosi da accompagnare ad una crema idratante di ultima generazione che rigeneri i desideri trasandati. Un elisir antirughe per i progetti futuri in grado di distendere le paure che impediscono di realizzarli. Un balsamo per sciogliere i nodi irrisolti col proprio passato e un olio profumato per far scivolare via tutti i momenti sbagliati.
Nel frattempo, io butto nel vetro i frammenti degli specchi deformanti e nell’umido l’intero repertorio di inadeguatezza che mi hanno rimandato. Ho bisogno di leggerezza per volare al di sopra delle cicatrici, delle cadute, del latte versato. Che in fin dei conti, è proprio quello che mi ha nutrita di più.

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6 pensieri su “Ho bisogno di Leggerezza per volare al di sopra delle Cicatrici

  1. Davvero molto profondo ed autentico. Da collega volevo dire che è bello che anche chi fa il nostro mestiere presenti il suo volto umano ogni tanto; credo che serva molto anche ai nostri pazienti, più di tanta millantata neutralità.

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    • Grazie per l’apprezzamento collega, ma il pezzo non è autobiografico. Come in molte altre occasioni, anche in questo post ho provato a dare voce ai vissuti e ai pensieri con cui ogni giorno entro in contatto. Ciò non toglie che condivido pienamente il fatto che il volto umano, per i professionisti della relazione di aiuto, è nient’altro che un valore aggiunto!

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