Il Narcisismo Digitale

Psiche Nessuno e Centomila

Il narcisismo ha di per sé un’accezione positiva: indica l’amore sano e legittimo per se stessi. Perde tale connotazione quando si lega ad un bisogno abnorme di attenzione, affermazione, apprezzamento, gratificazione esterna. Quando cioè si traduce in un modo ego-riferito di stare al mondo, strettamente legato ad un vissuto di superiorità e al bisogno di ottenere riscontro e gratificazione da parte di un pubblico plaudente. L’Io allora diviene il prevalente o unico oggetto di investimento libidico e la relazione con l’altro viene relegata sullo sfondo a vantaggio dell’affermazione di Sé. Si tratta di un’alterazione del rapporto Io/Altro. Il narcisista patologico è bulimico di approvazione e l’espansione grandiosa del suo Io si associa ad una scalpitante pretesa di superiorità.

Posto quindi Sono

Come scrive il noto psicoterapeuta e psichiatra Paolo Crepet “Il narcisismo ha due livelli. Il primo, sano, è l’amore per se stessi che è una componente fisiologica: un po’ di amor proprio fa bene. Al secondo livello, si sconfina nell’eccesso: il narciso patologico crede che il mondo giri intorno a lui, ha un bisogno abnorme di affermazione, apprezzamento, attenzioni, accudimento. I narcisi sono così attaccati a se stessi che perdono di vista l’altro, e il confronto con gli altri è invece essenziale e salutare. Parliamo di persone altere, che si sentono superiori agli altri, visti solo in funzione dell’ammirazione, dell’affetto, dell’amore, dell’accudimento che possono loro tributare, e di cui i narcisisti non sono mai sazi. I narcisi sono sempre esistiti, ma finché non sono stati inventati i selfie, avevano poche occasioni di dare dimostrazione di sé”.
Per il narcisista patologico i social network rappresentano una sorta di “Paese delle Meraviglie”. Il “Cogito ergo sum” di cartesiana memoria, diviene il “Posto quindi sono” della sua identità virtuale. Il bisogno di affermazione della propria identità lo spinge ad identificarsi (anche se solo temporaneamente e illusoriamente) con una figura ideale che, a sua volta, prende il posto di quella che Freud definiva “Ideale dell’Io”. Un’immagine grandiosa che corrisponde nient’altro che alla proiezione di Sé irrealistica e ideale con la quale il narcisista cerca di compensare il sottostante vissuto di inferiorità e di tacitare la mancanza di amore e di accettazione sperimentati in epoca precoce alla base della sua personalità. Sentimento di insicurezza rifuggito e disconosciuto dal narcisista perché compensato da un processo di proiezioni inconscio che lo difendono dall’ intollerabile consapevolezza della sua fragilità.
Come Narciso nella mitologia greca si beava della propria immagine riflessa nell’acqua, così per il narcisista più che esserci conta farsi vedere. Che si tratti di un selfie o di un post in cui commenta un qualunque fatto di attualità, il narcisista non si preoccupa di ciò che mostra ma solo dell’effetto che ottiene. Il numero dei lìke o dei followers viene assunto a unità di misura del proprio valore.

La casa degli specchi

Come ha dichiarato ancora Crepet nel 2016 in un’intervista a TV2000, “Oggi abbiamo scoperto miliardi di narcisisti che una volta erano nell’ombra: ti parlano dei loro fatti personali e lo devono dire al mondo intero, oppure la loro opinione deve fare notizia, ma ovviamente lo fa solo se sgangherata, estrema o se contiene nefandezze e insulti. C’è tutto un mondo che va verso la maleducazione, l’improvvisazione e la superficialità“. In realtà, al di là delle manifestazioni clinicamente significative del narcisismo, è come se negli ultimi anni l’avvento dei social network avesse amplificato la manifestazione di alcuni tratti narcisistici della nostra società e spinto alla creazione di prodotti autoreferenziali.
ll Web rappresenta per certi versi l’habitat ideale per chi ha bisogno di una cassa di risonanza per l’immagine di sé. Una sorta di casa degli specchi in cui si ha l’illusione di moltiplicarsi, mentre in realtà ci si frammenta. Una piazza in cui ci si esibisce senza filtri. Si mettono in scena pantomime di ogni natura, si postano foto finanche del pranzo che si sta per consumare o del libro impolverato sul comodino, si commentano argomenti di cui non si conosce nulla confondendo la libertà di espressione con la licenza di dire castronerie. Pur di essere presenti! Perchè l’importante è mostrare, fare sfoggio di tutto ciò che ci si aspetta che gli altri riconoscano, muoversi nella Rete come se si vivesse perennemente sul set di uno spot pubblicitario. Tutto  accade in tempo reale senza lasciare spazio al pensiero, all’attesa, alla riflessione. Forse perchè in fondo, come direbbe il Dalai Lama, “Questa è un’epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra, per occultare il vuoto della stanza“.

Annunci

10 pensieri su “Il Narcisismo Digitale

  1. Non credo che il narcisista sia particolarmente gratificato dai social.
    Si specchia nello stagno e tanto gli basta.
    Non ha bisogno che lo si guardi, non ha bisogno del riconoscimento degli altri; basta a se stesso.
    Il vero narcisista è un solitario.
    Per ottenere l’attenzione degli altri, infatti, bisogna darne, uscire dal proprio isolamento, solo così si incontra solidarietà, condivisione.
    Il narcisista si punisce da solo, secondo il nostro punto di vista, ma per lui va bene anche così. E’ un autarchico.
    Il seccatore, imbrattatore di spazi Web, che scrive continuamente di se, non ottiene risposte, viene ignorato.
    A meno che non sia intelligente, creativo, che stabilisca con gli altri contatti affettivi (qui è importante elargire approvazioni, humor discreto, ottimismo, soprattutto gratuito, senza esagerare), ma allora non ci troviamo di fronte un narcisista.
    I leader possono essere più o meno invadenti ma, per avere seguito, devono essere capaci di risvegliare i sogni, le speranze, è questo il loro dare. E la gente li segue, non in cambio di nulla, o di sole parole.
    I dittatori sono fatti di popolo. E’ un errore che si compie ancor oggi (vedasi i fantasmi del nazismo e fascismo ampiamente sventolati da quelli che si considerano antirazzisti e democratici, rischiando di divenire, essi stessi, portatori dei disvalori che vogliono condannare.
    Non c’è peggior razzista dell’antirazzista, anche perchè non si rende conto che il razzismo è nel DNA dell’uomo, come fattore che in passato l’ha fatto sopravvivere, nella lotta per la sopravvivenza nel contendersi territorio e risorse.
    Così, troviamo l’antirazzista impegnato nella repressione, ombra del razzismo stesso, senza peraltro accorgersene.
    I cosiddetti “liberatori” furono terroristi, non meno feroci dei peggiori oppressori che volevano combattere.
    Che nessuno si metta l’aureola sulla testa; semmai si metta le corna dell’antico guerriero che attacca e trafigge anche con la testa, per non dire delle penne dei giornalisti.
    Del dittatore non ci si libera appendendolo ad una traversa, a piedi in giù: in quello stesso momento il terrorista “liberatore” ne ha preso il posto.
    Per tornare ai social, occorre che, ogni tanto, quel leader, oscuri un poco la propria presenza, pur rimanendo, in modo da non apparire l’astro che oscura gli altri, motivo per il quale, poi, viene evitato.
    Mi sono accorto che esistono leader attorno ai quali si crea un seguito.
    Le risposte sono brevi, spesso costituite da semplici saluti o da soli emoticon.
    A me sembra che molti si accontentino di un semplice contatto quotidiano.
    Avere delle attenzioni, come quando, uscendo di casa, si incontra il vicino e lo si saluti, sorridendo.
    Sono contatti semplici, equilibrati, ma quotidiani, dove il narcisismo non esiste.
    Coloro che prendono troppo spazio, che pubblicano troppe foto, finiscono per creare un vuoto intorno. La gente si stanca, nessuno risponde più.
    Spesso, più che foto proprie, funzionano bene collegamenti a filmati, musica, articoli, immagini impersonali, tratti da youtube, seguendo il proprio umorismo o satira.
    Qui ci si può sbizzarrire creativamente.
    C’è tanta rabbia nella gente e molti trovano nel Web gruppi che la condividono.
    Si formano delle comunità dove essa trova sfogo.
    I politici, i moralisti, i giornalisti, gli studiosi, in generale, non devono invocare reprimende da parte di autorità statali.
    Il Web con libera espressione, serve a ricordare che le eccellenze sono rare, e qui ci si deve rassegnare: L’uomo ha una sua origine animale – indiscutibile – soffocata dall’educazione, fin dall’infanzia, indispensabile per la socializzazione, e questo fa sì che le rimozioni, quando hanno occasione di uscire, lo fanno, senza guardare in faccia nessuno.
    Nel Web i politici, i moralisti, gli studiosi di cui sopra, devono leggere per capire dove sta andando la società, non repressa da prediche papali o presidenziali; totalmente inutili e inascoltate, finalmente l’ipocrisia svelata.
    Sarebbe come se lo sperimentatore, impegnato nello studio della “fogna comportamentale”
    https://it.wikipedia.org/wiki/Fogna_del_comportamento
    si intromettesse per educare i topi a limitare le aggressioni, conseguenti al sovraffollamento.
    L’esperimento fallirebbe e non conosceremmo i motivi per i quali, anche gli uomini, andranno verso quella forma di comunità contro natura, verso la quale ci stiamo a grandi passi dirigendo.

    Mi piace

  2. Bellissimo post! Che condivido!
    I social sono importanti ma devono essere usati con cautela perché si possono rilevare un’arma a doppio taglio!
    Ma a parte questo, io penso che a nessuno interessi che cosa ti sei mangiato a colazione!! Quindi perché postare???? Mi fermo qui perché potrei scatenare una bufera! 😁😁

    Piace a 1 persona

  3. Questa riflessione giunge a proposito. Mi sta capitando di vedere con un certo sgomento e disorientamento l’autopromozione in ambito sanitario: primari di reparti che postano su Fb le loro meraviglie, tra commenti sempre enfatici. Hanno scoperto i social e ne vengono come travolti.

    Piace a 2 people

  4. L’ha ribloggato su LE PAROLE PER DIRLOe ha commentato:
    Guardando alcune pagine Facebook – in ambito sanitario – di reparti e di primari, riflettevo sul narcisismo e sull’enfasi, sulla propaganda che si autopromuove e di quanto possa diventare pericoloso per chi si lascia irretire da post mirabolanti, senza cercare la sostanza e la realtà dei fatti e dei comportamenti.
    Mi sembra quindi molto appropriata la conclusione di questa riflessione sul narcisismo digitale, affidata alle parole lapidarie del Dalai Lama, “Questa è un’epoca in cui tutto viene messo in vista sulla finestra, per occultare il vuoto della stanza“.

    Piace a 2 people

  5. Questo mi preoccupa non poco, perchè ho un alto rispetto e fiducia nei medici (nei giudici assai di meno o per nulla).
    Quanto meno mi aspetto che la loro serietà e impegno si trasferisca nei social, ma sempre a vantaggio dei pazienti e della ricerca, specialmente se primari, e non per acquisire potere e prestigio, venendo meno al giuramento ippocratico.
    Sta a noi saper affinare il nostro giudizio in modo da sostenere coloro che lavorano e studiano negli interessi della medicina:
    Mi rendo conto, però, che lo sforzo è arduo, assistendo, noi tutti, anno dopo anno ad un generale peggioramento dell’etica nelle comunicazioni, e non solo.

    Mi piace

  6. sono d’accordo con Crepet solo in parte, anche lui, come molti altri, tende a confondere/impastare il narcisismo con l’intimismo, tra le righe lo rileva anche Eugenetics (il vero Narcisista è quello da lui egregiamente descritto). Facebook è il primo social e quindi quello che ha fatto da apripista a un nuovo modo di vivere il web, cioè metterci faccia con tanto di nome e cognome, da una parte ha dato una batosta alle famigerate seconf life, dall’altra ha creato il lavatoio pubblico, ove lavare stracci propri, più grande e affollato al mondo. Se lo pseudo narcisista da web è bulimico di consensi e leccate di terga, l’intimista è assetato di compatimento e virtuali pacche sulle spalle, quella strana cosa definibile “gratuita solidarietà ipocrita”, humus per tantissimi social-man/woman.
    Fermo restando che molti tra quelli che pubblicano post sulla dieta del gatto, sullo stato delle gelosie, sul rumoroso scarico del cesso in ufficio, ecc. ecc. non hanno, sostanzialmente, niente di più interessante da dire.

    grazie per lo spazio concessomi e chiedo scusa se sono stato prolisso.

    Piace a 1 persona

  7. Altro interessantissimo post. Io dico sempre che “pur di essere visti si dimenticano di vedere”. Concordo con la frase del Dalai Lama. E aggiungo che forse non è del tutto narcisismo, ma, appunto come la stanza vuota, un grande vuoto interiore: un tipo di solitudine di cui probabilmente nemmeno si rendono conto (per fortuna, penso).

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...