Oltre il 25 Novembre

Psiche Nessuno e Centomila

Ci risiamo. In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, la Rete pullula di post inneggianti il rispetto della figura femminile e il ruolo strategico ricoperto dalla donna nella Storia. Si moltiplicano le pubblicazioni di biografie di menti femminili che hanno inciso in modo considerevole nel mondo della Medicina, della Letteratura, della Scienza e di volti che sono stati insigniti di ambìti Premi nel campo dell’Arte, del Cinema, della Moda. Si intensificano dentro e fuori il Web iniziative di sensibilizzazione sul tema, si organizzano eventi mirati nelle scuole e nelle piazze, si decorano finestre e portoni con enormi fiocchi rossi e si inaugurano da Nord a Sud panchine rosse nei posti simbolo delle città. In sintesi, ancora una volta si assiste ad una delle numerose manifestazioni di schizofrenia della nostra società.

Basta scorrere la home di qualunque social network infatti, per scorgere subito dopo qualche locandina che invita a partecipare ad un convegno sul tema, un post intriso di linguaggio sessista magari corredato da commenti volgari e imbarazzanti. Commenti di uomini che manifestano una marcata incapacità di confrontarsi con il femminile su un piano simmetrico e rivendicano una presunta superiorità intellettuale, giustificandola con un retaggio culturale penoso e polveroso in egual misura. Espressioni bigotte verso la sessualità femminile che non di rado vedono come autrici altre donne, incapaci di tollerare vissuti di frustrazione o di consapevolizzare sentimenti di invidia, pronte a proiettare su altre donne sentimenti non elaborati di inferiorità. Spesso semplicemente in conflitto con il proprio corpo e con i desideri che esso veicola.

Basta poi alzare il capo verso qualche cartellone pubblicitario per scorgere immagini di corpi femminili ridotti a bastoni filiformi e a oggetti sessualizzati da esibire per appagare sguardi famelici. Siamo circondati da messaggi ammiccanti e ambigui in calce a foto di donne denudate senza alcun motivo, da pubblicità che strumentalizzano la sessualità per vendere calzature o alcolici, da volgarità travestita da satira intellettuale che rimastica clichè degni di un b-movie degli anni ’70. Immagini che danno sostegno e carburante a stereotipi stantii del femminile relegandolo a mera funzione decorativa, oggettivando il corpo della donna attraverso l’uso indiscriminato e discriminatorio di doppi sensi e allusioni palesemente misogine. Una riflessione che, lontana da qualunque radice femminista, intende solo sollevare interrogativi e invita a rifuggire i tanti stimoli che gonfiano le parti più rettiliane del nostro cervello.

La realtà, com’è possibile rilevare dai dati pubblicati sul sito dell’Istat, racconta che nel nostro Paese più del 30% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica e/o sessuale, in moltissimi casi all’interno di relazioni significative, ovvero nell’ambito di rapporti in cui l’amore è confuso con la dipendenza e i bisogni affettivi si sottomettono alla paura dell’abbandono, al senso di impotenza, alla colpa. E nonostante i numerosi progressi a livello legislativo rimane compito istituzionale primario quello di tutelare la vittima investendo sempre maggiori risorse nella prevenzione primaria e garantendo la certezza della pena quando la spirale della violenza è ormai in cortocircuito. Urge un cambiamento culturale a più livelli, che può e deve partire anche dal basso, perchè è possibile fare la differenza anche quando scegliamo una parola piuttosto che un’altra per commentare una notizia o quando con un emoticon sorridente approviamo un post intriso di sessismo o quando sorridiamo ad una battuta infelice di nostro figlio nei confronti della sua compagna di banco.

E allora prima di rivestire di rosso le proprie foto profilo e di colorare le bacheche social con frasi ad effetto, sarebbe opportuno schierarsi realmente contro la violenza. Prendendo le distanze tutti i giorni da ogni carburante che la nutre e da ogni suo tentativo di semplificazione. Schierandosi con forza contro la consolidata cultura del “se l’è andata a cercare” che contribuisce al paradossale meccanismo di colpevolizzazione della vittima. Rifuggendo quel tipo di stampa che si ostina a definire “passionali” i peggiori crimini perpetrati nei confronti di una donna solo perchè la mano armata è quella dell’uomo con cui aveva condiviso il letto. Indignandosi dinanzi alla consapevolezza di crescere i propri figli in una società che spiega alle donne come difendersi da una molestia sessuale piuttosto che insegnare agli uomini a tenere a bada i propri istinti primordiali. Educando i più piccoli alle relazioni, all’affettività, allo “stare con l’Altro” rispettandone lo spazio e riconoscendone l’alterità. Imparando che il processo di costruzione della vittima consta di numerosi step e che (ri)conoscerli è il primo passo per prevenirli. Accettando il fatto che la violenza psicologica non possa essere considerata meno grave solo perchè i segni che lascia non sono così visibili come un livido sul braccio. Convincendosi che la violenza ha moltissime forme e che legittimarne anche solo una non rende onore alla battaglia contro i carnefici verso i quali puntiamo il dito per ventiquattr’ore l’anno. La violenza ha tantissime forme e se è vero che alcune fanno più rumore, non ce n’è solo una che faccia meno schifo delle altre. E questo dovremmo ricordarlo tutti i giorni.

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7 pensieri su “Oltre il 25 Novembre

  1. La mia personalissima esperienza si è nutrita di esempi di donne granitiche, in famiglia, ma anche di donne remissive, esautorate di ogni possibilità di decisione. Esempi (forse patologici) estremi, con i quali mi sono confrontata fin da piccola. È vero, dottoressa, la vera rivoluzione incomincia dal nostro quotidiano, da ciò che, erroneamente, si considera poco importante. Al mio unico figlio, che oggi ha 25 anni, ho insegnato da subito a rispettare gli altri in generale, ma soprattutto a non stigmatizzare gli atteggiamenti e le scelte femminili con criteri trogloditi. Il discorso sarebbe lungo, ma penso di aver svolto un lavoro più che discreto. E alle limature ci sta pensando la vita stessa. Buona, serena domenica. :**

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