Incastri di Coppia

Psiche Nessuno e Centomila

Ciascuno di noi è portatore di rappresentazioni mentali dell’Altro. Si tratta di immagini interne che ci si costruisce sulla base delle relazioni precoci con le principali figure affettive di riferimento. Relazioni primarie che contribuiscono anche alla costituzione del proprio senso d’identità, alla propria autostima, alla sicurezza in se stessi. Chi ha potuto sperimentare in epoca precoce esperienze amorevoli di cura, avrà appreso modelli relazionali fondati sulla fiducia e sull’affidabilità e tenderà, con grande probabilità, a costruire relazioni in linea con tali aspettative. Una relazione affettiva soddisfacente, capace di fondarsi sulla cura e sul riconoscimento dei reciproci bisogni, è il frutto dell’incontro di aspettative complementari e dell’accettazione del’altro nella sua dimensione reale.

Il sovraffollamento nella Coppia

Non c’è alcun posto al mondo che possa dirsi più affollato di una relazione di coppia. Vi sono i due partner reali, le rappresentazioni mentali che ciascuno possiede dell’altro e di se stesso, le rispettive imago paterna e materna, la rappresentazione mentale di ciascuno della propria coppia genitoriale. E poi vi sono i rispettivi miti e mandati familiari, le reciproche proiezioni, le aspettative sull’altro e sulla relazione. Qualche volta interviene anche un terzo incomodo a ridurre lo spazio a disposizione: riveste i panni di una rivale o quelli di un ex, talvolta quelli inamidati di una suocera troppo invadente. A contribuire all’affollamento vi sono poi i rispettivi pregressi sentimentali, i conflitti che li hanno fatti consumare e i malumori che li hanno ridotti in cenere. A far stare tutto in equilibrio, va detto, servono abilità circensi, soprattutto quando, sullo sfondo, ombre del passato si allungano sul futuro, rischiando di trasformare il presente in un surrogato di nodi da sciogliere. Perchè ogni coppia non è altro che il risultato dell’incontro di due storie che provano a mettere insieme i propri capitoli. Si ricerca nell’Altro ciò che è più familiare, che conferma la percezione di se stessi, che soddisfa le proprie attese relazionali (anche quelle negative). Qualche volta ne viene fuori un romanzo d’amore a lieto fine, altre volte una commedia in più atti, altri ancora un film di serie B da nascondere con malcelato imbarazzo. Come quando la separazione sembra l’urica via percorribile eppure si continua a dare carburante all’ultimo capitolo, subendo o attuando ricatti affettivi, manipolazioni relazionali, insopportabili sabotaggi. Incapaci di scrivere la parola “fine” anche quando ormai si sta affogando nel mare dell’insoddisfazione o si sta annaspando sul terreno sdrucciolevole dell’ambiguità. Oscillando affannosamente tra collassi relazionali e fastidiose ferite da suturare, tra rigurgiti sentimentali e speranze di resurrezione di una relazione ormai esanime.

Amare è accettare l’Altro nella sua alterità

Anche quando si è ormai consapevoli di sostare in una relazione che più che a un confortante nido d’amore assomiglia ad un letto irrimediabilmente disfatto, capita che si fatichi a lasciarsi la porta alle spalle. La verità è che tra quel letto disfatto e quella porta, c’è un tunnel da attraversare e il suo buio fa paura. In quell’oscurità, bisognerebbe erroneamente credersi sbagliati per aver amato solo l’idea che ci si era fatti dell’altro; e poi ricredersi subito dopo, perché in fondo il partner lo si era accettato con tutti i suoi difetti, le imperfezioni, quel vizio di non alzare la tavoletta del water e quello di non spremere il tubetto del dentifricio dal fondo. E quindi arrabbiarsi con lui accusandolo di non aver giocato a carte scoperte e di aver permesso che il malumore prendesse il posto del Noi e il silenzio quello delle porte sbattute. E poi, nel buio di quel tunnel, dividersi i cd, i quadri, i regali e giocarsi a sorte i ricordi preziosi. Separare le foto incorniciate alla parete, non prima di aver separato i corpi e i progetti futuri. Fino ad ammettere che semplicemente è doloroso riprendersi ciò che era proprio, dopo averlo mescolato con ciò che era di qualcun altro. Fino a trovare il coraggio di riconoscere che forse si è scelto di vedere una maschera anche quando l’altro si mostrava completamente nudo. E farci i conti con quella maschera, che altro non è che il frutto delle proiezioni dei propri bisogni affettivi più scalpitanti. Per non incorrere nell’errore di portarsela dietro anche nelle relazioni future, incastrandola su volti che si preferisce non guardare, perché è più facile lasciare a briglie sciolte le proprie proiezioni che accettare l’Altro nella sua alterità. Consapevoli che a volte non basta, che gli amori finiscono, che le storie si consumano, che la vita rimescola l’ordine di priorità e impone cambiamenti non preventivati.
Non esistono segreti, ricette miracolose o decaloghi efficaci. Non esistono storie idilliache e prive di scalfitture che non abbiano in calce una colonna sonora e i titoli di coda. Ogni relazione di coppia che possa definirsi duratura e felice è semplicemente il frutto dei tenaci tentativi dei due partner di incastrare al meglio le loro reciproche imperfezioni. Con impegno, cura e capacità di “esserci” anche quando l’incastro sembra scricchiolare.
Ogni coppia, in fondo, nasce dall’appuntamento al buio di due universi inconsci che decidono di sovrapporre la rappresentazione mentale dell’Altro con la dura realtà che la sconfessa e di incastrare armoniosamente tra loro le proprie idee sull’amore e l’amore per le proprie idee. Impegnandosi reciprocamente nell’arduo compito, prendendo in prestito un’espressione di Z. Bauman, di “dare senza prendere, offrire senza chiedere, appagare senza opprimere“.

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6 pensieri su “Incastri di Coppia

  1. Il mio matrimonio era davvero stra_affollato. Una mattina mentre bevevo il caffe ebbi l’infelice idea di controllare il suo cellulare. Scopri che il gioco di carte online con cui trascorreva le serate in realtà era una rete per donne in cerca di compagnia. Intratteneva 3 relazioni extraconiugali con signore che incontrava con la scusa di presunte trasferte di lavoro. Io lo spazio l’ho liberato svuotando il suo armadio e facendogli trovare le valigie sul pianerottolo!

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