Comunicazione (in)efficace

Comunicazione (in)efficace

C’è chi pensa che la comunicazione efficace sia un mero optional, un accessorio fuori moda, un noioso suppellettile da spolverare di tanto in tanto perchè non si ricopra di ragnatele. C’è addirittura chi è convinto che la comunicazione efficace sia prerogativa del mondo del marketing e che abbia senso solo per quei venditori di pentole e materassi che nell’esclusiva offerta giornaliera (che in realtà è la stessa più o meno dai tempi in cui il muro di Berlino godeva ancora di ottima salute!) provano a rifilarti in omaggio anche un set di tovaglie di Nonna Papera, dieci coppie di lenzuola di flanella dalla comprovata funzione anticoncezionale e dodici tazze decorate per la colazione, neanche se l’acquirente gestisse un Bed and Breakfast.
C’è invece poi chi confonde la comunicazione efficace con l’arte dall’incantatore di serpenti e allora si lascia sedurre da tutte le brochure che promettono di impartire avanzatissime tecniche per modellare il proprio comportamento e influenzare quello altrui. Così devolve un’intera mensilità del proprio stipendio a sedicenti guru delle relazioni umane che, nell’arco di un solo week end, promettono di trasformarlo in un abile giocoliere in grado di fare spettacoli circensi con le parole.

Il programma di questi corsi illuminanti, in genere prevede l’acquisizione di specifiche competenze comunicative così come sotto elencate:

– “come evitare espressioni in negativo che predispongono male l’altro a prescindere dal contenuto di quanto viene detto”. E allora lo scalpitante allievo in prima fila ripensa all’ultima volta in cui ha detto “NON sono alla tua altezza per questo preferisco interrompere la nostra relazione” e capisce che se invece avesse detto .”Ti lascio perchè io e te siamo di statura diversa”, con tutta probabilità si sarebbe risparmiato le decorazioni di Natale incise sulla carrozzeria della macchina nuova. L’allievo appunta sul taccuino.

– “come prestare attenzione ai segnali non verbali dell’altro per renderli più simili ai propri, allacciando le emozioni positive al contatto fisico .per rendere l’interlocutore più disponibile ad accogliere le nostre richieste”. E allora il trepidante allievo ripensa all’ultima volta che ha chiesto un aumento al proprio capo e capisce che se invece di mantenere quella postura rigida e formale, fosse passato dall’altro lato della scrivania per fare un massaggio contro la cervicalgia, probabilmente non avrebbe visto respinta la propria richiesta. L’allievo appunta sul taccuino.

– “come dotarsi di un sintetico aforismario per catturare l’attenzione dell’interlocutore e renderlo sintonizzato con le nostre richieste”. E allora il diligente allievo cerca di ricordare dove possa essere finita la Smemoranda della terza media, impareggiabile forziere di frasi ad effetto, originali quanto l’abbronzatura di Carlo Conti e gli zigomi di Gabriel Garko: dalla sempreverde “Non sei oro, non sei argento ma sei un amico al 100%” per risollevare un’amicizia in crisi alla “Come una barca lascia la scia, io ti lascio la firma mia” per suggellare un’importante contratto di lavoro. L’allievo appunta sul taccuino.

Lo stile di questi corsi per aspiranti incantatori di serpenti si riconosce già dalla campagna pubblicitaria messa in piedi per promuoverli, sobria e discreta quanto un outfit di Lady Gaga. Decine di brochure lasciate nella cassetta delle lettere, sul parabrezza dell’auto, nel carrellino della spesa della nonna, fino a configurare gli estremi di una denuncia per stolking. Migliaia di volantini sparsi nell’Etere da collaudati lanciatori di coriandoli al Carnevale di Rio assunti per l’occasione con un contratto a progetto e centinaia di gigantografie apposte sulle mura perimetrali delle città, appena sotto il cartello “divieto di affissione”.

Ecco il punto: la comunicazione è una cosa seria! Quella che pretende di sposare l’aggettivo “efficace” lo è ancora di più e per questo dovrebbe almeno dotarsi degli strumenti base della grammatica italiana. Perchè, ad esempio, se il guru del momento salisse sul palco travestito da Mago Otelma e sbagliasse un congiuntivo prima ancora di salutare la platea, non potrebbe di certo aspettarsi di guadagnare credibilità Se poi postasse il video in Rete, presentando l’errore come un’intenzionale provocazione o ancora peggio, come libera licenza poetica, neppure fosse Pablo Neruda o Alda Merini, starebbe un po stretto nei panni del buon comunicatore. Se promuovesse il suo ultimo articolo o e-book o libro sulle buon prassi comunicative per conquistare una donna e tenerla accanto a se in pianta stabile e a tempo indeterminato, ma sul suo profilo Facebook si leggesse “stato sentimentale: in una relazione complicata” non potrebbe di certo vantare un buon biglietto da visita.

La comunicazione riveste un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali. Avere delle buone competenze in questo settore permette di prevenire e/o di gestire eventuali conflitti interpersonali, di comprendere i processi circolari che li caratterizzano e di esprimere in modo consono i propri bisogni, migliorando i meccanismi di autoregolazione emotiva. Competenze che è sempre possibile promuovere e implementare, ma di certo non affidandosi a chi promette di farlo con ricette di dubbia validità. E per avere contezza delle conseguenze di una comunicazione deleteria, basti guardare qualche locandina della campagna del Fertility Day (ci si rammenti che è possibile selezionare due diverse opzioni: quelle con slogan sessisti e quelle con slogan razzisti).

Per migliorare le proprie competenze nell’area della comunicazione, imparare ad adattare i propri registri comunicativi ai diversi destinatari, apprendere strategie di negoziazione e di gestione del conflitto è consigliabile affidarsi a chi lavora nel settore con comprovata e riconosciuta professionalità e competenza. Altrimenti si rischia di far la fine dell’ubriaco descritto da Paul Watzlawick (uno che di comunicazione umana se ne intendeva davvero!) che al poliziotto che gli domanda che cos’è che ha perduto e che sta cercando sotto al lampione, risponde con sicurezza “la mia chiave”. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto gli chiede ancora se è proprio sicuro di averla persa lì e l’altro risponde: “No, non qui, là dietro; solo che là è troppo buio”.

Morale della storia: è sempre possibile trovare nuovi ed efficaci strumenti per migliorare le proprie abilità comunicative. Bisognerebbe solo stare attenti a non cercare nel posto sbagliato.

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3 pensieri su “Comunicazione (in)efficace

  1. Vero dottoressa…se mi posso permettere avrei solo fatto un passaggio sulle facce di plastica tutte uguali vere come ai titoli di studio dei vari dr. gegè, perè, lelè…chi più ne ha più ne metta

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