Fratelli Coltelli

Fratelli coltelli. Rivalità tra fratelli in età adulta

Uno degli ambiti poco esplorati dalla Psicologia contemporanea è certamente quello relativo al rapporto tra fratelli in età adulta. Gli studi e le teorizzazioni, infatti, in genere si fermano ad analizzare l’importanza di tale relazione nelle varie fasi dello sviluppo evolutivo del bambino, ponendo l’accento soprattutto sull’influenza nella comparsa delle principali competenze sociali. E’ noto, ad esempio, come il bambino nel rapporto con i fratelli impari le prime strategie di negoziazione e di cooperazione, sperimenti un ampio ventaglio di interazioni interpersonali, si confronti per la prima volta con la competizione ed il conflitto. Come insegna lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet, nel rapporto con i fratelli il bambino compete anche “per ottenere la stima del padre e l’amore della madre. Le battaglie fratricide, che hanno radici biologiche, sono guerre civili senza prigionieri, durissime, che cessano però di solito quando si esce dalla famiglia”. Purtroppo non sempre questo accade e c’è chi, pur svincolandosi dalla famiglia di origine, si porta dietro un bagaglio straripante di risentimenti, rabbia, rimpianti, frasi soffocate in gola e ferite mai rimarginate. Sentimenti difficili e dolorosi da gestire e spesso anche da collocare adeguatamente nella propria storia personale e familiare. Un bagaglio pesante con cui non di rado si infarciscono anche le relazioni affettive future. Molte storie di fratelli adulti, dietro a futili liti o a beghe familiari per eredità da rivendicare, celano storie familiari tormentate, sofferte, dolorose.

Mio fratello è figlio unico

Negli anni in cui lavoravo nelle Comunità residenziali per minori (tanto in qualità di consulente esterna quanto in quello di psicologa e coordinatrice di struttura), ebbi modo di osservare da vicino le dinamiche altamente conflittuali tra due fratelli adolescenti (di cui, come abitudine consolidata in questo blog, verrà modificata ogni informazione che possa renderli riconoscibili). Il maggiore era stato inserito in Struttura su richiesta esplicita della madre al Servizio Sociale territoriale e con la ratifica dell’Autorità Giudiziaria competente che aveva ritenuto l’allontanamento dal nucleo familiare la soluzione più adeguata per il minore: L’istanza della madre traeva origine da una dichiarata ed esplicita insofferenza nei confronti di quel ragazzo che gli ricordava per tratti somatici e caratteriali l’ex marito (e padre di entrambi i suoi figli) da cui era stata abbandonata molti anni prima. Il Progetto Educativo Individualizzato prevedeva, tra i molti obiettivi, brevi periodi di rientro del primogenito nel nucleo familiare a cui la madre si sottraeva adducendo le scuse più improbabili; quando invece acconsentiva ad ospitare il figlio in casa (per le principali ricorrenze), lo riaccompagnava in Struttura molto prima del giorno concordato e non di rado con l’inganno. Durante la permanenza in casa, tra i due fratelli era guerra aperta, senza alcuna esclusione di colpi: il primogenito accusava l’altro di essere il preferito di mamma, di godere in modo esclusivo delle sue attenzioni, di godere di tutti i privilegi affettivi che invece avrebbe dovuto spartire con lui; il secondogenito inveiva contro il fratello accusandolo di non rendersi conto di quanto fosse fortunato ad essere stato allontanato dalla famiglia perchè lui si sentiva soffocare dall’amore malato che la loro madre gli riservava, era stanco delle sue ossessioni e della sua mania del controllo, era sfinito dall’essere trattato dalla mamma come un prolungamento della propria mente. I resoconti di quei rientri in famiglia erano intrisi di dolore misto a risentimento, di smarrimento mescolato al terrore di non essere degno di amore. Sono passati molti anni da quell’inferno. I due fratelli sono diventati giovani uomini che cercano in solitudine di curarsi le ferite in due città diverse da quella natia e che dopo qualche timido e fallimentare tentativo, hanno smesso di cercarsi per evitare di spargervi sopra del sale. Sono due figli unici che tentano dolorosamente di liberarsi dal veleno con cui sono stati allattati, cercando dentro se stessi quell’amore in grado di guarire.

La complessità dei sistemi familiari

Ogni famiglia è un sistema estremamente complesso, definito da processi di influenza circolare tra i propri membri. Tale complessità, apparirà strano, affonda le proprie radici già nel periodo di formazione della coppia coniugale perchè ciascun partner è in qualche modo lo specchio della propria famiglia di origine e porta con se un insieme di aspettative e modelli relazionali che costituiranno le basi (più o meno solide) del nuovo nucleo familiare. A questo si aggiungeranno tutte le aspettative legate all’assunzione del nuovo ruolo genitoriale. Tali attese, attribuzioni di ruoli e posizioni occupate nel sistema familiare nelle famiglie cosiddette sane tendono a modificarsi nel tempo e ad adattarsi ai cambiamenti del ciclo di vita familiare. In quelle in cui invece restano immutati e rigidi, spesso finiscono per condizionare il rapporto tra fratelli anche in epoca adulta. Altro fattore determinante riguarda gli stili genitoriali, ovvero quell’insieme di atteggiamenti, comportamenti, valori dei genitori che influenzano in modo significativo la relazione educativa con ciascun figlio. Processi d’influenza che non sono soltanto espliciti o intenzionali, ma in gran parte impliciti e inconsapevoli. Si parla infine troppo poco del ruolo di rilievo rivestito dalle aspettative genitoriali sui figli, dell’importanza dei mandati e dei miti familiari  (per i quali si rimanda al corrispondente articolo), dei ruoli assegnati a ciascuno, dei sistemi di attaccamento.

Cause dei rapporti conflittuali tra fratelli in età adulta

Ogni rapporto conflittuale tra fratelli si inserisce pertanto nella cornice più ampia del nucleo familiare di appartenenza e in essa nasconde le più articolate chiavi di lettura.
Ci sono rapporti affettivi più o meno solidi, che si interrompono del tutto in età adulta, quando un membro compie una scelta in contraddizione con il mandato familiare e i fratelli si alleano con il sottosistema genitoriale “ripudiando” il fratello “traditore” (anche nei casi in cui il presunto tradimento si limita ad una scelta affettiva non condivisa dalla famiglia di appartenenza!).
Altri rapporti si deteriorano nel tempo, quando uno dei fratelli improvvisamente tenta di sovvertire alcune regole implicite che regolano il sistema e gli altri membri si irrigidiscono nei propri reciproci ruoli (si pensi al figlio che vuole spogliarsi dal ruolo di “vicario” o di”vice-mamma” o di “capro espiatorio” o ancora di “pecora nera”). Non c’è nulla di più difficile del volersi liberare di un ruolo in cui non ci si riconosce più, quando chi ci circonda boicotta ogni passo verso il cambiamento. In casi estremi, il fallimento di tali tentativi sfocia nella psicopatologia e a chi li ha messi in atto invano non resta che ricoprire il ruolo di “paziente designato”, lasciando al sintomo il compito di svelare i conflitti interni e relazionali latenti.
Altri rapporti tra fratelli adulti celano le ragioni più profonde della loro natura conflittuale in epoche precoci della propria infanzia: ragioni che trovano spazio nella voce della mamma che ogni giorno ripeteva ad amici e conoscenti quanto fosse bravo e intelligente il primogenito a confronto del secondo che non si spiegava come potesse venir su così approssimativo e superficiale; o in quella del papà che ad ogni cena di famiglia raccontava divertito come si fosse rifiutato di partecipare al parto della figlia femmina nata “per errore”, un tentativo fallito prima dell’arrivo dell'”maschio” che invece avrebbe permesso al cognome di famiglia di avere un glorioso futuro.
Contesti familiari fortemente incentrati sulla competizione, alleanze interne in caso di conflitti coniugali (un figlio schierato con la madre e l’altro con il papà), aspetti temperamentali e caratteriali di ciascun fratello, ordine di nascita, presenza di psicopatologie in uno o più membri del sistema familiare, eventi esterni capaci di incidere significativamente sull’intero sistema (si pensi al lutto improvviso e prematuro di un genitore o di uno dei figli): le cause alla base di rapporti difficili tra fratelli in età adulta affondano sempre le radici in una fitta e complessa trama di ragioni soggettive, relazionali e sociali costruita nel tempo.
Una complessa trama psichica, soggettiva e relazionale, il più delle volte del tutto incomprensibile a chi la guarda da lontano e non ne possiede le corrette chiavi di lettura. In fondo, come scriveva Lev Tolstoj ‘Tutte le famiglie felici si somigliano, ma ogni famiglia infelice è disgraziata a modo suo”.

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5 pensieri su “Fratelli Coltelli

  1. Le relazioni familiari sono completamente incomprensibili per chi le vede da fuori. Certe cose restano tra le pareti e tra i mobili e sono incomprensibili per chi non le vive sulla propria pelle. Quando si interrompono rapporti con consanguinei significa che alle spalle hanno quel bagaglio di dolore che lei ha descritto così bene in questo bellissimo articolo. Ps. La storia dei due fratelli mi ha commossa!

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  2. Nei momenti di pessimismo cosmico penso che l’essere umano dovrebbe cessare di riprodursi, perchè è tutto un ereditare e tramandare problemi, bene che vada.
    Ho un fratello minore di due anni.
    Io ero in collegio e quando tornavo a casa, in occasione di un ponte o delle feste, si faceva trovare chiuso a chiave nella sua stanza perchè “tornava la principessa”. Vedeva i miei che si preparavano ad accogliermi e si ingelosiva. Ed io non lo capivo, perchè ormai avevo la sindrome dell’estranea e ripudiata, al punto che non ero più a mio agio a casa, in quello che doveva essere il mio posto.
    Successivamente iniziarono le rivalità al liceo. I professori definivano lui bravo, volenteroso e metodico, mentre io ero “brillante e originale”, anche se discontinua.
    Tralascio un tot di anni ed esperienze universitarie per me disastrose.
    Un giorno, in auto con mio fratello (che si era da poco laureato in agraria in tempo e con 110 e lode), mi sentii dire all’improvviso, con voce beffarda:” Uh, dov’è finita la ragazza brillante e originale? Tu l’hai vista?”.
    Fu un colpo basso, lo ricordo ancora.

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  3. Torno a commentare perchè mi era sfuggita un’aggiunta importante.
    Pensa che le Costellazioni Familiari possano affiancare la Psicologia? Quel che mi lascia perplessa è il riferimento a traumi risalenti addirittura ai trisavoli, a qualcosa di “karmico” che si abbatterebbe su di noi, in determinate circostanze. Ecco, questo piede in un territorio non scientifico un po’ mi inquieta, poi mi torna in mente l’Inconscio Collettivo di Jung, e penso che forse non sia tutto così campato in aria.
    Buona domenica. :**

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