Il Fertility Day e lo Scivolone sulla Buccia di Banana

Fertilityday

La questione è nota: il Ministero della Sanità ha promosso il Fertiliy Day, un’iniziativa finalizzata a contrastare l’attuale tasso di denatalità che, in base agli ultimi dati disponibili, sembrerebbe aggirarsi attorno all’ 1,37%. In base a quanto si legge sul sito del Ministero guidato da Beatrice Lorenzin, la giornata della fertilità è stata istituita “per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione. La sua Istituzione è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori, l’aiuto della medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini“. La campagna promozionale, costata a noi contribuenti parecchie migliaia di euro, ha inteso veicolare tale messaggio attraverso locandine accompagnate da brevi slogan alla stregua di “Datti una mossa! Non aspettare la cicogna”, “Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi”, passando per “La bellezza non ha età, la fertilità sì” e “La fertilità è un bene comune”.
Didascalie che non hanno tardato a scatenare una bufera 2.0 e la ragione è sotto gli occhi di tutti: la campagna pubblicitaria è semplicemente di pessimo gusto. E’ profondamente retrograda, inconcludente, umiliante, intrisa di stereotipi che cancellano con un colpo di spugna anni di lotta per l’emancipazione femminile. Una campagna completamente decontestualizzata che sembra non tenere conto della situazione economica italiana, del precariato, del tasso di disoccupazione. Una campagna che per toni e stile sembra arrivare direttamente dagli anni in cui “i treni arrivavano in orario”. Perchè, ecco, per darle un tocco un po più contemporaneo, avrebbe potuto incentrarsi su tematiche di educazione sanitaria volte a informare adeguatamente su endometriosi e varicocele, riconosciute tra le cause principali dell’infertilità; oppure di educazione sessuale per i più giovani, finalizzate a informarli sulle malattie sessualmente trasmissibili, sulle loro correlazioni con l’infertilità e sull’importanza della contraccezione per prevenirne i rischi. Invece è stata partorita, è proprio il caso di dirlo, una campagna pubblicitaria che confonde le cause con gli effetti, la diagnosi con la terapia, che prende atto di un dato ma, anziché interrogarsi sulle ragioni che ne sono alla base, scivola sulla stessa buccia di banana usata per gli slogan propagandistici. Una campagna quella del Fertiliy Day che se da un lato non tiene conto della libertà di scelta individuale di chi non vuole figli senza per questo sentirsi incompleto, dall’altro ferisce chi semplicemente non può averne perchè purtroppo la fertilità non è un’opzione a sua disposizione.

fb_img_1472689431614Quando ho visto per la prima volta la campagna pubblicitaria del Fertiliy Day, ho pensato che se c’è in una cosa in cui eccelle e per la quale le andrebbero riconosciuti tutti i meriti è quello stile fuori luogo e fuori tempo che tocca indiscriminatamente la sensibilità di tutti.
Ho pensato a tutti gli stagisti che ho incontrato negli ultimi due anni per il monitoraggio dei loro tirocini formativi, che con 450 euro mensili di rimborso spese possono permettersi poco più di un menù al Mc in pausa pranzo.
Ho pensato alla tirocinante pluri-laureata, con tanto di Master e Specializzazioni conseguiti per differenziarsi e conquistare un posto dignitoso nel mondo del lavoro, che ha finito con il differenziarsi talmente tanto da risultare fin troppo qualificata e con il doversi far fagocitare da quelle trappole burocratiche che, sotto la veste della sperimentazione on the job, alimentano solo il precariato, fornendo alle aziende lavoro a costo zero.
Ho pensato alle storie di tutti quegli stagisti ultra-trentenni che ho incontrato dietro la cassa di un supermercato che avevano dovuto tirare giù la saracinesca del proprio negozio di abbigliamento, della propria pizzeria, dell’azienda di famiglia, perchè la pressione fiscale nel nostro Paese gambizza sul nascere ogni piccola iniziativa imprenditoriale.
E poi ho pensato a quella donna che qualche tempo fa si è rivolta a me tormentata dal senso di colpa perchè suo figlio stava crescendo, ma il suo istinto materno restava latitante; che aveva accettato di diventare mamma perchè aveva sentito le pressioni del suo fidanzato, di suo padre che pretendeva di divenire nonno “perchè è così che funziona”, delle donnine del suo quartiere che le ricordavano che il tempo passava, che i figli bisognerebbe farli da giovane, che una vita senza figli è pericolosa perchè si rischia di diventare vecchi senza poter contare sull’assistenza di qualcuno; e allora aveva accettato di adeguarsi agli stereotipi ancora pericolosamente in voga che ti fanno sentire donna solo per metà se non lasci in eredità a questa società il frutto del tuo utero (meglio due per scongiurare il trauma del figlio unico!); e così nel tempo aveva collezionato una depressione post partum e una crisi coniugale che aveva condotto dopo pochissimi anni alla separazione.
E poi ho pensato al dolore di quella ragazza reduce da due aborti spontanei, con i suoi lutti da elaborare per quelle nascite mancate e con la sensazione di vuoto di cui desiderava liberarsi prima che la trascinasse verso il baratro della depressione.
Ho pensato. Alla fine ho solo pensato che sarebbe stato sufficiente “pensare” prima di dare a quest’iniziativa le sembianze di un capolavoro di superficialità. Sarebbe bastato pensare per capire che quello della denatalità non può essere ridotto ad un problema di carattere informativo, come se non nascondesse profonde ragioni economiche, sociali, culturali, relazionali e individuali. Sarebbe stato sufficiente pensare per capire che c’è chi i figli non li può o semplicemente non li vuole avere e che la questione è talmente delicata e intima da non poter essere ridotta “a due cartoline” che inducono al senso di colpa. Sarebbe bastato pensare. Considerato che è pure gratis.

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4 pensieri su “Il Fertility Day e lo Scivolone sulla Buccia di Banana

  1. Il vero merito di questa campagna -del tutto involontario, poiché resta un approccio superficiale- é stato aver richiamato l’attenzione sul tema della natalità, della prevenzione e delle motivazioni per cui i figli non vengono fatti e talvolta neppure desiderati.

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    • Ciao Viviana! Concordo!. Infatti volutamente non ho mai messo in discussione l’iniziativa, bensì la campagna pubblicitaria messa in piedi per conseguirne l’obiettivo. Pare che Il Ministero competente abbia preso atto del suo fallimento e abbia annunciato nuovi slogan per i prossimi giorni. Staremo a vedere in che odo si cercherà di porre rimedio a questo imbarazzante passo falso. Grazie per il commento! Buon fine settimana!

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  2. Dottoressa Arso, ho avuto il piacere di averla come docente all’Enaip qualche anno fa. La ritrovo oggi su Facebook grazie al link di un suo articolo postato da un’amica. E ritrovo nei suoi scritti la stessa chiarezza espositiva e la stessa eleganza comunicativa con cui conduceva le sue lezioni. Arguta e intelligente e sensibile. E oggi scopro anche una penna sofisticata. Leggeró tutto il suo blog. Le ho appena inviato una richiesta di amicizia. Spero si ricordi di me! Un caro saluto! M.

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