Sulle Attese Disattese

Le attese disattese

La gente aspetta sempre qualcosa. C’è chi aspetta un bambino e chi la donna ideale. Chi aspetta la favola e chi qualcuno che gli spieghi la morale. C’è chi aspetta l’occasione giusta e chi di avere una seconda opportunità, perchè la prima lo aveva colto impreparato. Ci sono quelli che aspettano una telefonata, che gli venga restituito un libro o un’illusione o che gli venga detto ciò che vorrebbero sentirsi dire. E c’è chi aspetta quelle scuse che non arriveranno mai, facendo indigestione di pensieri scomodi nella bulimica ricerca di un senso. Ci sono quelli che aspettano che i conti tornino e per ingannare l’attesa medicano le proprie ferite. C’è chi aspetta una risposta e chi che gli venga offerto un bicchiere di negroamaro in cui affogare le domande. Chi una mano tesa, una scialuppa di salvataggio e una cassetta di pronto soccorso per la disostruzione di tristezze e insicurezze. E chi uno scacciapensieri abbastanza efficace da restituire il sonno alla notte. La gente aspetta sempre qualcosa. Il trucco sta nel riconoscere quando ne vale la pena e quando è solo giunto il tempo di fare i conti con le attese disattese.

Perché lasciare andare non significa dimenticare. Lasciare andare equivale a non trascinarsi dietro ingombranti fardelli di aspettative destinate a restare deluse. Perché quando ci si ostina ad aspettare che le attese venano soddisfatte, si rischia di restare impantanati nelle sabbie mobili dei propri desideri irrealizzati. E più ci si dimena, sperando di venirne fuori, più si rischia di restarne soffocati. Perché non sempre il “lieto” precede la “fine” e qualche volta non basta voltare pagina, ma è opportuno chiudere il libro e riporlo nello scaffale dei ricordi. Accanto a quello dei giorni andati e delle occasioni perdute e a quello delle seconde possibilità in scadenza e delle cocenti delusioni. Perché tutto fa vita. Tutto disegna, segna e insegna. Anche le lezioni di cui si farebbe volentieri a meno.

La gente aspetta sempre qualcosa. C’è chi aspetta il suo giorno perfetto e chi una rivincita. Chi un sorriso, chi una carezza, chi di essere racchiuso tutto intero in un abbraccio rassicurante. C’è chi aspetta il momento giusto per potersi liberare di quelle parole ferme in gola pronte a reclamare giustizia e chi preferisce mordersi la lingua per evitare di fare i conti con il dispiacere per non aver taciuto. C’è chi aspetta che gli venga suggerita una soluzione e chi di capire se sia meglio collezionare rimorsi o rimpianti. Ci sono quelli che aspettano quel treno che passa una volta sola e trascorrono la vita su una panchina scrostata della stazione, senza preoccuparsi di controllare che la direzione sia realmente quella desiderata. C’è chi aspetta una cena a lume di candela con qualcuno che lo liberi dal timore di non essere abbastanza e gli regali rose rosse e rosee sicurezze. Chi aspetta di salvare e chi di essere salvato. E poi c’è chi aspetta che qualcuno gli restituisca ciò che ha perso per superficialità o per distrazione: l’ombrello, le chiavi o la fiducia in se stesso. La gente aspetta sempre qualcosa. Il trucco sta nel riconoscere quando la collezione di attese disattese rischia di diventare più nutrita di quella delle soddisfacenti conquiste.

Perché ad ostinarsi ad attendere invano, si rischia di chiudersi in se stessi e di non trovare più l’uscita di sicurezza. Perché a furia di aspettare quella risposta soddisfacente si corre il rischio di perdersi nei meandri della domanda. E allora, qualche volta, non resta che riporre le attese disattese in soffitta e chiudersi la porta alle spalle, assicurandosi di restare dall’altra parte. Perché è solo dopo essersi disfatti dal fardello delle attese disattese che è possibile abbandonarsi a quella leggerezza che permette disegnare il futuro a mani libere. Perché qualche volta, a volersi nutrire a tutti i costi di aspettative soddisfatte, si corre il rischio di restare digiuni. Accade quando ci si aspetta che il partner cambi indossando i panni che più ci aggradano o che chi ci ha ferito ci dimostri il suo pentimento nonostante questi lo abbia fatto intenzionalmente. E affoghiamo nel vissuto di delusione, qualche volta auto-inflitto. A restare in attesa, le cose ci accadono. E invece dovremmo imparare a farle accadere! Perché se è vero che siamo inevitabilmente tutti portatori sani di aspettative e che sul valore di queste non vi sia alcun dubbio, è importante liberarsi di quelle rivelatesi palesemente fallimentari! Perché un conto è attendersi legittimamente di essere amati o che venga rispettata la propria dignità o di avere rapporti interpersonali sinceri ed onesti. Un altro è perseverare in situazioni in cui ciò si è palesemente rivelato impossibile. Se il partner non ci ama, non basterà certo la nostra buona volontà a convincerlo a volerci bene. Se ci manca di rispetto, ci tradisce, calpesta la nostra dignità, è pericoloso soggiornare nella relazione con lui in attesa che smetta di oggettivarci. Chi persevera in questo tipo di situazioni è come se scegliesse di “mettere la polvere sotto il tappeto” ostinandosi a restare impantanato in rapporti insoddisfacenti. E allora diviene vitale capire quando è giunto il tempo di aprire le finestre per fare entrare aria nuova, di sollevare i tappeti intessuti con i nostri meccanismi di negazione e di abbandonare i luoghi della mediocrità affettiva!

Potrebbe interessarti l’articolo correlato:

Abbandonare i luoghi della Mediocrità Affettiva

 

 

Annunci

13 pensieri su “Sulle Attese Disattese

  1. sapessi quante volte ci ho provato!
    Metti tutto in soffitta e chiudi bene. E ricomincia.
    Dev’esserci un difetto nella serratura della soffitta. La porta si riapre sempre ed esce tutto fuori.
    Non ce la posso fa’!
    (forse è solo questione di tempo)

    Liked by 1 persona

  2. Buongiorno Dottoressa, leggo sempre con interesse i suoi articoli. Le aspettative possono avere diversa dignità. Se per alcune è facile mettere in atto i suoi consigli per altre è molto difficile. Mi riferisco ad esempio all’essere amati, al rispetto della dignità, ad avere rapporti interpersonali sinceri ed onesti e potrei proseguire a lungo.
    Se in casa manca il caffè, posso sostituirlo con il tè ma nei suddetti casi cosa si cerca? Mettendo semplicemente “la polvere sotto il tappeto”, non si rischia peggio?

    Liked by 1 persona

    • Buongiorno Joseph! Siamo inevitabilmente tutti portatori sani di aspettative! E sul valore delle aspettative non vi è alcun dubbio. In questo post però, ho posto il riflettore sin dalla scelta del titolo su quelle disattese. Un conto è attendersi legittimamente di “essere amati o che venga rispettata la nostra dignità o di avere rapporti interpersonali sinceri ed onesti”. Un altro è perseverare in situazioni in cui ciò si è palesemente rivelato impossibile. Se il partner non mi ama, ha qualcosa di masochistico attendersi che possa magicamente imparare a farlo. Se mi manca di rispetto, mi tradisce, calpesta la mia dignità, è pericoloso soggiornare nella relazione con lui in attesa che smetta di oggettivarmi. Vede, Joseph, prendendo in prestito la sua metafora, è proprio chi persevera in questo tipo di situazioni a mettere “la polvere sotto il tappeto” ostinandosi a restare impantanato in rapporti insoddisfacenti. Il mio articolo è un invito ad aprire le finestre per fare entrare aria nuova, sollevare i tappeti intessuti con i nostri meccanismi di negazione e imparare, quando è il caso, ad abbandonare i luoghi della mediocrità affettiva! Grazie per l’occasione di confronto.

      Liked by 2 people

  3. È una vita che aspetto, amore, rispetto, considerazione, ascolto sinceramente interessato, comprensione, perdono, condivisione, complicità, onestà… Ho cercato di darlo agli altri, come potevo, meglio che potevo. Il mio turno non è mai arrivato. Devo smettere? Solamente di aspettare o anche di provare a dare? Se io smetto di aspettare, nessuno dovrà volere niente da me.

    Liked by 1 persona

    • Benvenuta Loredana! “La bilancia relazionale non dovrebbe mai pendere solo da un lato, ma oscillare in base ai bisogni individuali di ciascuno e, di volta in volta, con l’impegno di entrambi, ritrovare l’equilibrio momentaneamente compromesso. Ricordandosi che l’impegno di uno non potrà mai compensare il disimpegno dell’altro e che non vi è nessuna colpa a uscire da rapporti che tolgono ossigeno e fanno ammalare. Accettando il fatto che non vi è altra scelta che quella di abbandonare il campo di gioco, quando tutti i tentativi di rinegoziare più efficaci regole relazionali si sono rivelati fallimentari e quando l’altro non dimostra alcun interesse a dare il proprio contributo. Perché nei rapporti affettivi, la reciprocità è un requisito irrinunciabile: i sensi unici andrebbero lasciati a chi si occupa di segnaletica stradale”. Si tratta di un breve stralcio di un mio vecchio articolo, che in qualche modo precede quello sulle attese disattese. Le lascio il link, invitandola a leggerlo, con i miei migliori auguri di serenità! https://psichenessunoecentomila.wordpress.com/2016/03/16/abbandonare-i-luoghi-della-mediocrita-affettiva/

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...