Lasciamoli Giocare

Lasciamoli giocare

Se un bambino ti offre il suo disegno, probabilmente ti sta spalancando le porte della sua anima. Se ti chiede di giocare con lui, vuole farti fare un giro sulla giostra della fantasia. Se ti chiede cosa vuoi che ti prepari per merenda con la pasta di sale che stringe tra le mani, ha voglia di dare forma all’amore che nutre per te. Se ti porge un’invisibile tazza di latte, devi assaporarla con calma, poi abbassarti alla sua altezza per guardarlo dritto negli occhi e fargli sapere quanto, quel latte caldo, abbia mandato giù tutte quelle tristezze che di solito si fermano in gola. E’ il minimo che tu possa fare, prima di abbracciarlo e lasciare a briglie sciolte il bambino che dentro di te ha ancora tanta voglia di giocare. Perché il gioco è una cosa seria. Anche da grandi…

Gioco e Creatività 

Come dimostrano le ricerche di Peter Gray, psicologo e biologo al Boston College che studia da anni gli indici di creatività dei ragazzini americani, la mancanza di gioco libero sembrerebbe direttamente correlata a carenti capacità di elaborazione creativa, nonché all’aumento di comportamenti aggressivi e di difficoltà nella gestione delle emozioni. Il Professore, autore del best seller “Lasciateli giocare”, individua nel gioco libero il mezzo naturale per educare se stessi e per diventare adulti efficaci. Privare i bambini della possibilità di sperimentarsi su un terreno a loro così familiare, gli sottrae la possibilità di nutrire la propria capacità di ideazione, la fantasia, l’abilità nel trovare soluzioni efficaci. Competenze che lo schermo di un tablet o la tastiera di un computer non saranno mai in grado di insegnargli. “I bambini sono fatti per giocare ed esplorare per conto loro, in autonomia dagli adulti” scrive Gray. “Per crescere hanno bisogno di libertà; senza, soffrono. L’impulso a giocare liberamente è fondamentale, biologico. Soffocarlo non ucciderà il corpo fisico come succederebbe senza cibo, aria o acqua, ma uccide lo spirito e arresta lo sviluppo mentale. Se giocano liberamente i bambini imparano a fare amicizia, a superare le paure, a risolvere i problemi e, in generale, ad assumere il controllo della propria vita“. Non bisognerebbe mai sottovalutare la bellezza di quello che si vede quando si osserva il gioco di un bambino: i suoi neologismi, le stupefacenti ricostruzioni logiche per spiegare ciò che accade intorno a sé, l’impareggiabile serietà con cui maneggia la fantasia. Con l’immaginazione è in grado di trasformare lo spazio sotto un tavolo in un castello dorato, la tovaglia in un soffitto di stelle e un varco tra due sedie in una porta attraverso la quale far passare i sogni.

L’importanza del Gioco Libero

Il gioco non strutturato non solo contribuisce in modo determinante al benessere psicofisico dei più piccoli, ma rappresenta anche un prezioso allenamento per il cervello in quanto facilita lo sviluppo intellettivo. C’è invece una tendenza sempre più diffusa a “riempire” il tempo dei più piccoli con mille attività preconfezionate e pronte all’uso. Tutto tende ad essere meticolosamente programmato e, se per caso dovesse restare del tempo di inattività, ci si organizza velocemente per rimediare. Il gioco libero, che dovrebbe avere un posto di primo piano nella crescita del bambino, sempre più spesso viene relegato sullo sfondo, considerato una fastidiosa interruzione del regolare svolgimento delle attività quotidiane. Per tutto l’anno scolastico si pagano profumatamente corsi in piscina e lezioni private di lingua straniera per tenere occupati i figli subito dopo lo svolgimento dei compiti pomeridiani. Si prenotano con imbarazzante anticipo il posto nella ludoteca più vicina in vista del ponte della Santa Immacolata o delle Festività Natalizie. Come affermava lo psichiatra Paolo Crepet durante un Convegno di qualche anno fa”I nostri figli, oggi, non pensano, fanno. E fanno tante di quelle cose, che non hanno mai il tempo di pensare. Se ci sostituiamo a loro in ogni cosa e non gli diamo nemmeno il tempo per pensare, come faranno a voler diventare se stessi? Se cominci a voler diventare te stesso a 20 anni, non ce la farai mai. Se inizi a 5, puoi farcela!. E non inseriamo i nostri figli dentro a rigidi schemi: apprezziamo la loro originalità”. Il gioco libero promuove la creatività e l’interazione spontanea tra pari facilità l’interiorizzazione di regole di civile convivenza, la negoziazione di soluzioni e l’assunzione di responsabilità. E invece già molto tempo prima che si chiudano le porte delle scuole, parte la frenetica rincorsa all’iscrizione dei figli al campus scuola più gettonato, quello con il programma giornaliero più ricco e la brochure più voluminosa. Ci si assicura che i bambini partecipino a quante più attività possibili, che siano guidati in ogni fase dei giochi, che nulla venga lasciato al caso, che non vi sia alcuno spreco di tempo tra il bagno in piscina e il laboratorio di cartapesta. Neppure il tempo di asciugarsi e rivestirsi, che non si sa mai la spontanea interazione tra pari possa generare qualche inconveniente. Una baruffa, un litigio, un pizzicotto. L’imprevisto non è consentito, né contemplato dalla brochure promozionale. La creatività e la spontaneità sono bandite da statuto e non si prevedono eccezioni.

La Creatività si nutre di Assenza

La nostra società, nonostante gli slogan da social network, sembra aver dimenticato quanto sia importante la libertà di esprimere se stessi. E’ tutto un proliferare di decaloghi in pronta consegna per salvare il matrimonio, di ricette preconfezionate per crescere figli sani e belli e di dettagliate istruzioni per non sbagliare il lavaggio in lavatrice. Il mondo è così pieno di maestri di vita, che ci si domanda chi siano gli sprovveduti allievi che andrebbero tanto ardentemente riportati sulla retta via. Solo rifuggendo il conformismo e l’omologazione è possibile capire chi si vuole diventare. E il bambino impara a farlo solo se può stabilire le regole del gioco e negoziarle con i pari, rincorrendosi per mettere alla prova la propria velocità o tirando calci ad un pallone dentro la maglia del proprio idolo calcistico, sognando di vincere i Mondiali. Con le filastrocche per decidere il gioco da fare, per stabilire i turni e l’ordine di eliminazione. Giocando a nascondino per imparare a scovare un rifugio adeguato quando non si vuol essere trovati o a campana, per imparare come restare in equilibrio anche quando il gioco si fa duro. Qualche tempo fa, durante le Feste di compleanno in casa, si faceva la conta anche per stabilire chi dovesse scegliere la prima canzone su cui ballare. Oggi le feste prevedono un programma dettagliato con il momento dell’animazione, quello dello spettacolo di magia, quello per il trucco-bimbi e quello per scartare i regali. Anche il festeggiato sembra un ospite tenuto ad attenersi educatamente al menù prestabilito, confezionato in un abito da cerimonia coordinato al colore del tovagliato. 
Se a un bambino gli si toglie la libertà di esprimersi liberamente, di sbucciarsi le ginocchia, di gestire le sconfitte, di scegliere il momento in cui scartare il regalo alla festa del proprio compleanno, lo si priva del diritto fondamentale di costruire se stesso.
 La nostra società sembra aver dimenticato quanto la creatività si alimenti di “vuoto”, si nutra di assenza e proprio nell’assenza acquisisca corpo!

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5 pensieri su “Lasciamoli Giocare

  1. Condividiamo!
    Sembra paradossale che nell’epoca delle tanto ostentate “soluzioni” (a problemi di ogni genere, nel marketing, ecc…), poi ci si ritrovi emotivamente sempre più impreparati ad affrontare la vita.
    Il gioco è “mettersi in gioco” prima di tutto.

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  2. Purtroppo a volte non abbiamo il tempo sufficiente da dedicare a questi bambini….anche se forse non è vero che non lo abbiamo ma piuttosto che non ci impegniamo a trovarlo, in fondo loro ci chiedono poco, 5 minuti per due tiri con il pallone o disegnare qualcosa insieme, guardare un cartone abbracciati sul divano mangiando schifezze, ma noi siamo sempre avvolti da mille cose.
    E’ sempre più facile pretendere che si guadagnino un’autonomia velocemente…sbagliamo….sbagliamo tutto a volte.
    Grazie per le sue sempre importanti parole.

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  3. Importante questo articolo, mi ha fatto venir voglia di tornare bambino, per ricominciare tutto daccapo.
    Non ho figli e talvolta fantastico di averne uno, per fargli fare tante cose ma poi, pensando alla fatica di stargli dietro e ai rischi, concludo che è meglio che non ne abbia fatti.
    Nei ricordi d’infanzia, stando in collegio dai 5 ai 14 anni (anni ’50-’60), non mancavano i giochi inventati con un nulla a disposizione. Poi stavo a Caprarola e andavamo spesso a passeggiare nei boschi. Ripensandoci, ne ho corso di rischi giocando “alla guerra”.
    C’è pure tanta cattiveria fra i bambini, di quella vera, non dimentichiamolo, altro che innocenza.
    Ne raccontano di balle gli adulti.
    Che ridicolo Mago Zurlì, ma allora mi piaceva.

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