Amore materno, scatole e primavere

C’è una soffitta piena di scatoloni colorati, accatastati l’un l’altro in un caotico ordine. Come coriandoli piovuti sul pavimento dopo una fragorosa esplosione di felicità.

C’è la scatola della prima parola sdentata, gridata con l’orgoglio di chi sente di aver tagliato un grande traguardo. La stessa scatola in cui, con il tempo, impareranno a farsi spazio anche i silenzi saggi e opportuni, e in cui le cose giuste da dire lasceranno il posto alle cose intelligenti da pensare.

C’è poi lo scatolone dei primi passi, cauti quanto basta per evitare fragorose cadute, spediti quanto serve per restare in equilibrio. Perché camminare nella vita richiede impegno ed esercizio. Bisogna farlo a testa alta con la barra dritta e lo sguardo risoluto verso la direzione. Con la testa piena di nuvole e il cuore privo di logiche.

E poi in ordine sparso ci sono quelli del primo dentino e delle ginocchia sbucciate. Dei giri di giostra e dei voli in altalena. Dei castelli di sabbia e dei pupazzi di neve. C’è quella delle lettere a Babbo Natale con tutto il suo corredo di desideri da esaudire e richieste da realizzare, dove i pupazzi di neve diventano compagni di giochi e i castelli di sabbia scenari per le fiabe della buonanotte.

C’è la scatola dei sogni, quelli ad occhi aperti con il bordo giallo e quelli ad occhi chiusi con il bordo blu, meticolosamente suddivisi da una morbida copertina e dal peluche preferito. Tutti impastati con un’abbondante dose di fantasia e mescolati con tanta immaginazione di prima qualità. Perché i sogni sono importanti e averne sempre una buona scorta a portata di mano previene gli effetti collaterali di radicate certezze e agguerrite consapevolezze.

In fondo, nascosta nella penombra, c’è la scatola dei capricci che diviene stracolma quando l’egocentrismo infantile impone le sue leggi, tanto sa che ci penserà la vita ad insegnargli l’arte del compromesso. Quando il dito indice è solo una bacchetta magica con cui indicare ciò che si desidera, non per giudicare chi guarda il mondo attraverso lenti diverse dalle proprie.

Poco distante, timido e pallido, lo scatolone delle paure, abitato da buffe streghe che mescolano pozioni maleodoranti, improbabili dinosauri che frugano tra i giocattoli e affamati fantasmi che provano a rubacchiare i biscotti. Un universo bizzarro ma rassicurante, in cui bastano una spada ed uno scudo di cartone per sconfiggere tutti i mostri di un armadio troppo innocente per contenere scheletri.

Accatastata in cima, protetta da una serratura speciale, la scatola più preziosa: quella del Primo Incontro! Uno scrigno di inestimabile valore contenente quell’istante infinitesimale in cui la parola Amore diviene sinonimo di Assoluto e “Tutto Ciò Che Conta” si traduce nel suono di un vagìto. Quando il più disumano dolore lascia spazio alla più travolgente ubriacatura di vita. Quando lo spartiacque tra l’essere donna e l’essere madre diviene il primo capitolo di un Libro Incantato tutto da scrivere.

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2 pensieri su “Amore materno, scatole e primavere

  1. “tra l’essere donna e l’essere madre”.. E si’ la scatola più preziosa … Come sempre, Complimenti Dottoressa per la sua delicata sensibilità!

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