Abbandonare i luoghi della Mediocrità Affettiva

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Alcune persone si rivelano, loro malgrado, incapaci di chiudere un rapporto nonostante questo generi solo sofferenza e dolore. Che si tratti di una relazione sentimentale, amicale o familiare, capita che alcuni si lascino sopraffare dal senso di colpa, dalla disistima, dal timore di non poter sostenere il vissuto di incapacità per non essere riusciti a risollevare le sorti della relazione. Temono di essere travolti da una rabbia auto-diretta per non essere stati all’altezza di proteggere i sentimenti messi in gioco e l’investimento emotivo nei confronti del partner o dell’amico. E allora c’è chi preferisce passare la vita a mettere insieme i pezzi di relazioni interpersonali usurate, complicate, soffocanti. Tasselli che continuano a non combaciare e a catalizzare tutte quelle energie personali che potrebbero invece essere indirizzate altrove. Sono quelli che provano invano a rinegoziare alcune regole relazionali, a proporre soluzioni nuove, a cambiare atteggiamento. Mettono sotto la lente di ingrandimento i propri comportamenti alla ricerca di imperdonabili errori. Vivisezionano le proprie parole alla ricerca di quella frase infelice che potrebbe aver involontariamente indispettito l’altro. Rivoltano se stessi come un calzino, alla ricerca di quel buco da cui sono scivolate via tutte le proprie buone intenzioni. E invece di risposte e soluzioni, continuano a collezionare solo nuovi dubbi e incertezze. Fino a sfidarsi su terreni di gioco sempre più minati, dove il rischio è quello di compiacere l’altro per evitare di perderlo.

Mettersi in discussione quanto basta

La verità è che alcuni, più che attrarre dal coraggio di restare, si lasciano intimorire dalla paura di andare. Perché temono di restare soli, in una stanza vuota, a chiedersi cosa fare con i tanti pezzettini di vita che scivolano via dalle mani. A fare i conti con quelle imperfezioni che li rendono tanto incapaci, inadatti, immeritevoli di amore, indegni di amicizia autentica e disinteressata. Come quando la sensazione di “non essere abbastanza” affonda le radici in un passato ricoperto di ragnatele e non di rado assume la forma della dipendenza relazionale che spinge a cercare conferme al proprio valore e a riempire a tutti i costi la voragine affettiva originaria.
Ma anche quando le ragioni che impediscono di chiudere la porta a certe relazioni dovessero esulare da tali dinamiche (di dipendenza affettiva), è comprensibile che generino un vissuto spiacevole. Soprattutto quando ad essere messi in discussione sono rapporti in cui si è emotivamente investito tanto, quando si è ancora innamorati del partner o quando si considerano sacri i vincoli di sangue, anche di quelli che nel proprio sangue hanno iniettato solo veleno. E non è detto che il conto da pagare quando si abbandonano i luoghi della mediocrità affettiva, sia meno esoso di quello che si pagherebbe decidendo di restarci impantanati dentro. Perché non è semplice neppure voltare pagina, chiudere capitoli della propria esistenza, archiviare ricordi e istantanee di vita vissuta nei polverosi scaffali della memoria. Purtroppo, però, vi sono circostanze in cui il ventaglio di alternative è talmente ristretto da non lasciare altra scelta: restare correndo il rischio di ammalarsi o chiudere la porta e aprire le finestre per far entrare aria nuova.

Benessere e Reciprocità

Mettersi in discussione è un buon esercizio per il proprio benessere psicofisico, ma non sempre è garante della qualità delle proprie relazioni interpersonali. Perché serva a migliorare il rapporto con gli altri, è indispensabile che a farlo siano tutti i soggetti coinvolti. Questo vale per l’amore quanto per l’amicizia, che come dice lo psichiatra Paolo Crepet, “nasce dalle occasioni della vita, spesso dal destino, ma per diventare sentimento irrinunciabile necessita poi di grandi emozioni condivise, non di mediocrità affettiva“. Per questo non bisognerebbe neppure mai “darsi” troppo. In nessun rapporto interpersonale. Vi saranno periodi in cui l’altro potrà avere bisogno di maggiore considerazione, comprensione, supporto ed è sano che trovi in noi la risposta ai propri bisogni contingenti. Ma se questa condizione dovesse incancrenirsi e divenire strutturale, è altamente probabile che il rapporto possa scivolare in circoli viziosi disfunzionali. “La bilancia relazionale” non dovrebbe mai pendere solo da un lato, ma oscillare in base ai bisogni individuali di ciascuno e, di volta in volta, con l’impegno di entrambi, ritrovare l’equilibrio momentaneamente compromesso. Ricordandosi che l’impegno di uno non potrà mai compensare il disimpegno dell’altro e che non vi è nessuna colpa a uscire da rapporti che tolgono ossigeno e fanno ammalare. Accettando il fatto che non vi è altra scelta che quella di abbandonare il campo di gioco, quando tutti i tentativi di rinegoziare più efficaci regole relazionali si sono rivelati fallimentari e quando l’altro non dimostra alcun interesse a dare il proprio contributo. Perché nei rapporti affettivi, la reciprocità è un requisito irrinunciabile: i sensi unici andrebbero lasciati a chi si occupa di segnaletica stradale.

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8 pensieri su “Abbandonare i luoghi della Mediocrità Affettiva

  1. Eh sì sono stata vittima della Dipendenza affettiva. Volevo solo essere amata anche se quello non era amore, non ero attratta da lui neanche fisicamente e mi faceva male, il suo comportamento, le sue bugie la sua assurda gelosia eppure continuavo a starci perché molti, non sapendo, lo definivano un bravo ragazzo senza sapere il dolore che mi faceva implodere. E poi, quando finì, cominciai tutto da zero, e capii che avevo solo paura di stare sola. E scoprii che stare in compagnia di se stessi è una cosa molto bella!

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