Elogio della Solitudine

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In ognuno di noi c’è qualcosa che non potrà mai essere compreso da nessun altro. Un informe rudimentale con cui è necessario imparare a dialogare, dopo essere riusciti ad accettare la sua presenza. Un estraneo che alberga in profondità, affonda le radici nel proprio passato e si riveste del ricordo edulcorato che abbiamo deciso di portare con noi. Non ha la forma del segreto, di cui si ha coscienza e cognizione, ma quella informe della nuvola a cui si disegnano i contorni a piacimento o delle stelle solitarie che l’immaginazione unisce dentro un’illusoria configurazione. Ha la stessa consistenza dei cerchi concentrici a pelo d’acqua quando si lancia un sasso in profondità. E’ ciò che il poeta americano Robert Bly, nel suo libello di matrice psicologica, ‘Il piccolo libro dell’Ombra’, identifica con l’invisibile sacco che ciascuno, sin dalla più tenera età, porta sulle spalle e nel quale viene relegato tutto ciò che risulta sgradito: ciò che temiamo possa farci perdere l’amore genitoriale da bambini o il rispetto del capo da adulti; la rabbia e la gelosia che potrebbero deflagrare fragorosamente; il rimosso che preferiamo proiettare all’esterno piuttosto che svestire dalle difese più rigide con cui lo abbiamo mascherato. E’la solitudine la chiave che consente di forzare la serratura dei meandri più nascosti, di entrare in contatto con le parti più profonde di se; come se ci si guardasse in uno specchio pronto a riflettere ogni volta qualcosa di sorprendente, che si tratti di una ruga che disegna un tratto di vita o di una luce negli occhi in cui da tempo non speravamo più. Si può scegliere di addentrarsi nella parte oscura di se stessi, valicando i limiti e correndo il rischio di fare i conti con una sofferenza consapevole oppure perpetuare nell’inconsapevolezza, nell’illusione nevrotica che “l’Altro” ci aiuti a ripristinare gli ingranaggi che non combaciano.

Ognuno si salva da solo

La solitudine permette di trovare se stessi e, come amava ripetere Jung, di “trovare un contenuto da portare in un rapporto”. Perché chi non riesce a stare bene con se stesso, difficilmente potrà trovare in qualcun altro, le risposte di cui necessita per azzittire le proprie domande. E chi cerca di farlo, spesso si ritrova con una collezione ancora più nutrita di punti interrogativi. Perché l’altro va accettato nella sua dimensione reale e non in funzione di quanto è capace di “riempirci”. E per essere in grado di farsi spazio in modo sano in un rapporto, è necessario apprendere l’arte di “riempirsi da soli”. Nessuno salva nessuno. E’ necessario salvarsi da soli. Imparando a rammendare le proprie ferite e a curare i vuoti affettivi. Facendo i conti con il senso di vuoto prima di collezionare vuoti di senso. Rintracciando i significati della propria storia, scegliendo i titoli dei paragrafi più importanti e colorando la copertina del libro della propria vita. Con il chiedere a qualcuno di farlo al nostro posto, si corre il rischio di consegnargli dei codici preziosi, arrogandosi il diritto di attribuirgli la colpa di non averli saputi decodificare.

L’Amore è un ponte tra due Solitudini

“Comincia sempre da te; in tutte le cose e soprattutto con l’amore. Amore è portare e sopportare sé stessi. La cosa comincia così. Si tratta veramente di te; tu non hai ancora finito di ardere; devono arrivarti ancora altri fuochi finché tu non abbia accettato la tua solitudine e imparato ad amare”. Questo monito di C.G.Jung nel “Libro Rosso”, è un inno a mantenere il centro dentro se stessi, per non correre il rischio di identificarsi con le relazioni che intratteniamo. Chi non è in grado di camminare sulle proprie gambe e pensa di usare l’altro come una stampella emotiva, è destinato con tutta probabilità a fragorosi scivoloni. E quand’anche l’altro dovesse prestarsi a questo gioco, vittima della medesima illusione, anch’egli è destinato alle stesse rovinose cadute. Perché ognuno dovrebbe imparare a reggersi da solo nel pezzetto di strada che gli appartiene, ad evitare gli abissi, a cadere, a rialzarsi, a medicarsi le ginocchia sbucciate, a tenere la barra dritta sul filo dei propri precipizi.
“Due sono le cose ancora da scoprire: la prima è l’abisso infinito che separa gli uomini tra loro; la seconda è il ponte che potrebbe collegare due esseri umani” scriveva ancora C.G Jung, nel “Libro Rosso”. L’Amore dovrebbe darsi appuntamento proprio lì, in quello spazio in cui le due esistenze, per una combinazione inestricabile di ragioni inconsce, si incrociano. E in quel mezzo decidere se è possibile evitare che l’altro diventi il proprio rimpianto! Negoziando la giusta distanza, gettando un ponte all’occorrenza. Ricordando sempre che l’intimità, come l’Amore non sono mai frutto di una somma algebrica di due individui. Sono il risultato dell’incontro di due soddisfacenti e realizzate solitudini.

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13 pensieri su “Elogio della Solitudine

    • Cara Nico, non si fidi di quelli che si dichiarano “completamente risolti”. Con tutta probabilità sono prigionieri dei meccanismi di negazione! E’ saggio colui che dimostra di non temere di sbirciare nel Vaso di Pandora. Solo “sbirciare” non “scoperchiare”, perché non è necessario trovare le risposte giuste a tutte le domande…ma solo le risposte “sufficientemente buone” alle domande giuste!! E c’è sempre tempo per farlo, mi creda! Un caro saluto!!

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  1. Articolo molto profondo e scritto con uno stile magnifico. Mi sono ritrovato in molte delle cose che ha scritto. Anni addietro ho trascorso un lungo e tormentato periodo di solitudine. Se ora ripenso a quel momento della mia vita mi rendo conto che è stato fondamentale per darmi la voglia e la forza di affrontare i miei spauracchi… Non tutto è stato risolto, ma almeno ho gettato le basi per la soluzione. Complimenti ancora, è sempre un piacere leggere i suoi articoli. Un caro saluto.

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    • “Gettare le basi per la soluzione” è un ottima strategia per sopravvivere ai propri “spauracchi”. Pur nella consapevolezza che non potranno mai (per fortuna) dissolversi del tutto. L’importante è restare in equilibrio, anche quando si presentano come venti impetuosi e minacciosi. 😉

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    • “E’ anche vero però che nei momenti di difficoltà, quando si sta per affogare, un aiutino esterno può fare comodo”. Anche prima di affogare… L’importante è non rifiutarsi di imparare a nuotare nella certezza che arriverà qualcuno a salvarci! Come dire!? Meglio farsi trovare sulla spiaggia a prendere il sole piuttosto che al largo senza ciambella e giubbetto di salvataggio! 😉 Grazie per il commento Andrea. Buon fine settimana!

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  2. Bellissimo articolo…io al contrario amo la mia solitudine così tanto che non voglio condividerla con nessuno. L’ho fatto in passato molte volte e le delusioni erano sempre dietro l’angolo. A volte penso che stare da soli sia la più grande opportunità di imparare a vivere…di cercare il “ponte” non ne sento più tanto il desiderio e non credo nemmeno sia necessario .:-)

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  3. Leggo ora quest’articolo è mi soprendo ,poco tempo fa scrissi una frase pensata in una mattina anonima, sul mio blog che riportava la sue parole ! “L’amore…due solitudini che hanno trovato un ponte sul quale camminare insieme!” Che dire di più…

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    • Fra i tanti che ho scritto, questo è uno degli articoli che più amo rileggere. Sono fermamente convinta che è necessario saper stare bene da soli per riuscire a stare bene con l’altro. In caso contrario, il rischio che si corre è quello di cercare qualcuno che possa diventare il bersaglio delle proprie frustrazioni! O accettare di esserlo per il partner. 😉 Grazie per il commento!

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      • Concordo con ogni parola da lei espressa, penso che per stare bene con un’altra persona ,bisogna prima star bene con se stessi! Trovare il miglior equilibrio possibile,proprio per non cercare nell’altro il bersaglio su cui sfogare le proprie frustrazioni e mancanze ne tantomeno nell’esserlo ! Grazie a lei immensamente 😊

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  4. il cosmo decide sempre il meglio per noi,,,
    a volte siamo pero’ talmente carichi di “tossine” che non abbiamo la lucidita’ per cogliere…
    e appunto cerchiamo di colmare quelli che ci sembrano vuoti con presenze “compensative”,,
    che fatica..

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  5. Ho scoperto questo blog per caso. Un’amica ieri sera ha condiviso un suo post dalla sua pagina Facebook. Ho iniziato a leggere i suoi articoli e ho proseguito fino a tarda notte, incapace di smettere. Ho sorriso leggendo la copia non conforme, mi sono commossa con quello sulla disabilità, ho pianto con quello sul bataclan. Leggendo quest’ultimo ho avuto la sensazione di prendere tanti schiaffi in piena faccia. Ogni parola ha spalancato le porte a mille riflessioni, a diecimila possibilità. Ecco….credo che il modo in cui lei metta insieme le parole sia straordinarimente efficace! E questo glielo volevo proprio dire!!!! Grazie! A ritroso leggerò tutti gli altri suoi scritti!

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