Happy New Year

Annarita Arso Psicologia Brindisi

Sono ore di bilanci e buoni propositi, tra una fetta di pandoro e una di panettone.
Forse anche quest’anno per molti la bilancia non penderà dal lato desiderato: sgradevoli inconvenienti e circostanze sfavorevoli hanno contribuito a minare tutte le proprie buone intenzioni di 365 giorni fa. Un intero cassetto di buoni propositi attentamente confezionato per l’occasione e pronto, dopo una lieve rispolverata a riciclare il suo contenuto per l’imminente serata. Buoni propositi kilometro 0 in quantità, da dispensare ai commensali tra lo zampone e la portata successiva o da utilizzare come elegante segnaposto.
I più fortunati avranno invece imponenti argomenti di conversazione per la serata:
si vanteranno di aver realizzato quanto si erano ripromessi lo scorso trentundodici, di aver elargito a larghe mani comprensione, perdono, rispetto ed onestà e di essere in credito con il mondo intero. Si auto elogeranno, parleranno al malcapitato commensale vicino come un prelato dal pulpito e esterneranno elucubrazioni articolatissime sul divario tra giusto e sbagliato, come un togato con una sentenza in mano. I benpensanti li applaudiranno, i disillusi distoglieranno lo sguardo e gli idealisti aggiungeranno un’altra falsa credenza al loro bagaglio di convinzioni limitanti.
Perché positivo o negativo che sia il proprio bilancio, quest’anno tutti ci ricascheremo nuovamente con l’annuale e annoso gioco dei buoni propositi. E se lo faremo con ironia, serietà o disprezzo, con ottimismo, speranza o convinzione, in solitudine o in fragorosa compagnia, poco importa. La mezzanotte che sta per sopraggiungere non sarà diversa da quella di ieri né da quella di domani; il frastuono del cin cin dei bicchieri onora solo una delle tante convenzioni sociali che l’uomo ha creato per avere coordinate spazio temporali nelle quali incasellare la propria vita. E allora brindiamo, alziamo i calici al cielo e dispensiamo auguri a cuore aperto: ai benpensanti, ai solitari per dispetto e agli ignoranti per difetto; ai redentori, agli oppositori e ai consolatori; a chi la vita la vive con il freno tirato e a coloro che si lanciano nel vuoto senza paracadute; agli amici all’occorrenza e a chi sa essere nemico con eleganza; ai ribelli per partito preso e ai remissivi per convenienza; a chi boicotta i piani altrui e a chi non riesce a pianificare neppure un sabotaggio; a chi sovverte le regole del gioco e a chi vi si adegua passivamente per il timore di perdere, diventando il perdente designato; a chi fa promesse da marinaio e a chi è alla continua ricerca di un nemico esterno che lo sollevi dalle proprie responsabilità; a chi non rinuncia alle proprie nevrosi e chi le strumentalizza per conseguire i propri scopi; a chi è stato fagocitato dalle proprie ossessioni e a chi ha scelto di imparare a dominarle; a coloro che hanno sempre il dito indice puntato e che proiettano all’esterno tutto ciò che, dentro di loro, non riesce a trovare una serena collocazione; a coloro per cui il senso di colpa fa da navigatore e l’indecisione da fida compagna di viaggio; a chi crede ancora nelle favole, a chi si è svegliato e ha imparato a rimboccarsi le maniche e a chi è sempre stato sveglio. Perché, dopotutto, come scriveva Richard Bach “Non è la circostanza che conta, ma la lezione appresa. Non il simbolo, ma il suo significato. Non ciò che è al di fuori, ma ciò che accade dentro”.
E allora, auguri a tutti … “Uno, Nessuno e Centomila” … chiunque abbiate deciso di essere!

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