La Grammatica dell’Amore

Annarita Arso Psicologa Brinidisi

Come in uno psicodramma, in ogni coppia si mette in scena un gioco fatto di regole per lo più inconsce che andrebbero svelate, di alcune che sarebbe auspicabile restassero ignote e di altre, esplicitate nero su bianco nei contratti prematrimoniali. Regole assoggettate ad una grammatica relazionale piena di eccezioni. Perché la grammatica amorosa è un affare complesso e richiede esercizio, impegno e, soprattutto, reciprocità.  I sensi unici andrebbero lasciati a chi si occupa di segnaletica stradale. Esattamente come i segnali di pericolo e quei cartelli che promettono “tutte le direzioni”, riducendo le possibilità di arrivare in tempo e moltiplicando quelle di sbagliare indirizzo. L’Amore da solo non basta come piacerebbe ai poeti, ai sognatori e agli ingenui. Neppure quello con la A maiuscola stampato nei Baci Perugina. E anche quando gli ingredienti ci sono tutti, spesso si sbagliano le dosi. Perchè l’Amore richiede abilità e l’abilità esercizio. L’esercizio necessita di tempo e il tempo di strumenti di precisione.
A chi si dice di amare bisognerebbe dedicare ampi spazi su fogli bianchi e parentesi di libertà. Titoli sensazionali ma non sensazionalistici. Capitoli da enumerare con l’infinito e infiniti progetti da disegnare. Non bisognerebbe mai consentire all’altro di etichettarci come “fidanzata”, “compagno”, “amante”. Le virgolette vanno bene per delimitare le citazioni, non le persone.
Sarebbe consigliabile evitare le omissioni e preferire gli incisi. Perché il non detto è sempre logorroico e racconta di una coppia molto più di tutti gli inutili discorsi messi in fila per animare la propria quotidianità. Ciò che si tace si annida nell’anima e qualche volta tra le pene psicosomatiche del corpo. L’Unsaid si fa spazio tra le pentole e le stoviglie e qualche volta si infila tra le lenzuola. Si nasconde nell’intimità rifiutata, nei silenzi serviti a cena e nelle attenzioni negate.
I due punti dovrebbero essere usati solo in funzione esplicativa e non andrebbero confusi con il loro significato aritmetico. Perchè quando sostituiscono una congiunzione, come nella matematica, rischiano di dividere piuttosto che unire. E quando vengono usati per definire il dominio e il codominio di una relazione, rischiano di generare risultati contrastanti, che anziché risolvere moltiplicano le possibilità d’errore.
Le virgole dovrebbero essere vietate dopo i se e i ma, perché l’Amore sano non conosce condizioni e lascia i ricatti affettivi agli immaturi e agli analfabeti emotivi. Le virgole possono alleggerire gli elenchi ma appesantire le risposte.  E così come in matematica discriminano in uno stesso numero la parte intera da quella frazionaria, nell’Amore dovrebbero garantire la separazione tra il Sè e il Noi. Perchè il senso di appartenenza alla coppia e il senso di identità soggettivo, dovrebbero imparare a convivere senza mai confondersi, a mescolarsi senza mai annullarsi. Riservare degli spazi per sé, non implica tradire l’altro, rinunciarvi potrebbe equivalere invece a tradire se stessi. E allora anche le congiunzioni andrebbero usate con moderazione, ma mai riposte in soffitta. Perché l’Amore è NOI ma Io E Tu sono due pronomi distinti.
I punto e virgola si dovrebbero collocare tra la pausa breve della virgola e quella più lunga indicata dal punto, ma mai tra una breve pausa pranzo e una lunga pausa di riflessione. Perché chi spinge sul tasto “pause” quando non gradisce il film proiettato, dimostra di non voler dare alcun contributo per modificarne la trama. Perchè se si desidera il volo d’angelo di Dirty Dancing ma ci si comporta come la nevrotica protagonista di “Credevo fosse amore invece era un calesse”, non si può pretendere che l’attore protagonista salvi Baby dall’angolo in cui è stata relegata. Chi invece, insoddisfatto, preferisce saltellare vigliaccamente tra “rewind” e “forward”, incapace di digitare “stop” non ha ancora imparato che occorre lo stesso rispetto e lo stesso coraggio tanto per conquistare quanto per lasciare.
Ognuno cerca nell’altro le risposte di cui ha bisogno. Purtroppo c’è chi si ostina a formulare le domande nel modo sbagliato e chi, pur formulandole nel modo corretto, si illude di poter ricevere risposte da chi non può darne. E allora ai punti interrogativi si dovrebbero preferire quelli esclamativi,  qualche volta i punti fermi. Perché quando in una relazione si collezionano solo domande, non resta più spazio per le certezze.
Freud diceva che l’umanità ha sempre barattato un po di libertà per un po di sicurezza. Voluminosi Manuali di Psicologia dello sviluppo hanno descritto i sistemi di attaccamento, l’importanza della costituzione di una “base sicura”, le dinamiche del rapporto tra il Sè in formazione e le figure di riferimento. La presenza fisica dell’altro è vitale per il bambino, con il trascorrere del tempo lo diventano altrettanto la rappresentazione mentale dell’altro, la certezza che la mamma ci sia anche se non è seduta vicino, il desiderio di esplorare il mondo gattonando sapendo che la mamma è nell’altra stanza pronta a sconfiggere i fantasmi nascosti nel buio. L’Amore dovrebbe restituire nient’altro che questo. La certezza che l’altro ci aiuti a sconfiggere i fantasmi nel buio. Basta solo esserci. Senza virgolette. E non come in quelle inverosimili pubblicità patinate dei panettoni, con l’albero di Natale sfavillante sullo sfondo e la polvere nascosta sotto i tappeti. Esserci per davvero. Scegliersi ogni giorno. Perdere l’equilibrio per ritrovarlo ancora una volta. Dare voce ai piccoli malumori prima che diventino rancori. Camminare sui baratri della vita di coppia, con la paura di scivolare e la certezza di risalire. Con il coraggio di guardare nella stessa direzione. Di disegnare il futuro anche con una matita spuntata. Di mettere un punto e andare a capo quando il TI AMO si nasconde vigliaccamente dietro un incerto esiTIAMO o un malconcio resisTIAMO, piuttosto che dentro un fiero e risoluto esisTIAMO.

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17 pensieri su “La Grammatica dell’Amore

  1. Dio mio! fa venir voglia di una splendida perenne solitudine! ah ah ah…troppi precetti…ridiamo valore agli odori animali al fiore e all’ape…ai segreti dei sensi…al boudoir che dovrebbe sostituire troppe camere matrimoniali bianche e fredde…non so…forse il rilancio emotivo? lo scoprire insieme un sentiero mai visto e questo ogni possibile giorno? (comprese le bollette da pagare!) ciao

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  2. Sapere di esserCI è importante. Contare sull’altro nel momento in cui si ha bisogno, sapere di poter stare o fare qualcosa lontano dalla persona amata e poi tornare tra le sue braccia, per me non è egoismo, ma amore!

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  3. “..disegnare il futuro anche con una matita spuntata..” questa frase racchiude il nocciolo di questo bellissimo articolo.
    Complimenti! Ha espresso molto bene il senso della relazione paritaria, di scambio reciproco, di condivisione e crescita, di supporto che non sia esclusivamente appoggio, insomma, di quello che dovrebbe essere un rapporto di coppia maturo!
    Nel frattempo…in attesa di inciampare nel cammino dell’altro, si continua a disegnare il futuro con una penna biro, i temperamatite li useremo a tempo debito!
    Un saluto dalla solita Fenice…

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  4. Ho appena scoperto il suo sito tramite una condivisione di una mia amica di un suo articolo su Facebook. Credo che passerò la notte a leggere i suoi post/lezioni. Ho letto “Questa sera si recita a soggetto”, “inside out” e questo e mi chiedo come faccia a spaziare con questa bravura tra argomenti tanto diversi, emozionando e divertendo, arrivando come ha scritto lei in un commento “come un tir a 130 chilometri l’ora” oppure cullando dolcemente. Ha tutta la mia stima. Complimenti vivissimi!

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