La Sindrome dell’Egocentrico Attempato

Annarita Arso Psicologa Brindisi

In molti ricorderanno il famoso tormentone di qualche anno fa, con cui una nota compagnia telefonica prometteva all’utente di “far ruotare il mondo intorno a lui”: uno slogan (con)vincente ed efficace nella sua assoluta essenzialità, probabilmente perché rievocava sensazioni antiche, solleticando quel desiderio tipicamente infantile di contenimento e protezione.
Dal punto di vista cognitivo, tale pensiero auto – centrato spadroneggia in quella fase dello sviluppo del bambino (2-4 anni), descritta in modo minuzioso nel secolo scorso da J. Piaget (e dallo stesso denominata “pre-concettuale”): un pensiero di tipo egocentrico, fondato su una visione unilaterale dell’ambiente esterno che induce il bambino a credere che tutti la pensino come lui e che siano in grado di comprendere i suoi desideri-pensieri, indipendentemente dagli sforzi, più o meno efficaci, compiuti per manifestarli. Queste modalità cognitive, precedono evolutivamente quelle socializzate, che invece compaiono proprio quando si supera la fase di onnipotenza infantile dominata dal cosiddetto “pensiero magico” (che consiste tanto nel rintracciare nessi di causalità tra fenomeni tra loro indipendentiquanto nella credenza che, come in una sorta di danza della pioggia, il proprio pensiero possa influenzare in modo diretto la realtà!).
Pur con le dovute cautele nel riproporre una teoria che per quanto rappresenti ancora oggi uno dei capisaldi della psicologia evolutiva, è stata criticata da moltissimi altri Autori (primo tra tutti Vygotsky per chi volesse approfondire!) e accusata di proporre un modello piuttosto semplicistico e lineare dello sviluppo cognitivo, è unanimemente condivisa l’esistenza, per così dire “fisiologica” della fase egocentrica: un momento evolutivo in cui ci si percepisce al centro di un mondo suddiviso in tanti cerchi concentrici, la cui importanza è direttamente proporzionale alla distanza dal proprio Sè.
Alcune forme di comportamento riconducibili a rigidità, iper-critica, tendenza al dominio o al controllo oppure fondati sulla diffidenza (quando non sulla paranoia) o tendenti all’aggressività più o meno agìta, potrebbero a ben vedere configurarsi come la manifestazione di inconsce iper-compensazioni in soggetti rimasti impantanati nella fase evolutiva appena descritta. Si tratta di persone, il cui egocentrismo ostinato e persistente, risiede proprio in quella che Piaget descriveva come incapacità di percepire la differenza tra il proprio punto di vista e quello degli altri; individui che si sentono al centro del mondo e considerano gli altri alla stregua di meri satelliti.

Identikit dell’EGOcentrico

L’EGOcentrico è in genere inconsapevole di esserlo e questo aggrava il suo potenziale distruttivo all’interno delle relazioni interpersonali; incapace di mettersi in discussione, di rivedere le proprie posizioni o le modalità comunicative con cui le esprime, in caso di incomprensione attribuisce all’altro ogni responsabilità, creando labirinti relazionali a vicolo cieco. L’incapacità di spostare il focus da se stesso all’altro, spesso induce l’EGOcentrico a pensare che tutto gli sia dovuto e a convincersi di non avere alcun debito nei confronti di un mondo deputato a soddisfare i suoi desideri (alla stessa stregua del bambino di tre anni che, incapace di comprenderne e condividerne le legittime ragioni, al parco si dimena tra capricci e pianti disperati dopo il rifiuto della mamma di acquistargli l’ennesimo palloncino). La risultante comportamentale di tale processo cognitivo è spesso un atteggiamento di ingratitudine. L’EGOcentrico non conosce la reciprocità, non ha familiarità con lo scambio, ignora la riconoscenza: accusa l’altro di non farsi mai sentire, senza mai fare il primo passo nè assicurarsi che non vi siano alla base del silenzio altrui dei gravi impedimenti; pretende che l’altro soddisfi i suoi bisogni (o addirittura li anticipi) senza neppure sforzarsi di manifestarli (“Mi conosci no? Avresti dovuto capire che…”); non si lascia neppure sfiorare dall’idea di dover ringraziare dopo aver ricevuto una telefonata inaspettata, nè di dover ricambiare un invito.
Alla base di tale atteggiamento fondato sull’ingratitudine, è possibile rintracciare un deficit nel modello delle esperienze affettive precoci che produce un sostanziale disconoscimento del valore affettivo (ed etico) della reciprocità.

Egocentrismo versus narcisismo patologico

L’EGOcentrico appare arroccato su una posizione di incomprensibile pretesa. Non si tratta del piedistallo del narcisismo patologico (con il quale ha pur sempre molte similitudini), dal quale il narcisista guarda al mondo come ad un pubblico plaudente da strumentalizzare per i propri fini opportunistici, senza provare alcuna empatia né sperimentare alcun sentimento di rimorso; si tratta più verosimilmente di un buffo trespolo, che per l’EGOcentrico coincide però con l’ombelico del mondo, ovvero con l’unica prospettiva possibile (non l’unica “valida” come per il narcisista!) da cui guardare la realtà; tutti gli altri, per l’EGOcentrico, rappresentano (sebbene non degli individui inferiori da sfruttare come per il narcisista!) dei coinquilini che soggiornano comodamente sui meridiani e paralleli. Chiunque descrivesse il mondo in base alle proprie coordinate, agli occhi dell’EGOcentrico, semplicemente avrebbe torto (o sarebbe folle). Se al narcisista, la prospettiva dell’altro non interessa (a meno che non gli consenta di perseguire uno scopo personale o non si presti a divenire materiale da manipolare). per l’EGOcentrico, semplicemente non esiste!
La mancanza di sane esperienze affettive precoci nella prima infanzia e un’educazione emotiva fondata più sulla logica del possesso, che su quella del dono e della reciprocità, in alcuni casi, si associano ad atteggiamenti di rivalsa nei confronti di chi, involontariamente diviene fonte di frustrazione. Accade quando l’egocentrismo e l’ingratitudine si associano ad un sentimento non elaborato di invidia (nell’accezione Kleiniana), ad una mancata integrazione del Sè e a meccanismi difensivi altamente disfunzionali: una combinazione che avvicina l’egocentrismo fin qui descritto, alla patologia narcisistica, una categoria diagnostica, questa sì, ben definita e chiaramente identificabile.

Psicopatologia sociale tra vittimismo per convenienza ed egocentrismo di ritorno

Quella fin qui descritta, rappresenta (a differenza del narcisismo patologico) solo il frutto di alcune riflessioni personali, nutrite anche dalla lettura dell’ultimo lavoro di Vittorino Andreoli; dall’eloquente titolo “Ma siamo matti”. Attraverso un assai improbabile processo di valutazione diagnostica di un paziente speciale, il popolo italiano, lo psichiatra ne analizza i sintomi e ne descrive le compromissioni funzionali in modo minuzioso, tralasciando però a mio modesto avviso, alcuni elementi di psicopatologia, sempre più diffusi e insidiosi. Nella società contemporanea, che più volte in questo blog ho assimilato ad una “fabbrica dell’effimero“, fondata in gran parte sull’iper – sessualizzazione, l’ostentazione narcisistica del corpo e l’oggettivazione dei sentimenti, si assiste sempre più, infatti, al proliferare di alcune specifiche forme di “psicopatologia sociale”, di per sé prive di qualunque fondamento scientifico e perciò descritte, da parte mia, con intento volutamente provocatorio: tra tutte spiccano il vittimismo (di cui ho già abbondantemente scritto qui e qui), la rigidità mentale (che ho approfondito in questo articolo), le vanità virtuali (in questo post) e, appunto, l’egocentrismo smisurato. Tutti mali figli dei nostri tempi, derivati dalla stessa matrice; una sorta di fissazione/regressione a quel lontano periodo della vita infantile che bisognerebbe lasciarsi alle spalle, per approdare a quei livelli di maturità affettiva e di capacità relazionali, indispensabili per la salute delle relazioni interpersonali.
Con questo articolo mi auguro allora di promuovere una riflessione sia in chi è alle prese con il “delirio” di onnipotenza infantile di amici, partner o colleghi (
ricordando che sebbene chiunque possa proporci un gioco, è sempre possibile “rifiutare l’offerta e andare avanti”), sia in chi, nonostante i baffi o i tacchi a spillo e qualche ruga, non ha ancora deposto la bacchetta magica in soffitta, nel baule dei vecchi giocattoli!

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13 pensieri su “La Sindrome dell’Egocentrico Attempato

  1. La battuta sul rifiutare l’offerta e andare avanti dovrebbe indirre l’albo degli sqeueZzaCervelli a radiarla! Perché è radiosa come battuta 😆. Io sono così egocentrico che non ho la sindrome ma la Sindone dell’egocentrico. Non so se li spiego…

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    • Gentile Avvocatolo, dovrebbe provare a linkare sul testo della battuta che ha trovato così “radiosa” e leggere l’articolo sui “giochi” relazionali: potrebbe scoprire che le “regole” sono sempre condivise e incorrere in una ferita narcisistica oppure trovare una posizione ancora più comoda da cui guardare i satelliti che le ruotano intorno. In attesa di un nuovo commento, vi do il benvenuto! A lei e alla sua Sindone per la quale non è previsto alcun supplemento di prezzo! Così come non è prevista alcuna retta per l’iscrizione all”albo degli sqeueZzaCervelli che è riservato esclusivamente a chi considera “Dolcissima la vita nella completa assenza di senno”.A questo punto, se non ha obiezioni, direi che ce n’è abbastanza per unirmi ai suoi cinque spontaneissimi lettori! 😉 Con permesso!

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  2. Quanti mali figli dei nostri tempi! Il vittimismo dilaga tra grandi e piccini. Qualunque cosa accada è colpa del compagno bullo, del collega invidioso, della vicina spiona o del fidanzato vampiro! Mai nessuno che si chieda quali sono le proprie responsabilità. L’egocentrismo poi è un virus che non lascia scampo: tutti al centro dell’attenzione, tutti bravi e meritevoli; incapaci di guardare il punto di vista dell’altro e di accettarne l’esistenza. Le sue riflessioni sono sempre acute e molto veritiere. Apre squarci su argomenti che interessano tutti noi con toni pacati chiari e accessibili anche a chi come me fa tutt’altro nella vita e non ha mai tifato per psicologi e affini! Leggere i suoi contributi ogni volta regala spunti di riflessione importanti, anche quando le tematiche affrontate ci colpiscono in prima persona. Buona serata! Federica

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  3. Ah quanta verità! Ne ho conosciuto uno che rispondeva perfettamente alla descrizione. E’ stato il mio uomo per poco tempo. A breve è diventato il mio ex!!

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  4. Pingback: Sul Vittimismo | Psiche Nessuno e Centomila

  5. Perché non mettersi mai in discussione … Ma perché non riflettere su quali possono essere le nostre responsabilità. Non c’ è nulla di male a riconoscere i propri errori e chiedere scusa! Articolo interessante.

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  6. Grazie….temo di essere un’egocentrica pura -inconsapevole fin qui- che ha tutta l’intenzione di andare oltre,,,,non so bene come fare ma penso che rendersene conto sia un buon punto di partenza. Ho letto l’articolo, lo rileggerò più volte

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