Intrappolati nella Rete: la Dipendenza da Internet

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Negli ultimi anni, la diffusione delle nuove tecnologie ha inevitabilmente introdotto profondi mutamenti nella nostra società, incidendo in modo significativo sulle abitudini dei singoli e sui tradizionali processi comunicativi. Il costante e massiccio uso della Rete, infatti, da un lato ha prodotto profondi mutamenti nelle interazioni interpersonali, dall’altro, ha inciso profondamente suoi processi cognitivi del singolo, obbligandolo ad adeguare le proprie funzioni cognitive al funzionamento di dispositivi elettronici privi di facoltà mentali.
A fronte di questi cambiamenti, da qualche anno ormai, gli “addetti ai lavori” hanno iniziato ad interrogarsi su tutti quei fenomeni apparsi di recente nella pratica clinica e confluiti nell’acronimo “IAD” (Internet Addiction Disorder). Esistono varie declinazioni di questa categoria, che vanno dalla Cybersex addiction (attività che provoca eccitazione sessuale come la ricerca di materiale pornografico o la frequentazione di chat erotiche) alla Cyber relational addiction (bisogno ossessivo di instaurare relazioni amicali o affettive con persone incontrate on-line), dalla Information overload (ricerca ossessiva di informazioni) alla dipendenza dai giochi virtuali interattivi. Secondo il Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza realizzato da Eurispes e da Telefono azzurro e pubblicato nel 2011, quasi un ragazzo su 5 avverte irrequietezza e nervosismo quando non può accedere alla Rete e il 17,2% dei giovani ha cercato invano di ridurne l’uso. L’anno successivo, una ricerca realizzata presso l’Ospedale di Cremona, dal titolo Internet Addiction Disorder Prevalence in an Italian Student Population, ha rivelato che il 94,19% degli utenti Internet fa un uso normale del mezzo, il 5,01% è moderatamente dipendente, lo 0,79% lo è seriamente. I dati in proposito sono scarsi, contraddittori e, a mio avviso, fin troppo ottimistici. E’ doveroso sottolineare che gli psichiatri dell’Apa, ovvero l’Associazione Professionale Americana che ha redatto il Dsm-V (l’ultima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), hanno deciso di NON aggiungere l’Internet Addiction Disorder tra le categorie diagnostiche ma, non sottovalutandone la portata, hanno suggerito ulteriori approfondimenti in merito a tale fenomeno (“parcheggiandola” tra le diagnosi sperimentali, prive di valore legale e assicurativo). Alla luce della doverosa premessa, potremmo definire l’lnternet Addiction Disorder (IAD) un uso smodato di Internet (secondo alcune fonti, oltre le 40 ore settimanali), spesso correlato a importanti problemi sociali e relazionali e capace di generare veri e propri sintomi di astinenza; si può ragionevolmente parlare di tale fenomeno quando un utente che inizialmente avverte solo il bisogno di aumentare il tempo trascorso on line, in una fase successiva non riesce più a sospendere, o quanto meno a ridurre, l’uso di Internet e quando tale uso smodato inficia la qualità delle sue relazioni interpersonali, lo induce al ritiro sociale, compromette il suo “funzionamento” nell’area sociale, affettiva, lavorativa o sessuale. Doveroso aggiungere infine, che non vi è una definizione univoca della dipendenza da Internet in quanto, come premesso, non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, quanto un sintomo (o un insieme di sintomi) spesso correlati a differenti quadri diagnostici e clinici aventi come matrice comune il dis – controllo degli impulsi.

IAD: elementi di psicopatologia

L’assenza di comunicazione non verbale e l’impossibilità di decodificare messaggi legati alla gestualità, alla mimica facciale, alla postura dell’altro, impoveriscono l’interazione virtuale, privandola di un bagaglio di informazioni di prioritaria importanza. La postazione virtuale dietro la quale è possibile nascondersi, la possibilità di celare la propria identità dietro un nickname particolarmente attraente e quella di selezionare minuziosamente le informazioni che si sceglie di dare in pasto agli altri, generano un vissuto di comprensibile gratificazione narcisistica, che si associa, nei casi di grave “intossicazione”, a preoccupanti vissuti di onnipotenza e/o depersonalizzazione.
La comunicazione in Rete comporta in aggiunta una tipica alterazione temporale che chiunque ne abbia fatto esperienza ha avuto modo di constatare personalmente (sorprendendosi di essere rimasto connesso molto più tempo rispetto a quanto ci si era ripromessi di fare!); ciò accade sia perchè la comunicazione on line è molto più lenta, sia perchè la molteplicità degli stimoli richiede una mobilitazione consistente delle proprie capacità attentive. La Rete offre infatti, un’iperstimolazione (si consulta un sito, poi si accede alla casella di posta elettronica, nel frattempo si risponde ad una conversazione in chat su Facebook e si ascolta un video musicale su You Tube): uno stato di cose che azzera le attese e riduce la propria capacità di tollerarne il peso; e l’incapacità di attendere è proprio alla base del dis-controllo degli impulsi! Nei casi estremi, la distorsione temporale descritta può addirittura far registrare un’alterazione del ritmo – sonno veglia. Al pari del tempo, anche la percezione spaziale subisce importanti modifiche perchè la realtà virtuale stravolge i concetti di distanza fisica ed emotiva (oltre a quello di intimità e ci rende, paradossalmente, meno tolleranti proprio al vissuto di solitudine).
La nostra identità si sviluppa nell’interazione sociale: nel mondo virtuale il nostro Sé deve compiere lo sforzo congiunto di mantenere la propria coesione interna e al contempo di integrare le informazioni che provengono dalla Rete. L’uso massiccio di Internet può allora restringere significativamente il campo di interessi personali, contribuire all’alienazione sociale e influire in modo significativo anche sulla percezione del Sé, portando, nei casi più gravi, ad un processo di frammentazione dello stesso dovuto alla molteplicità di stimoli tra loro incoerenti.
Alcuni teorici, hanno avanzato l’ipotesi in base alla quale al pari del modo in cui l’abuso di alcool o droga serva a contenere gravi stati d’ansia e si ponga come risposta inadeguata ad un mondo vissuto come “aggressivo” e “indifferente”, anche quello della Rete possa avere la medesima funzione.
Altri studiosi hanno avanzato l’ipotesi in base alla quale l’uso sfrenato di internet possa avere qualche correlazione con i modelli di attaccamento precoci: pur in assenza di studi dettagliati sull’argomento, sembrerebbe esserci infatti, una significativa prevalenza di stili evitanti tra i soggetti affetti da questo tipo di dipendenza. Se tale correlazione fosse in futuro confermata, spiegherebbe in larga parte la tendenza di queste persone a privilegiare le relazioni esterne mediate con quei dispositivi elettronici (Pc, Smartphone ecc) che gli consentono di sentirsi “protetti”: in tal caso, lo “schermo” del dispositivo farebbe da “schermo” tra sè e gli altri e la distanza fisica consentita dalla chat gli consentirebbe di aggirare le strategie di evitamento abituali; un’ipotesi teorica in accordo anche con la rilevazione di tratti schizoidi nella struttura di personalità di molti di questi soggetti.

Come liberarsi dalla dipendenza da Internet?

E’ doveroso ricordare che la dipendenza da Internet (così come quella da alcool o sostanze psicotrope) è sempre la manifestazione di problemi più profondi e serve a compensare un vuoto interiore attraverso un consumo compulsivo di qualcosa che almeno temporaneamente appaga e dona sollievo al disagio interiore. Come spesso accade, la perdita di controllo è la manifestazione di un problema sottostante: occuparsi della punta dell’iceberg non contribuisce a risolverlo! Per tali ragioni, è sempre controproducente assumere comportamenti aggressivi e coatti (staccare il modem senza preavviso, negare l’accesso a Internet ..) perché si corre il rischio di accentuare il problema; atteggiamenti questi, molto diffusi tra gli adulti (che potremmo definire i “digitali di adozione”) nei confronti dei “nativi digitali”, quando si ostinano a voler combattere l’uso smodato di Internet da parte di figli e nipoti, senza (pre)occuparsi del disagio affettivo, relazionale, emotivo sottostante.
Nei casi più gravi, è consigliabile, come sempre, ricorrere all’aiuto professionale di un esperto, utile a favorire l’uscita dalla dipendenza da internet in modo stabile e duraturo nel tempo, lavorando sulle problematiche profonde che hanno contribuito al suo sviluppo (non di rado legati alla bassa autostima e all’insicurezza) e favorendo la sostituzione di strategie disfunzionali con altre più adattive.

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5 pensieri su “Intrappolati nella Rete: la Dipendenza da Internet

  1. Pingback: Sè Ideale e Vanità Virtuali | Psiche Nessuno e Centomila

  2. Questo blog riesce a farti passare dalla commozione (il padre imperfetto) alla riflessione (sofferenza emotiva) all’informazione (il conselor) con una forma di scrittura che non annoia mai. Complimenti dottoressa Arso per la sua profesionalità. Alina

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  3. Pingback: La Trappola della Dipendenza Affettiva | Psiche Nessuno e Centomila

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