Il Narcisismo del Counselor

Annarita Arso Psicologa Brindisi

E’ sufficiente navigare in Rete, per rendersi conto che, a cadenza quasi quotidiana, spuntano come funghi siti, blog e pagine Facebook incentrati sul “narcisismo patologico” (quando non anche sulle dipendenze affettive, la manipolazione, gli attacchi di panico e i disturbi alimentari). Trattandosi di tematiche a me molto care per ovvi motivi professionali, tutte le volte scelgo di visitarli con l’entusiasmo di confrontarmi con qualche collega attento e preparato o di ricevere qualche aggiornamento utile (esiti di ricerche sperimentali, pubblicazioni recenti, revisione di criteri diagnostici avanzata da qualche autorevole esponente d’Oltreoceano, divulgazioni utili all’utenza ecc) salvo incappare, nella grandissima maggioranza dei casi, in spazi virtuali gestiti da “counselor” o da “coach” di qualche non meglio identificato orientamento psico-pedagogico-filosofico-religioso! La crescita esponenziale di tali spazi va di pari passo con il diffondersi di un atteggiamento culturale sempre più diffuso e, a mio avviso, molto pericoloso, tendente alla “patologizzazione della normalità”, ovvero alla tendenza ad attribuire impropriamente “etichette diagnostiche” (tra cui “Perverso Narcisista” sembrerebbe essere quella più in voga!) a chiunque semplicemente non soddisfi le nostre aspettative (al partner che ci ha deluso, all’amica del cuore che ha tradito la nostra fiducia, al capoufficio che ci ha assegnato turni lavorativi poco compatibili con quelli della palestra!).
Tale fenomeno mi preoccupa e mi allarma per una molteplicità di ragioni che cercherò qui di seguito di sintetizzare.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità

La prima doverosa considerazione è che il termine “narcisismo” non ha un’accezione negativa intrinseca! Esso caratterizza alcune importantissime fasi evolutive del bambino e rappresenta un fattore cruciale per lo sviluppo ed il consolidamento dell’autostima, della sicurezza in se stessi e della fiducia nelle proprie possibilità. Basterebbe questo per comprendere come espressioni del tipo “il mio ex era un narcisista, come svincolarsi da una relazione con un narcisista, come sfuggire alla manipolazione del narciso” siano di per se, aride di significato e derivino da alcune improprie distorsioni del termine in oggetto.
Quando è lecito parlare di narcisismo patologico? Cosa si intende con tale espressione? Esiste questa categoria diagnostica? Proviamo a chiarire ancora qualche dubbio: i cosiddetti “Disturbi di personalità” sono suddivisi in tre categorie dette “cluster”; quello narcisistico appartiene al cluster B e viene identificato (come per tutti gli altri) dalla presenza di alcuni specifici criteri diagnostici confluenti in un cosiddetto “pattern pervasivo e duraturo”. I Disturbi di personalità, in moltissimi casi, presentano sovrapposizioni tra loro (noi le definiamo comorbilità), tanto che Kernberg, già citato in molti miei articoli e fondatore della “Psicologia dell’Io-Relazioni oggettuali”, (coniugazione della teoria pulsionale Freudiana, delle teorizzazioni Kleiniane e della psicologia dell’Io) già qualche decennio fa ci ha invitato ad avviare l’iter diagnostico attraverso la valutazione contestuale del funzionamento globale (ovvero delle tre istanze psichiche per eccellenza – Io, Es e Super-Io) e degli esiti delle relazioni oggettuali interiorizzate (durante le precoci relazioni con i caregivers); lo strumento elitario per questo studioso resta il colloquio clinico centrato sulla sintomatologia, sui conflitti del paziente e sulle peculiari modalità con cui le descrive nel setting clinico.
Se ne deduce che specifiche competenze del Professionista (e non dell’abusivo travestito) consentono di far emergere quella che viene definita l’organizzazione difensiva “strutturale” predominante nel funzionamento psichico del paziente e di raccogliere tutti i dati anamnestici utili a collocare il soggetto in una delle tre possibili “organizzazioni fondamentali di personalità” (ovvero quella nevrotica, quella psicotica o quella intermedia detta non a caso borderline, in cui rientra proprio il Disturbo narcisistico). Aggiungo che tali “organizzazioni” sono precise modalità di funzionamento intrapsichico rilevabili attraverso altrettanto specifici (e non improvvisati) parametri (il grado di integrazione o dispersione dell’identità, i meccanismi di difesa utilizzati e l’eventuale compromissione dell’esame di realtà). Basti questa brevissima esemplificazione procedurale per farvi cogliere la complessità di un percorso diagnostico che possa ragionevolmente e legittimamente condurre a tale complessa diagnosi.

Chi può fare diagnosi

Negli ultimi anni, in Italia, si è assistito al fiorire di scuole di counseling (numerose quasi quanto i siti che impropriamente si occupano di Disturbi di personalità dell’area Borderline, e di psicopatologia in generale, contribuendo all’uso pericolosamente inappropriato di categorie diagnostiche e valutazioni complesse proprie di alcune specifiche figure professionali!). L’ offerta formativa proposta da tali scuole pare degna dei menù dei più rinomati fast food americani: in Rete si trovano corsi di counseling bioenergetico, sciamanico, pastorale, psicologico e per i palati più raffinati, quello “per la riprogrammazione energetica mentale spirituale”). Lo scopo del counseling è quello di aiutare il cliente ad “esplorare e riconoscere i propri schemi d’azione e di pensiero e aumentare il livello di consapevolezza (?!)”.
Per il suo specifico settore di intervento (?!) il counselor non va confuso con altre figure professionali: la sua attività NON prevede l’utilizzo di tecniche e metodologie di intervento proprie dello Psicologo e dello Psicoterapeuta (figure professionali sanitarie!). Lo Psicologo è infatti un professionista che ha compiuto un lungo processo formativo (una Laurea in Psicologia legalmente conseguita presso un’Università Italiana, un Tirocinio Formativo della durata di un anno effettuato con la supervisione di un tutor professionista, il superamento dell’Esame di Stato e l’iscrizione all’Albo degli Psicologi della Regione di appartenenza). Tale iter gli permette di fare diagnosi, valutazioni, interventi di prevenzione; non può “curare” (salvo che non abbia conseguito anche il titolo di Psicoterapeuta!) e non può prescrivere farmaci (competenza dello Psichiatra).
Al contrario di quella dello psicologo, la figura professionale del counselor NON è attualmente regolamentata dalla Normativa Italiana, né per quanto riguarda il percorso formativo necessario per conseguire il titolo, né per quanto riguarda la natura e l’oggetto della propria prestazione professionale. Aggiungo anzi, senza timore di essere smentita che, per la Normativa Italiana, il counseling nelle relazioni di aiuto è di fatto counseling psicologico e rientra a tutti gli effetti negli atti tipici della professione di Psicologo, come stabilito dalla Legge 56/89!!

Relazioni d’aiuto e Relazioni abusive

Osservando l’ambiente culturale in cui siamo immersi (e di cui mi sono occupata qui e qui), mi tornano alla mente le acute osservazioni di Gabbard (1995), quando sosteneva quanto fosse problematico “determinare quali tratti indichino un Disturbo di personalità narcisistico e quali tratti siano dei semplici adattamenti culturali”. E se una colonna portante della psicologia contemporanea ha l’umiltà di sollevare tale interrogativo, mi chiedo come possano non farlo coloro che, pur non avendo alcuna competenza legittimamente riconosciuta in materia, dispensano a pieni polmoni lezioni sull’eziologia, lo sviluppo e il riconoscimento di quadri psicopatologici di enorme complessità, completando le proprie dissertazioni con la promozione di “incontri” per uscire dalla dipendenza affettiva e affini (al limite dell’esercizio abusivo della professione psicologica!).
E allora non resta che invitare tutti coloro che si interessano per pura curiosità intellettuale di tematiche psicologiche (o a maggior ragione, che stanno vivendo una situazione di reale disagio psicologico e necessitano di sostegno professionale) di verificare sempre l’autorevolezza delle fonti. Quando digitate una parola chiave in Rete, selezionate quanto vi viene proposto dai motori di ricerca, verificate l’identità dell’Autore dei siti visitati e accertatevi che abbia competenza certificata nel settore. Soprattutto, quando cercate un professionista a cui richiedere una consulenza psicologica, verificate sempre che il suo nome compaia nell’Albo Nazionale degli Psicologi (e che sia abilitato anche all’esercizio della psicoterapia se è questo il servizio di cui necessitate).
Ricordate infine, che quanto leggerete in merito alla diagnosi di Disturbi narcisistico e dipendente di personalità su siti o pagine Facebook gestite da persone professionalmente NON qualificate a trattare la psicopatologia, ha più o meno la medesima validità scientifica di quanto possa dirvi sul tema la vostra simpatica dirimpettaia! Pertanto, continuate pure a farlo se vi fa piacere, per diletto o piacevole lettura (o anche solo per il vezzo di appagare la dilagante fame narcisistica di “like”!): approcciatevi però alle informazioni trasmesse con la medesima leggerezza con cui tra qualche mese, sotto l’ombrellone, farete il “test di personalità” proposto da qualche rivista di gossip, a cavallo tra il servizio sul vincitore dell’ultimo reality e quello sull’outfit di tendenza per la prossima stagione!

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4 pensieri su “Il Narcisismo del Counselor

  1. Buonasera dottoressa. Sono una studentessa di psicologia e da tempo seguo il suo blog che trovo un mix di scrittura giornalistica e articoli tecnici. Questo articolo più di altri mi suscita quest’impressione. Trovo che gli Ordini dovrebbero fare di più: sono solo agli inizi ma già sono preoccupata dalle possibilità occupazionali; credo molto in quello che studio e nella possibilità di lavorare nell’ambito della relazione di aiuto; penso però che ad essere tutelati dovrebbero essere sia l’utenza (non vi è dubbio) che le categoria che lavora nel suo interesse (gli psicologi). Grazie se leggendo questo commento non lo cestinerà ritenendolo poco interessante. Buon lavoro.

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  2. Non posso che trovarmi in perfetto accordo con quanto è stato scritto in questo articolo! Purtroppo il problema non è solo il fatto che counsellor e altre figure “para-psicologiche” stiano spuntando come funghi e che si permettano di trattare argomenti che non padroneggiano, ma che addirittura molti di essi fanno un vanto del NON essere psicologi (“siamo counsellor, non strizzacervelli”). Questo non solo crea confusione nelle persone che cercano aiuto, ma vanifica i tentativi di tutti noi professionisti che cerchiamo di ridare alla psicologia il suo vero significato, facendo conoscere al “grande pubblico” le sue vere potenzialità!
    Orgoglio professionale ferito a parte, complimenti per l’articolo di cui ho apprezzato la chiarezza e il rigore scientifico, e adorato l’ultimo paragrafo… davvero spettacolare!

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