Coerenza o Rigidità mentale?

Annarita Arso Psicologa Brindisi

Si narra che un giorno, il noto statista inglese Winston Churchill, facendo riferimento ad alcuni personali errori di valutazione, ammise di aver dovuto molte volte rimangiarsi le proprie parole e di aver trovato questa “dieta” un buon esercizio per la propria salute. Non conosco la fonte ufficiale di tale dichiarazione, né sono certa della sua attendibilità; eppure trovo tale frase così potente dal punto di vista comunicativo, da trarne un valido suggerimento per imparare e “riconoscere, assorbire e digerire” quella parte di se stessi meno incline al cambiamento. La coerenza infatti, è un valore, solo se misurata nel tempo presente: confrontare le azioni del passato con quelle attuali, o peggio ancora, adattare quelle future a quello che siamo e sentiamo in questo istante, è il miglior modo per auto – imporsi un limite invalicabile e al contempo, per auto – sabotare ogni possibilità di superamento del limite stesso. E allora, se è vero che il più delle volte la coerenza è un valore (quando è sinonimo di impegno, responsabilità e capacità di mantenere la parola la data!), quando ci impedisce di rivedere le proprie convinzioni, si trasforma in un elegante abito per rivestire la propria rigidità di pensiero, una scarsa flessibilità cognitiva e una pericolosa chiusura mentale. 

Cosa significa “essere coerenti”?

Forse non tutti sanno che la parola “coerenza” richiama etimologicamente “un’ intima connessione tra le parti”: connessione che richiama a sua volta il concetto di “integrazione”, un costrutto teorico molto caro ai clinici. “Essere integrati” per Kernberg rappresenta un presupposto fondamentale per il proprio Sé: chi è integrato ha un’identità ben definita, non percepisce gli altri come suddivisi nelle dicotomiche categorie dei “buoni” e dei “cattivi”, non ha bisogno di cercarsi nemici esterni per deresponsabilizzarsi dai propri errori e non proietta sul mondo esterno quella scomoda Ombra che ricorda i propri lati oscuri.
Quando Gandhi afferma che “saremmo completamente perduti se cercassimo di vivere mostrando che non vi è stata nessuna contraddizione nel corso della nostra vita”, ci invita a prendere atto delle molteplici sfumature della nostra personalità: solo chi è sufficientemente in grado di guardarsi dentro, di dialogare con l’immagine riflessa allo specchio e di accettare i propri limiti, si dimostra capace di armonizzare il proprio mondo interno con ciò che accade fuori, creando “un’intima connessione” anche con le parti di Sé meno gradevoli. Ecco allora, che “essere coerenti” significa affermare se stessi senza negare l’evidenza dei fatti e dimostrare di essere capaci di adattarsi ai cambiamenti in corso; diviene altresì un monito a prendere atto dei propri errori, a guardare negli occhi i propri limiti e a cambiare quelle regole del gioco che si sono palesemente rivelate improduttive o dannose.
L’atteggiamento, comune a molti, di difendere a spada tratta alcune posizioni, nasce da un equivoco di fondo che li spinge a confondere la coerenza (così come l’abbiamo fin qui descritta) con la rigidità mentale. In quest’accezione negativa, Alfred Adler, noto psicoanalista austriaco, amava sostenere che “la sola virtù della coerenza è la prevedibilità” e che per questo motivo i più la usano come alibi “per evitare di rischiare”. Arroccarsi su posizioni sterili, finalizzate a difendere assurde “questioni di principio”, anche quando è stato palesemente commesso un errore (fosse anche solo di valutazione) o quando sono intervenuti dei cambiamenti significativi rispetto alla status quo ante, spesso è una lungimirante spia di un fragile senso di sicurezza in se stessi. Chi ha una buona autostima e nutre fiducia nelle proprie possibilità, infatti, non teme di riconoscere i propri errori, né di impegnarsi a porvi rimedio; chi invece si ostina a restare aggrappato ad una sterile opinione oppure ad un progetto rivelatosi fallimentare o, peggio ancora, a qualche astratto valore di riferimento che pretende venga condiviso da tutti, nasconde il timore di apparire fragile e insicuro, rivelando in tal modo agli occhi del mondo, proprio quella vulnerabilità che cerca di nascondere.

Rigidità mentale e Relazioni pericolose

Quali effetti produce la rigidità mentale all’interno di una relazione interpersonale (amicale, amorosa, professionale ecc.)? Non di rado dietro la rigidità di chi si arrocca su sterili e infruttuose posizioni, si cela una buona dose di risentimento e di aggressività inespressa nei confronti dell’altro (del partner, di un familiare ecc.). Chi si nutre di orgoglio e non porge mai la mano, chi si erge a “paladino della giustizia” anche quando non è stato perpetrato alcun torto, chi tira pretestuosamente in ballo questioni datate per giustificare le attuali mancanze, spesso cerca, a livello profondo, di recuperare un credito che pensa gli spetti di diritto: è come se agisse per placare un insaziabile sentimento di ingiustizia che affonda le proprie radici in un polveroso passato.
Riaprire porte che si era deciso di chiudere per rabbia o dolore (superfluo dire che non mi riferisco a situazioni estreme e disfunzionali, come relazioni con partner maltrattanti!), non significa essere deboli e ancor meno denota incoerenza: il più delle volte costituisce un banco di prova per testare la propria capacità di fronteggiare le difficoltà e di superare quei vissuti che in un altro momento della propria vita hanno procurato uno scossone nella nostra imperturbabile quotidianità. E’ ovvio, che fare un passo avanti verso qualcuno che ci ha deluso, implica a maggior ragione che l’altro lo faccia verso di noi, consapevole dei propri errori e disposto a porvi rimedio. Mostrarsi disponibile verso chi, pur avendo collezionato delle mancanze nei nostri confronti, non è disposto a sua volta a discutere il proprio contributo nella genesi del conflitto e sceglie di nascondersi dietro l’alibi della propria illusoria coerenza, ci spiana la strada verso un nuovo potenziale fallimento relazionale. In questi casi, fare due passi indietro, dimostrando di saper analizzare adeguatamente ciò che ci accade e di sapersi adattare in modo congruo, rappresenta allora il miglior biglietto da visita della propria coerenza! In caso contrario, si rischia di restare impigliati in una fitta trama di rapporti interpersonali complicati, dove il compromesso non è consentito ed il conflitto la fa da padrone.

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3 pensieri su “Coerenza o Rigidità mentale?

  1. In quest’analisi rientrano anche i cattolici bigotti che sputano sentenze sulla base di una presunta Verità assoluta inculcatagli da ecclesiastici con omosessualità latente? Sono anch’io intollerante, lo ammetto, nei confronti di coloro che non accettano chi aderisce a valori diversi (non sbagliati ma diversi dai propri!), discriminando chi per credo religioso o orientamento sessuale la pensa in modo diverso! Si dicono coerenti con se stessi, ma nascondono solo la loro incapacità di guardare oltre il proprio naso e di togliersi i paraocchi!

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  2. Pingback: La Sindrome dell’Egocentrico Attempato | Psiche Nessuno e Centomila

  3. Personalmente sento di essere”costretta” in questo periodo nella mia pelle, cerco di analizzare la mia vita, il mio carattere, il mio vissuto e ciò che mi riguarda e che mi circonda, molto a fondo. Direi quasi come scavare per cercare il vero. Una delle cose a cui non riesco a darmi risposta è: essendo che non fatico ad ammettere i miei errori quando sbaglio e addirittura anche quando lo sbaglio non è il mio, perché una moltitudine di persone non sono in grado di guardarsi dentro ed essere umili? perché devono continuamente cercare di salvarsi la faccia per paura di dartela vinta? perché le persone devono continuamente aver paura di quello che le circonda? Perché non fatico a mettere a nudo il mio animo? perché riesco sempre ad essere cosi comprensiva nei confronti di tutti dicendomi che ognuno di noi ha il suo perché che lo porta ad agire in un certo modo? perché sento di essere così naturale e spontanea nell’amore che provo verso il prossimo ma così debole quando mi accorgo che chi ho davanti non è in grado di essere così profondo, da addirittura dovermi salvare da esso per evitare di essere contaminata? Da due anni a questa parte ho perso l’entusiasmo che avevo nel vedere sempre la cosa positiva anche quando le cose non andavano, trovavo sempre la soluzione nell’immediato e chi avevo attorno mi ha contaminato con la propria bassa autostima e ora sono diventata così anche io. Capisco che sono fasi della vita che vanno vissute, ma non riesco ad accettare di essermi persa. Non riesco ad accettare di aver nascosto da qualche parte quella bimba spontanea, affettuosa e ribelle che ero. Si cresce… e ho paura di non ritrovala più.

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