Io dico Basta!

Annarita Arso Psicologa Brindisis

Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. I dati pubblicati dall’Eures (Istituto di Statistica Europeo) sul tema della violenza perpetrata a danno del sesso femminile, fotografano una realtà agghiacciante: solo nel nostro Paese, lo scorso anno si è registrato un aumento del 13% di femminicidi, oltre la metà dei quali avvenuti all’interno di una relazione “affettiva”; tali dati raccontano un’emergenza sociale che non è più possibile ignorare perché mina alla base i valori imprescindibili su cui una società “civile” degna di tale appellativo, dovrebbe fondarsi.Quello del femminicidio è un fenomeno estremamente complesso e di non facile risoluzione, che scaturisce da un intricato intreccio di variabili individuali e sociali. Soprattutto è un tema solo parzialmente connesso al mondo della Giustizia che pur (e le va dato atto) negli ultimi anni ha dimostrato una maggiore attenzione in merito, migliorando e rinnovando gli strumenti giuridici atti a punire condotte lesive nei confronti della persona (si pensi ad es. all’istituzione del reato di stolking, all’aumento delle pene per quello di violenza domestica, all’irrevocabilità delle querele sporte per maltrattamenti, al patrocinio gratuito per le vittime e alle corsie preferenziali dei processi per maltrattamento).
Purtroppo, quella repressiva è solo una faccia della medaglia e di certo non quella risolutiva. La matrice del fenomeno è innanzitutto culturale e richiede un intervento massiccio e duraturo sul fronte della prevenzione primaria; un intervento che richiede la mobilitazione generale delle agenzie educative, del mondo dell’informazione e di quello della politica. Vi è un problema di natura educativa che non è più possibile ignorare e che non ha nulla a che vedere con l’assetto valoriale precostituito di poetica reminiscenza e di matrice bigotta: la nostra società sembra ignorare l’Altro nella sua dimensione più autentica; il Rispetto è un’optional di cui si può fare a meno, l’Ascolto una noiosa pratica a cui ci si può arbitrariamente sottrarre, l’Attenzione una delle tante voci del vocabolario.

Cultura della perversione narcisistica e logica dell’usa e getta

In un recente post, ho definito quella contemporanea, “cultura della perversione narcisistica”: un’espressione forte che intendeva denunciare la tendenza sempre più marcata di guardare a se stessi come unità di misura del mondo circostante. Un atteggiamento che esula dalla personale e legittima prospettiva dalla quale ognuno di noi fa esperienza dell’ambiente circostante e che si veste di supponente auto – refenzialità, sfrenato egocentrismo e abietto individualismo. Atteggiamenti che inevitabilmente si traducono in un distorto e pericoloso modo di “stare con”, figli di un’educazione sentimentale altrettanto bisognosa di una sostanziale revisione culturale.
Non si può negare che l’imbarbarimento dei costumi sociali stiano giocando un ruolo di primo piano nell’incidenza del fenomeno: i mass media, il mondo dell’informazione e quello della politica nell’ultimo ventennio hanno contribuito a vario titolo alla sostituzione del dialogo e del confronto costruttivo con slogan “pubblicitari” sensazionalistici e privi di contenuto; il rispetto e la reciprocità, in qualunque palcoscenico televisivo, sono divenuti obsoleti accessori di arredamento; l’intensità delle relazioni sentimentali è stata soppiantata dalla logica dei reality e dei troni di velluto rosso, dove le emozioni e i sentimenti si plasmano a uso e consumo della plaudente platea; la reciprocità e l’impegno dei rapporti uomo – donna sono andate in pensione, rimpiazzate da un più frivolo e moderno “contratto relazionale a breve termine”.
Nella logica mass mediatica dell’usa e getta, i modelli estetici stereotipati hanno relegato su un piano secondario l’autenticità dei rapporti sentimentali e il rispetto delle reciproche differenze; la fiction televisiva veicola tutti i giorni rappresentazioni distorte delle relazioni tra uomo e donna, fondate su meccanismi di idealizzazione ad oltranza e profondamente diverse dal modo in cui si dispiegano i rapporti reali; l’informazione fagocita i crimini più violenti nel proprio tritacarne mass mediatico contribuendo all’inquietante e sempre più diffusa assuefazione ai fenomeni violenti.

Io dico SI

Forse bisognerebbe solo fermarsi e recuperare il senso profondo delle cose. Non è demagogia, ma un richiamo alla semplicità, al di fuori del frasario articolato con cui ci si approccia al dilagante fenomeno della violenza sulle donne. Bisognerebbe insegnare ai nostri bambini che l’Amore non conosce la svalutazione, l’isolamento, il controllo, la pretesa e che quando tende al possesso, perde la sua natura intrinseca, diventando qualcosa di profondamente diverso, perché il possesso ignora il bene dell’altro e mira al soddisfacimento del proprio bisogno di controllare la relazione; e poi dovremmo ricordare più spesso alle nostre bambine che restare in una relazione che ci fa soffrire sperando che l’altro cambi è solo una triste illusione e che il senso di sicurezza e la lealtà cercati in una relazione, non possono tradursi nella limitazione della nostra libertà personale da parte di chi dice di volerci bene; perché chi ci ama non teme la nostra voce e non oserebbe mai fare nulla per soffocarla!
Tutti possiamo fare qualcosa, ogni giorno, con i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri alunni per contribuire alla lotta contro questa sanguinante piaga sociale. E’ necessario essere promotori del cambiamento e mobilitarsi attivamente in questa direzione.

Perché non basta DIRE NO alla violenza. Bisogna DIRE SI alle sue alternative!

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2 pensieri su “Io dico Basta!

  1. Che bell’articolo dottoressa. Complimenti. Non basta lamentarsi di ciò che non va. Bisogna fare qualcosa perché le cose cambino. Lei lo fa con il suo blog e immagino con il suo lavoro. Buona settimana.

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