Lolita nella Fabbrica dell’effimero

Annarita Arso Psicologa Brindisi

In adolescenza, eventuali carenze relazionali, esperienze traumatiche precoci, lutti non elaborati, possono prepotentemente richiedere l’avvio di processi rielaborativi, mescolandosi e complicando i già incerti percorsi evolutivi.
E’ già stata abbondantemente ribadita da più parti l’importanza dei primi anni di vita per le possibili implicazioni patologiche che ne possono derivare in quelli successivi. In tal senso, un ambiente di crescita non adeguato o una relazione con una madre non “sufficientemente buona” (riprendendo la definizione di Winnicot) possono intaccare i processi evolutivi, soprattutto in riferimento alla costituzione di un solido senso d’identità. Se tali deprivazioni sono, per evidenti ragioni, riferibili ad entrambi i sessi, un rapporto inadeguato con la madre può assumere connotazioni specifiche per l’adolescente donna, in virtù dei processi identificatori che questo momento richiede: se il modello femminile di riferimento risulta estremamente povero o fortemente inadeguato, l’adozione del nuovo ruolo sessuale e sociale può notevolmente risentirne. Pur non volendo tracciare in nessun modo dei percorsi psicopatologici lineari di causa-effetto (lo sottolineo per sgombrare il campo da ogni dubbio), né tanto meno ritornare a spiegazioni pseudo-scientifiche “medioevali” che rintracciavano nella figura materna la causa della “follia” dei figli, si intende mettere in risalto l’estrema importanza assunta dal prototipo mentale che l’adolescente ha interiorizzato della donna; l’idea del femminile che le è stata veicolata, il tipo di rappresentazione mentale della relazione uomo-donna, le eventuali inibizioni sessuali legate al tipo di educazione ricevuta (insieme agli altri numerosissimi fattori che nella vita di ciascuno, seppur in misura diversa, ne determinano il destino psichico), hanno ripercussioni notevoli sulle modalità con cui verrà affrontata e superata questa peculiare tappa del ciclo evolutivo della donna.
A questi elementi della biografia individuale, la Task Force di ricercatori dell’APA, in un rapporto del 2007, affiancava i modelli femminili presentati dai media come meri oggetti sessuali, nonché l’eccessiva sessualizzazione delle immagini disponibili in Rete: questi ultimi fattori contribuirebbero secondo lo studio sopracitato, ad una carenza cronica di sicurezza nelle adolescenti, fino ad incidere nell’esordio di disordini alimentari e di stati depressivi (laddove vi sia già una vulnerabilità sottostante). L’erotizzazione del corpo adolescenziale (e ancor prima, di quello infantile) non è estranea al mondo della moda né a quello del cinema ed è l’anima di moltissime operazioni commerciali. Ciò non fa che alimentare un perverso circolo vizioso: attraverso ricerche di mercato, i pubblicitari cercano di individuare quelle tendenze (già esistenti nella popolazione) che poi a loro volta amplificano attraverso i loro potenti mezzi fino ad influenzare i gusti degli stessi fruitori finali. Da un lato campagne pubblicitarie rivolte ai genitori che vedono in quelle immagini sé stessi in miniatura, dall’altro pubblicitari, fotografi, stilisti e registi che immolano la propria etica professionale sull’altare del Dio Denaro.

Annarita Arso Psicologa Brindisi

Le nuove Lolite tra sessualizzazione precoce e ostentazione narcisistica del corpo

Sappiamo bene che in adolescenza l’equilibrio psichico della ragazza è notevolmente gravato dal sorgere di nuovi impulsi e desideri sessuali che competono tra di loro per ricevere la giusta attenzione. L’adolescente donna, inizialmente, ha uno scarso controllo sul proprio corpo: invisibilmente, all’interno di esso, e’ iniziato un processo continuo, durevole e incontrollabile, che inevitabilmente la obbligherà a correggere l’immagine di se stessa.
Se è vero che questi cambiamenti puberali, durante l’adolescenza, interessano entrambi i sessi, le loro implicazioni possono essere alquanto differenti tra uomini e donne. L’erotismo, ad esempio, è per certi versi più complesso per l’adolescente donna, perché la ragazza dovrebbe essere più consapevole del ragazzo delle molteplici sfaccettature della sessualità, che vanno dall’erotismo alla procreazione. Queste funzioni multiple possono creare confusione nella mente della giovane donna, che dovrebbe divenire capace di rintracciarne le differenze e allo stesso tempo di tenerne in mente la loro interconnessione. L’erotismo femminile è vissuto come più diffuso e meno facilmente localizzabile di quello degli uomini, poiché l’esperienza sessuale femminile è normalmente centrata non tanto sull’organo sessuale, quanto piuttosto sulla fusione e sulla perdita del controllo. Può essere proprio questa “diffusione” corporea della sessualità, sperimentata per la prima volta e, per così dire, scoperta in concomitanza delle trasformazioni puberali, a rendere del tutto peculiari i nuovi investimenti emozionali.
Cosa accade quando ad una vulnerabilità individuale (causata da un attaccamento di tipo insicuro, da relazioni precoci disfunzionali, da carenze affettive ed educative) si sovrappongono messaggi (veicolati dai mass media e dalla cultura di appartenenza) fondati sull’oggettivazione del corpo femminile e delle relazioni interpersonali?
Il fatto che l’adolescente donna sia, almeno in linea teorica, meno centrata sulla sessualità di quanto lo sia il ragazzo e abbia bisogno di più tempo per imparare a trarre piacere dal suo corpo, può spingerla ad esempio ad agire in un modo fintamente sessualizzato. Ciò può rispondere più ad un bisogno di amore e di attenzione, piuttosto che di sessualità in senso proprio. L’estrema ricerca di un sostegno narcisistico può facilmente prendere la forma del voler compiacere e soddisfare l’altro, dando vita a comportamenti che, in realtà, hanno la motivazione intrinseca di auto – rassicurazione. Ciò la rende soggetta ad agire in modo teatrale ed inautentico. Questo tipo di adolescente spesso preferisce il linguaggio del corpo alla verbalizzazione, nascondendo in tal modo i propri desideri. E’ possibile che nella sua mente prendano forma delle immagini illusorie (come quelle descritte da Mitchell in un lavoro pubblicato nel 1998) in cui si concentrano le proprie energie psichiche e sessuali; immagini che divengono il fulcro di desideri inespressi, in cui si recitano ruoli altrettanto illusori, dall’essere il culmine della femminilità piuttosto che la sola a possedere il segreto del fascino. Ciò può essere estremamente gratificante se l’adolescente ne trae la necessaria fonte di soddisfazione narcisistica, altrimenti diviene fortemente dipendente dalla lode e dall’apprezzamento degli altri: il bisogno di essere amata ed ammirata può allora essere perseguito attraverso modalità prepotentemente erotizzate. Il suo modo di percepire il mondo è influenzato dal bisogno di esserne al centro: per appagare questa esigenza narcisistica è disposta a tutto, dall’auto – drammatizzazione all’espressione impropria delle emozioni, fino all’assunzione di atteggiamenti estremamente provocanti e seduttivi. Nella “Sindrome Lolita” la sessualità può essere in alcuni casi totalmente repressa e sostituita con il bisogno di attenzione, la teatralità e la vulnerabilità narcisistica: con questi disperati tentativi la giovane donna cerca di controllare i cambiamenti incontrollabili del proprio corpo e le esigenze narcisistiche che esso veicola (e che, a loro volta, ne riattivano altre infantili, rimaste inappagate) e al contempo, di aderire ai prototipi femminili fondati sul culto dell’immagine. Tende allora ad assumere un comportamento contrassegnato da manipolazione e controllo, che può nascondere un bisogno sottostante di dipendenza.
In altri casi invece, la scoperta e la conseguente idealizzazione delle potenzialità del nuovo corpo sessuato nell’ottenere l’appagamento e la gratificazione narcisistici di cui necessita, possono spingerla ad una sessualità precoce e inconsapevole. L’oggettivazione del corpo veicolato dai media infatti, contribuisce in modo prepotente ad una rappresentazione del sesso di tipo strumentale, al pari di una merce di scambio e a completo discapito della componente più autentica dei rapporti affettivi. La gestione immatura della sessualità espone queste giovani donne a gravi problemi anche in campo interpersonale (non solo quindi a livello individuale come ampiamente illustrato dallo studio sopracitato): il bisogno impellente di approvazione e l’adesione acritica a modelli fondati sulla strumentalizzazione del sesso infatti, aumentano in modo significativo la possibilità di instaurare relazioni sentimentali fondate su una rigida asimmetria. Tale rischio può concretizzarsi tanto attraverso il controllo manipolativo della relazione (ad es. attraverso l’uso strumentale del sesso), quanto, all’opposto attraverso l’assunzione inconsapevole del ruolo di vittima, fino alle aberrazioni della violenza di genere o dello sfruttamento (si pensi al dilagante fenomeno delle baby squillo!).
In un contesto di carenze relazionali ed educative, queste giovani donne, deprivate di occasioni di dialogo e di condivisione emotiva, diventano parte di un ingranaggio pericoloso che le spinge a compensare i vissuti di disorientamento con l’ostentazione narcisistica e l’esibizionismo ad ogni costo. Un “meccanismo difensivo” quest’ultimo, a ben guardare, per nulla estraneo anche ad altri settori della società contemporanea.

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psiche Nessuno e Centomila

Annarita Arso Psicologa Brindisi

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