La Coppia. Un incastro (im)perfetto di mondi inconsci

 Psiche Nessuno e centomila

Il concetto di identità è un costrutto molto complesso da definire in modo esaustivo, non solo perché strettamente connesso al vissuto soggettivo dell’individuo, ma anche perché determinato da una pluralità di fattori. Il sentimento dì identità, una volta costituitosi, può restare costante grazie, paradossalmente, a tutti i cambiamenti (interni ed esterni) che lo arricchiscono dinamicamente nel corso della vita di un individuo. Una componente rilevante che lo caratterizza è il senso di appartenenza, che, all’interno di un legame affettivo, assume le connotazioni del Senso del Noi.
Con il trascorrere del tempo, la condivisione e l’allineamento dei reciproci bisogni e delle rispettive attese non possono che giovare al benessere del rapporto, alimentando il coinvolgimento affettivo e prevenendo situazioni critiche o apertamente conflittuali. Un rapporto di coppia capace di resistere ai profondi mutamenti del ciclo di vita (di coppia e individuali) deve dimostrare un’elevata capacità di adattamento che consenta di bilanciare il sentimento amoroso con l’aggressività, le dinamiche di attrazione con quelle di repulsione, gli aspetti di simmetria tra i partner con i tentativi di ciascuno a prevalere sull’altro, il bisogno di intimità con quello di garantirsi uno spazio personale, la necessità di rassicurazione affettiva con le tendenze al controllo dell’altro e della relazione.
Una relazione di coppia può mantenersi stabile e coesa nel tempo se si dimostra all’altezza di ricoprire questa funzione: operare un continuo allineamento di motivazioni, aspettative e bisogni, capace di alimentare, giorno dopo giorno il senso di appartenenza (alla coppia) e quindi indirettamente il senso di identità soggettivo (connesso al primo). La funzione di allineamento appena descritta, apparentemente semplice sul piano teorico, richiede costante e reciproco impegno da parte di entrambi i partner su quello pratico.
Nel processo di formazione di una coppia, infatti, ognuno porta con se un complesso bagaglio di rappresentazioni mentali. E’ come se nell’andare incontro all’altro ciascun partner si trascinasse dietro una valigia piena di schemi, immagini, fotografie, appunti: tali elementi descrivono “il modo di stare con” che ogni soggetto ha appreso nel corso della sua vita: le modalità strettamente legate al sistema di attaccamento (con i cosiddetti caregivers, ovvero coloro che si sono occupati della propria crescita), alla relazione tra i genitori, alle esperienze precoci e ai meccanismi difensivi (più o meno funzionali) che quelle esperienze hanno generato. Una relazione nasce cioè da un incontro di due universi inconsci. In questo spazio ognuno ci porta i propri modelli, i miti familiari, le fantasie sull’altro. L’esito, incerto, dipende dall’incastro di tutte queste variabili.

La formazione della Coppia: un incontro fra due universi inconsci

Nel processo di formazione di una coppia, per usare una metafora, è come se entrambi i partner provassero a confrontare le tessere di un puzzle che ognuno custodisce nella propria valigia, con quelle dell’altro. Ogni tessera è accompagnata da una serie complessa di emozioni, aspettative, idealizzazioni dell’altro (nella fase iniziale di innamoramento), motivazioni. Alcuni tasselli del partner potrebbero perciò essere simili ai nostri, altri diametralmente opposti.
La qualità della relazione, la sua capacità di adattamento nel tempo, la sua funzione di allineamento, dipendono dall’immagine del puzzle che i due partner hanno costruito dopo aver avvicinato (o provato ad incastrare) le reciproche tessere. L’incastro può dar vita ad una varietà infinità di combinazioni: una relazione sadomasochistica (non necessariamente solo sul piano sessuale) o ad una in cui i membri scelgono di ricoprire il ruolo di vittima e salvatore, di perseguitata e persecutore. L’elenco è, come si può intuire, interminabile.
Il puzzle, così come lo abbiamo definito, determina quindi il funzionamento della coppia: le modalità comunicative tra i partner, l’idea di come una coppia dovrebbe essere e di cosa il partner dovrebbe fare, i significati condivisi, il modo di vivere la propria sessualità, la capacità di definire confini saldi e chiari con l’esterno (soprattutto con le famiglie di origine) ecc. Il senso di appartenenza alla coppia, inevitabilmente modifica, grazie all’apporto dell’altro, gli originali schemi dello “stare con” (in modo positivo o disfunzionale), nonché il sentimento d’identità soggettiva.
Quello appena descritto è un processo inconscio: non solo nessuno dei due partner è in grado di conoscere in modo inequivocabile l’immagine emersa da quello che abbiamo metaforicamente definito puzzle, ma l’immagine che ciascuno vede è inevitabilmente diversa da quella che vede l’altro. Tale discrasia diventa palese e insostenibile nei momenti di crisi, di conflitto e di separazione, ma anche in tutte le circostanze in cui cambiamenti interni o esterni (la menopausa, la gravidanza, una malattia inaspettata, un lutto importante e doloroso ecc) richiedono un nuovo e più intenso processo di allineamento.
Solo con il trascorrere del tempo, spesso dopo la fase di innamoramento (dominata dalle reciproche proiezioni idealizzate sull’altro) alcune delle regole del gioco (ovvero del modo in cui i partner si muovono all’interno della relazione) possono divenire oggetto di negoziazione consapevole (ad. es. se concedere all’altro spazi privati, se impedirgli di uscire senza il partner, se consentire che uno controlli la rubrica del telefono o il proprio PC, se frequentare e con che modalità le famiglie di origine, la suddivisione dei compiti in famiglia ecc). Tali regole vanno a costituire quello che in un altro post è stato definito Contratto di coppia.

Riconoscere il proprio contributo nella dinamica della Coppia 

L’esigenza di questo post nasce dai diversi commenti, mail e messaggi ricevuti (soprattutto in privato) a seguito della pubblicazione del post sulla manipolazione affettiva e quello sul mancato svincolo. Di frequente si registra la tendenza ad attribuire le cause (o responsabilità o colpe che dir si voglia) esclusivamente al partner, come se il proprio contributo all’interno del rapporto fosse nullo. Per essere più specifici, se una donna, ad es. dichiara di ritrovarsi alla vigilia della terza relazione affettiva in cui il partner la mette in subordine rispetto alla madre o alla famiglia di origine, dovrebbe provare a riflettere sulle ragioni profonde che la spingono verso questo tipo di uomini; e ancora, su quei comportamenti che, con l’avanzare del rapporto sentimentale, contribuiscono al ripresentarsi dello stesso problema con diversi partner (in psicologia sociale si parlerebbe in quest’ultimo caso della profezia che si auto avvera: ad es. se penso che sarò tradita di nuovo, le mie insicurezze e i miei timori potrebbero indurmi ad attuare comportamenti iper – controllanti nei confronti del partner che aumentano la probabilità che ciò accada). Riconoscere il proprio ruolo nelle dinamiche di coppia è il primo passo per raggiungere quelle consapevolezze che promuoveranno un cambiamento utile non solo a se stessi ma al benessere della relazione. Quando tale percorso si rivela particolarmente tortuoso, l’intervento di un professionista può rivelarsi risolutivo.

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18 pensieri su “La Coppia. Un incastro (im)perfetto di mondi inconsci

  1. Manca poco al nostro undicesimo anniversario di matrimonio. Io penso di averlo scelto perché era diverso da mio padre e lui perché aveva bisogno di qualcuno che lo gratificasse e lo facesse sentire importante essendo cresciuto come la pecora nera della sua famiglia. Il nostro “puzzle” fino ad oggi ha funzionato, anche se ogni tanto abbiamo dovuto modificare o sostituire qualche tessera per aggiornarlo un po'.

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  2. Io ho cambiato, tessere per anni, invertito tasselli e modificato il disegno. Poi ho capito che dovevo comprare un puzzle nuovo, trovandomi un nuovo compagno!!

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    • Buonasera Sara e grazie per l’interesse mostrato per i miei articoli. I tasselli si possono spostare o sostituire quando il disagio della configurazione attuale lo rende necessario. I figli possono essere un valido stimolo più che costituire un ostacolo a tale processo di cambiamento! Nel loro interesse la coppia può mobilitare tutte le sue risorse e competenze (anche e soprattutto genitoriali!) per mettere in discussione lo status quo, laddove questo sia rappresentato da una situazione di immobilismo tra le parti che non giova a nessuno (men che meno ai figli!). Il vero ostacolo è ALL’INTERNO della Coppia NON FUORI: è necessario che ENTRAMBI i partner siano predisposti ad impegnarsi per il bene dell’intero sistema familiare: l’assenza di questo requisito è IL REALE ostacolo! Un “in bocca al lupo” sentito alla sua famiglia! Dott.ssa Annarita Arso

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  10. Dottoressa, ho letto diversi articoli sull’argomento, anche su altri siti. È la prima volta che ne leggo uno così… Le faccio i miei più sinceri complimenti per come è stato trattato l’argomento! GRAZIE!

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