La Donna in Gravidanza. Sogni, Bisogni e Regressione.

“Sentire la vita che cresce dentro di me mi regala emozioni inconfessabili: mi sento divina, onnipotente e allo stesso tempo in finitamente piccola e inadeguata all’idea di assumermi le nuove responsabilità. Lo sento scalciare, esplorare il mio ventre come farebbe uno speleologo in una caverna appena scovata, nuotare nel mio mare caldo alla ricerca dei miei suoni. Ciò che sta accadendo dentro mi procura un turbinio indefinito di sensazioni inesplorate e di emozioni sconvolgenti. Sento dentro un concerto continuo di suoni eclettici ed imprevedibili: dalle più dolci sinfonie che mente umana possa pensare a potenti bombardamenti dark, da note delicate ed impercettibili a scosse improvvise in grado di procurarmi i più travolgenti turbamenti. Questo accade dentro di me. Fuori sembra vigere per la gran parte del tempo … un silenzio assordante. Questa discrepanza talvolta consente alla tristezza di prendere il sopravvento. Quando accade temo che la vita che cresce dentro di me possa avvertirlo. So che lo percepisce. E questo mi fa soffrire. Ho l’impressione di non riuscire a proteggerlo. Questo pensiero dà vita ad un’escalation interminabile di fantasie catastrofiche. E questo mi fa sentire terribilmente in colpa: vorrei trasmettere al mio bambino solo le stesse indescrivibili emozioni di gioia che lui mi sta regalando da quando mi ha scelto come madre”.

(da “La donna incinta. Questa temibile sconosciuta”)
 Psiche Nessuno e Centomila

L’attesa di un figlio comporta per la donna un processo intenso e faticoso di riorganizzazione della propria personalità: un momento caratterizzato da profondi sentimenti di confusione e di insicurezza che la investono nel suo senso d’identità e che spesso tradiscono le aspettative rosee legate alla scelta di avere un figlio. All’entusiasmo di diventare mamma, infatti, si associano i timori legati sia agli irreversibili cambiamenti che l’arrivo di un figlio produrrà nella propria vita che quelli connessi alla potenziale inadeguatezza nell’assolvere i compiti che il nuovo ruolo genitoriale comporta.
Soprattutto nelle prime settimane, i cambiamenti ormonali e le profonde trasformazioni corporee amplificano questi vissuti contraddittori e ambivalenti, incidendo in modo consistente sulla dimensione psichica della donna. Parallelamente al cambiamento del proprio corpo che si prepara ad accogliere e nutrire il feto infatti, si rende necessario anche un ampliamento del proprio spazio mentale, indispensabile alla donna per costruire l’immagine mentale del nascituro. Questo processo, implica un’intensa fase di cosiddetta “regressione”. E’ come se la donna, dal punto di vista psichico, venisse catapultata gradualmente nel suo passato e fosse costretta ad un viaggio a ritroso nelle precedenti fasi del suo sviluppo psicologico.
Molti autori teorizzano la sovrapposizione di questa fase con la tendenza all’ipersonnia che molte donne manifestano nel primo trimestre: per alcuni psicoanalisti in particolare, il sonno agirebbe come una sorta di meccanismo difensivo finalizzato a “mettere a tacere” l’ambivalenza provata (ovvero l’oscillazione tra la felicità per la gravidanza e il senso di colpa per alcuni sentimenti di rifiuto nei confronti della maternità).

“Ho trascorso le prime otto settimane di gestazione a letto. La mia gravidanza procedeva regolarmente e nessun medico mi aveva prescritto il riposo ma io mi sentivo schiacciata da un terrificante senso di stanchezza che mi impediva di aprire gli occhi. Mi obbligavano a svegliarmi per mangiare e fare una doccia ma io ne avrei fatto volentieri a meno”. Elisa

I sogni in gravidanza

Questa forma di regressione investe in modo preminente anche il mondo onirico: le emozioni confuse e contrastanti connesse alla futura nascita e ai nuovi aspetti identitari (diventare mamma) che vanno emergendo infatti, superano il controllo esercitato dalle difese psichiche e confluiscono nei sogni, dove vengono rappresentate simbolicamente. Spesso ai sogni rosei in cui si stringe tra le braccia il proprio bambino se ne alternano altri di natura diametralmente opposta in cui si riattivano ansie e frustrazioni connesse al proprio ruolo di figlia o a quello emergente di madre.

“Durante il primo trimestre facevo un sogno ricorrente: ero seduta sul bordo di una piscina; l’acqua era altissima; temevo di cadere e di perdere il bambino. Mentre cercavo di non perdere l’equilibrio sentivo una mano sulla spalla: mi voltavo e c’era mia madre. Non riuscivo a capire se volesse aiutarmi o intendesse spingermi giù. Nella maggior parte dei casi mi svegliava mio marito perché mi sentiva urlare nel sonno” Elena

Andare incontro al proprio passato obbliga a fare i conti con alcuni di quei nodi irrisolti (prevalentemente con le figure genitoriali) che albergano in ogni individuo e che spesso sono di natura conflittuale. Implica anche ripercorrere a livello del profondo la propria infanzia e la bambina che si è state e fare i conti con i nuovi compiti che si stanno per assumere (di attaccamento, nutrizione, protezione…)

“Spesso la notte mi sveglio di colpo, agitata e spaventata, senza più riuscire ad addormentarmi. Non ricordo cosa ho sognato, ma ho bisogno di toccarmi il ventre per assicurarmi che il mio bambino stia bene” Giulia

Soprattutto con l’approssimarsi del parto, i sogni riflettono alcune fantasie molto comuni nell’immaginario di una gestante: il timore per il dolore e la sofferenza fisica, l’ansia per lo stato di salute del nascituro, i vissuti connessi al distacco dal bambino (che talvolta generano un vissuto di nostalgia del pancione nelle settimane successive al parto).

“L’incubo peggiore che abbia fatto quando ero incinta del mio primo figlio riguardava il momento del parto: dopo un travaglio estenuante, il ginecologo mi porgeva il mio bambino appena nato perché lo attaccassi al seno, mentre l’ostetrica cercava di strapparmelo via dicendo che era suo e che il mio bimbo era nato morto” Alessandra

Parafrasando liberamente Freud, il padre della psicoanalisi che soleva definire il sogno “la via regia per l’inconscio”, potremmo dire che in gravidanza i sogni rappresentano la cassa di risonanza del tumulto interiore.

Accompagnamento alla nascita

Durante i percorsi di accompagnamento alla nascita, lavorare con i sogni, permette di far emergere conflitti irrisolti e ridimensionarne i vissuti negativi ad essi connessi, prevenendo l’instaurarsi di forme psicosomatiche e/o depressive. Sognare di non riuscire ad allattare il proprio bambino, ad esempio, per quanto angosciante, spesso nasconde solo il comune timore di non essere all’altezza di nutrire il nascituro; sognare che qualcuno lo rapisca o lo strappi dalle braccia dopo il parto potrebbe dare simbolicamente voce alle emozioni angoscianti connesse alla fine della fase di fusione con il proprio bambino.
Questo lavoro di sostegno promuove nella donna l’accettazione di alcuni limiti, l’acquisizione di nuove consapevolezze e l’attivazione di risorse fondamentali per l’assunzione del nuovo ruolo genitoriale.
Al di la delle teorizzazioni appena riportate o della terminologia tecnicicistica utilizzata, l’aspetto su cui si vuole puntare il riflettore riguarda l’intenso sconvolgimento che questo meraviglioso evento del ciclo di vita di una donna comporta nel suo mondo psichico.
Questo processo è estremamente delicato perché influenzerà in modo determinante la precoce relazione di attaccamento che si verrà a creare tra madre e figlio. E’ in questa fase infatti, che nella mente della donna si forma la rappresentazione mentale del suo bambino.
La stessa regressione è funzionale a questo scopo perché avvicina la donna ai bisogni del nascituro. L’aumento di estrogeni ed endorfine contribuiscono in modo determinante al processo descritto, promuovendo con l’avanzare della gravidanza, la capacità della donna di “ascoltare” il proprio bambino (soprattutto a partire dalla percezione dei movimenti fetali), capacità simile a quella che Stern definiva sintonizzazione affettiva.

Il ruolo del partner

E’ importante che la donna in attesa sappia che i cambiamenti descritti sono assolutamente fisiologici, tipici della fase che sta attraversando e che scompariranno con la nascita del bambino. E’ altresì importante sostenere la futura madre ad esaminare le paure più profonde, ad entrare in contatto con esse e ad imparare a gestirle.
Un ruolo fondamentale in questo compito lo riveste in primo luogo il partner che dovrebbe svolgere la funzione di un “grande contenitore” delle fantasie arcaiche della donna, aiutandola ad elaborare le angosce ad esse sottese. Il padre ha la delicata funzione di sostenere la sua compagna in questo magico e faticoso viaggio dentro se stessa: un viaggio che le consentirà di entrare in contatto con il mondo del suo bambino e di imparare a coniugare l’idea del figlio immaginato con quello reale che cresce dentro di lei.
La gravidanza è l’esperienza più affascinante ed emotivamente travolgente della vita di una donna: viverla con un compagno di viaggio attento e premuroso, la rende, se possibile, ancora più avvincente. Permette di abbandonarsi con serenità alle emozioni più profonde, di godere del panorama fuori da finestrino e di guardare alla meta con fiducia, senza il bisogno di allacciare le cinture.

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6 pensieri su “La Donna in Gravidanza. Sogni, Bisogni e Regressione.

  1. Durante la prima gravidanza, mio marito mi fece passare un inferno. come ho scritto nell'altro post, era l'ombra di sua madre. Nel matrimonio eravamo in tre. l'invadenza di quella donna non si può descrivere: c'è mancato poco che me la ritrovassi in sala parto. Spesso nei matrimoni è preferibile che il terzo in comodo sia un'amante bionda e con i tacchi a spillo piuttosto che una suocera egoista e cattiva

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  2. L'incapacità di gestire il rapporto con le rispettive famiglie di origine spesso inficia in modo consistente (a volte determinante) la relazione di coppia. E' fondamentale che i partner imparino a strutturare dei confini chiari (anche se NON rigidi) con l'esterno. Mi dispiace che questa difficoltà nel rapporto con il tuo ex marito abbia offuscato la felicità di un momento così importante della tua vita. Grazie per la tua costante e attiva partecipazione.

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  3. La mia gravidanza è stata bellissima con un compagno di viaggio meraviglioso. Mi manca talmente tanto (mio figlio ha tre mesi) che ancora ho nostalgia del pancione! Ciao

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