Il Contratto di Coppia. Quando rinegoziare le Regole del Rapporto.

“A volte penso di amarlo ancora. Di notte, quando ormai è troppo tardi per continuare a sognare e troppo presto per ritornare ai doveri della routine quotidiana. Quando il soffitto non ha più niente da regalare all’immaginazione e l’immaginazione ha esaurito tutte le sue riserve di fantastiche illusioni da proiettare sul soffitto. E’ in quei momenti che, timido, si affaccia quel pensiero, approfittando delle difese assopite e della distrazione della ragione. E’ un pensiero furtivo, con un non so che di clandestino, che sopraggiunge di soppiatto e che ogni volta mi coglie impreparata. Mi sorprende quando sento la sua fragorosa risata nell’altra stanza e mi immagino con lui sul divano a ridere delle battute di quell’esilarante commedia in bianco e nero. Accade quando lui ritorna nella sua terra e provo nostalgia per il suo maniacale e metodico disordine domestico. Capita quando ascolto quel vecchio brano di Battisti, la sua canzone preferita, e rivedo “noi due distesi all’ombra” alla ricerca di una fugace ed eccitante trasgressione. Capita soprattutto, quando riesco a far tacere il frastuono dell’eco dei suoi No in quella cantina buia. Un No alla fiducia, un No alla fedeltà, un No ad una vita insieme. Una spirale di delusioni che ha colorato di nero “il mare chiaro e trasparente” in cui si bagnavano i miei sentimenti. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco: “non so più chi sei, mi fai paura oramai”.

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 Psiche Nessuno e Centomila

IL CONTRATTO DI COPPIA

Quando nel ciclo di vita di una coppia subentrano degli eventi critici, è possibile che emerga un vissuto di confusione rispetto ai sentimenti nutriti verso il partner. Gli eventi critici possono essere sia inaspettati (un tradimento, la perdita del lavoro di uno dei due ecc), che fisiologici del ciclo di vita individuale o di coppia (la nascita di un figlio, la menopausa ecc). In queste circostanze, si rende necessario per i partner, “ri-contrattare” alcune clausole del “Contratto di coppia”, per consentire un processo di riorganizzazione funzionale alla nuova situazione. Nella maggior parte dei casi, questo processo avviene spontaneamente, senza scossoni e senza che la coppia ne risenta negativamente; in altre circostanze, invece, si registrano importanti difficoltà, talvolta così articolate da cronicizzarsi fino a condurre alla rottura della relazione. Una breve vignetta clinica può risultare esemplificativa.

La clausola della reciprocità tra riuscita e fallimento

Marta aveva 28 anni quando scoprì di essere incinta. Aveva sposato  suo marito 5 anni prima, dopo essersi trasferita nella sua città: avevano vissuto per tutto quel tempo come in una lunga luna di miele e da circa sei mesi avevano di comune accordo deciso di avere un figlio. Lorenzo aveva appreso la notizia con grande gioia, felice di diventare finalmente padre. Entrambi si attivarono subito per prepararsi al lieto evento, ristrutturando gli spazi che sarebbero stati destinati al piccolo ed immaginando quanto questi avrebbe stravolto positivamente la loro vita.  
All’inizio dell’ultimo trimestre, però, si registrò un lieve distacco di placenta; due settimane dopo il padre di Lorenzo lasciò famiglia e si trasferì in un’altra città con la donna con cui da anni intratteneva una relazione extraconiugale. Lorenzo subì una dolorosissima delusione: aveva sempre stimato suo padre, considerandolo un uomo onesto e di sani principi e non si sarebbe mai aspettato da lui un comportamento talmente vigliacco ed egoistico. Lorenzo si ritrovò improvvisamente senza la sua principale figura di riferimento maschile e questo accadeva proprio nel momento in cui ne aveva più bisogno; si stava sperimentando nel suo ruolo di padre e avrebbe avuto bisogno di condividere questa gioia con il proprio. Deluso, mobilitò tutte le proprie energie per consolare la madre per il tradimento e l’abbandono subiti: trascorreva tutto il tempo extra lavorativo con lei e spesso si fermava a casa sua anche per la notte. Sentiva il peso di essere figlio unico e si lasciava divorare dal senso del dovere nei confronti della figura materna. In quei tre mesi prima del parto, Marta fu bloccata a letto e spesso le si resero necessari improvvisi ricoveri ospedalieri per scongiurare il rischio di un parto prematuro. Si sentiva sola, impaurita e totalmente deprivata del sostegno di suo marito. Lorenzo sembrava ancorato al suo ruolo di figlio e Marta si ritrovò a gestire i profondi e complessi mutamenti che la gravidanza comporta sul piano psicofisico, in totale solitudine. Non aveva potuto condividere con il suo compagno le ansie legate al ruolo genitoriale emergente, i timori legati alle difficoltà che la gravidanza aveva presentato sul piano clinico, le preoccupazioni legate al parto, le fantasie connesse alla fisiologica regressione che ogni donna vive durante questa delicatissima fase della propria esistenza.  Lorenzo dal canto suo, accusava la moglie di insensibilità nei confronti della propria madre e disinteresse verso la disgregazione della sua famiglia di origine. In quel periodo, entrambi i partner, avevano rescisso unilateralmente alcune clausole (implicite) del loro “contratto di coppia”: avevano deluso le reciproche aspettative di sostegno, condivisione, intimità. I sentimenti devastanti che li avevano travolti in quei mesi, avrebbero inficiato a lungo la loro relazione di coppia complicando anche l’assunzione delle responsabilità dei nuovi ruoli genitoriali.

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8 pensieri su “Il Contratto di Coppia. Quando rinegoziare le Regole del Rapporto.

  1. Anche io non so più se lo amo. Il nostro “contratto di coppia” si basava sulla fiducia e sulla fedeltà. Almeno così credevo! Probabilmente le mie regole erano diverse dalle sue! Mi ha tradito con una mia amica, come nel più classico dei cliché e l'ho scoperto con un sms sul telefonino: anche questo piuttosto banale. Banale non è stato il mio dolore per lunghissimi mesi. Ho provato a perdonarlo, ma ogni volta che mi si avvicinava pensavo alle sue mani su di lei… e non riuscivo a lasciarmi andare. Quell'immagine mi ha perseguitata anche negli incubi notturni. Ho provato a mettermi in discussione attribuendomi anche delle colpe: se lui era andato a cercare appagamento altrove, forse io non ero una brava amante. Quando ho finalmente capito che l'unica a mettersi in discussione ero io, l'unica a voler ricostruire, l'unica a cercare risposte, l'ho lasciato. Lui era solo un egoista pieno di se. Ho ritrovato molti aspetti del suo comportamento nell'articolo sul manipolatore: non l'avevo mai presa in considerazione come possibilità. Non so tuttora se si trattasse di narcisismo e se io ne fossi affettivamente dipendente. So che lasciarlo è la cosa migliore che abbia fatto per me stessa!

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  2. I vissuti che hai descritto sono molto frequenti quando si scopre di aver subito un tradimento; questo non li rende di certo banali! Sono molto comuni le ripercussioni negative nella sfera intima, così come l'auto – attribuzione di colpe per non “essere state all'altezza” del partner. Ciò che probabilmente è mancato, come hai ben messo in evidenza, è stato l'avvio di un percorso comune di ricostruzione. E' mancata la RECIPROCITA' che avrebbe potuto aiutarvi a superare il momento descritto, ripercorrendo le motivazioni che avevano condotto il rapporto in quella direzione e rivedendo quegli elementi alla base della vostra relazione, che necessitavano di “una revisione” per impedirvi di ricadere nella medesima esperienza negativa. Ciò che mi ha colpito nel tuo commento è stato l'esordio: nonostante tu abbia deciso di interrompere la relazione, scrivi di essere ancora incerta sui sentimenti che nutri nei suoi confronti. Purtroppo difficilmente i tempi della razionalità coincidono con quelli della nostra sfera emotiva: a volte per fare chiarezza in noi stessi abbiamo bisogno di più tempo di quanto non ce ne serva per fare delle scelte! Ti faccio i miei migliori auguri. Grazie per aver voluto regalare la tua esperienza.

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  3. Anche a me è successa una cosa simile durante il mio matrimonio. Ero incinta della mia prima bambina. Ero felicissima perché l'avevo aspettata tanto ed ero pazzamente innamorata di mio marito. Credevo ancora nel principe azzurro come ho scritto nell'altro articolo. Lui ebbe problemi sia a casa dei suoi che a lavoro, nulla di grave ne in un caso che nell'altro, ma sufficiente per dargli tanti alibi per trascurarmi. Mi sentivo sola e fragile, ma lui non aveva mai tempo per occuparsene. Con il tempo ho capito che era semplicemente un bamboccione che non voleva crescere. Incapace di assumersi responsabilità e soggiogato da una madre gretta ed egoista. Il nostro contratto non era di coppia… eravamo in tre: io, lui e sua madre. Quando ci siamo separati è tornato da lei! E con questo ho detto tutto.

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  4. Ciao e bentornata.La descrizione che hai fatto del tuo matrimonio potrebbe essere lo spunto per uno dei miei prossimi post.Spesso nei matrimoni si impone la presenza di un “terzo incomodo” incapace di “lasciare andare” il proprio figlio/figlia e di accettare il suo autonomo progetto di vita di adulto. Sono madri che amano troppo e che ignorano che il troppo amore soffoca, inficia i rapporti, avvelena le relazioni.

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