A letto con il nemico. Il Manipolatore Affettivo

Psiche Nessuno e Centomila

Vi capita frequentemente di pensare (o di dire) “continua a mettermi in bocca parole che non ho mai detto!” oppure “intendevo tutt’altro, come avrà fatto a fraintendermi?” o, ancora peggio “cosa avrò mai fatto IO per essere frainteso?”. Nel rapportarvi con il partner vi sentite spesso preda di un vissuto di umiliazione, inutilità, disistima? Succede di frequente che le vostre conversazioni si concludano con un atteggiamento remissivo da parte vostra di fronte ad ingiustificate accuse e recriminazioni di varia natura? Quante volte vi capita di chiedere scusa al partner anche in circostanze in cui siete certi di non averlo ferito e di esservi limitati ad esprimere i vostri bisogni affettivi? Vi sentite spesso disorientati di fronte ai suoi atteggiamenti contraddittori?
Ebbene, potreste essere incappati nella rete della manipolazione affettiva. Festinger ne ha analizzato tre componenti, tutte connesse alle strategie di controllo di un individuo sul partner: controllo del comportamento (quello che l’altro indossa, gli interessi sportivi, il modo di esprimersi…), dell’area emotiva (soprattutto attraverso l’induzione del senso di colpa) e di quella cognitiva (giungendo ad influenzare scelte e decisioni del partner).

Il Manipolatore Affettivo. Tracciamo un Identikit

Il manipolatore affettivo è un individuo con marcati tratti di narcisismo perverso o patologico, egocentrismo, autoreferenzialità. Non riconosce o nega i bisogni dell’altro (negando di negarli) ed è incapace di manifestare i propri in modo sano e funzionale. Agisce prevalentemente mosso dal desiderio di perseguire i propri scopi e a tal fine fa un uso strumentale dell’altro, frequentemente attraverso la critica negativa, la svalutazione, la dis-conferma, il ricatto affettivo, l’induzione al senso di colpa, la vittimizzazione.
Se nelle fasi iniziali della relazione è capace di travolgenti slanci affettivi e di fiabesche promesse d’amore, con il protrarsi del rapporto, mostra disimpegno e indifferenza nei confronti del partner e atteggiamenti di controllo sempre più marcati. Se costretto al confronto su queste tematiche, può assumere atteggiamenti denigranti, svalutanti e francamente aggressivi nei confronti dell’altro. Confrontarsi sul piano emotivo, infatti, implicherebbe, da un lato, il far venire meno delle strategie di controllo e possesso sul partner, dall’altro, il contatto con una dimensione emotiva a lui sconosciuta. Per questi motivi, man mano che il rapporto prosegue, il manipolatore affettivo sottopone l’altro a continue mortificazioni e umiliazioni, nonché a vere e proprie prevaricazioni finalizzate ad alimentare la propria autostima e il proprio potere all’interno della relazione.
Dal punto di vista strettamente comunicativo tende sistematicamente a ribaltare il significato del messaggio, a reprimere ogni tentativo dell’interlocutore di chiarire il contenuto della propria comunicazione (colpevolizzando l’altro fino al punto di farlo sentire in dovere di chiedere scusa) e a creare situazioni paradossali dal punto di vista comunicativo.

Dipendenza Affettiva: la controparte della Manipolazione Affettiva

Le strategie del manipolatore affettivo generano nel partner sensi di colpa e di inadeguatezza, confusione e smarrimento, spingendolo nella spirale perversa della dipendenza affettiva, ovvero dell’incapacità di sottrarsi ad una relazione vuota e insoddisfacente, costellata da attese deluse e desideri inappagati. Chi ha una dipendenza affettiva tende ad annullare ogni interesse individuale e ogni bisogno personale a favore di quelli del partner e della coppia; si convince di non poter vivere senza il partner e si comporta in modo da evitare una possibile rottura della relazione. A questo scopo subisce tradimenti e umiliazioni, si attribuisce colpe che non ha e si pone spesso in una posizione remissiva.
Relazioni di questo tipo implicano inevitabilmente una complicità (inconscia) di entrambi i partner. Si tratta di rapporti costituitisi su modalità relazionali specifiche che divengono automatiche e che tendono ad essere riproposte come in un interminabile circolo vizioso. Una spirale negativa che spesso può essere interrotta solo con l’intervento di un valido aiuto professionale esterno. Il supporto di un professionista può sostenere la coppia nel mobilitare tutte le proprie risorse oppure guidarla nel percorso verso la separazione; in caso contrario, l’esperto, può aiutare il dipendente affettivo a riflettere sul proprio contributo nella dinamica della coppia e ad evitare di incappare in futuri fallimenti relazionali della stessa natura.
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19 pensieri su “A letto con il nemico. Il Manipolatore Affettivo

  1. Quando l'ho conosciuto ero una ragazzina. Non potevo neppure sospettare quello che mi aspettava. Era gentile e generoso. mi riempiva di complimenti e di regali. Dopo due mesi da favola, Si rivelò una persona profondamente diversa: Mi umiliava davanti a tutti. Diceva che non lo meritavo perché lui era bello e professionalmente stimato mentre i miei non potevano permettersi di pagarmi gli studi. Mi ha tradita e ingannata. Era un bugiardo patologico e ha distrutto la mia autostima. Grazie per lo sfogo: sono passati parecchi anni ma non ho ancora dimenticato il dolore che mi ha causato.

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  2. La conversazione che lei riporta l'ho vissuta mille volte. Mi ha chiesto di sposarlo dopo pochi giorni dal nostro primo appuntamento; poi ha ritrattato dicendo che aveva cambiato idea per colpa del mio carattere che non gli ispirava fiducia. Dopo due anni di promesse e passi indietro, ho scoperto che invece aveva una relazione parallela con una sua collega: un classico! L'ho perdonato: non mi chieda il perché! Lo amavo ed ero disposta a perdonargli tutto e a farmi calpestare la dignità. Forse ero solo masochista. Mi ha costretto ad allontanarmi dalla famiglia e dalle amiche perché diceva che mi influenzavano negativamente e volevano boicottare il nostro rapporto per invidia. Cancellava i nomi maschili dalla rubrica del telefono: era geloso e possessivo. Se minacciavo di lasciarlo, giurava che sarebbe cambiato; iniziava a riempirmi di regali ed sms romantici. Dopo una settimana ricominciava tutto peggio di prima. Era dott. Jekill e mr Hide. Un giorno è arrivato ad alzarmi le mani: ho capito che avevo toccato il fondo. Ho raccontato tutto alla mia famiglia e ho chiesto aiuto ad uno specialista. Mi ha salvata: ho capito quello che non andava in me e ho riconquistato l'autostima che forse non avevo mai avuto. Non smetterò mai di essergli grata. Consiglio a tutte le vittime di “uomini” così di liberarsene imparando ad amare se stesse.

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  3. Smiles scriveva “Impariamo la saggezza molto più dai nostri sbagli che dai nostri successi. Scopriamo ciò che è giusto trovando ciò che non lo è e probabilmente chi non ha mai fatto errori non ha mai scoperto nulla”. In bocca al lupo per il tuo futuro.

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  4. Il dolore che hai vissuto traspare pienamente dalle tue parole. Spesso, come nel tuo caso, rivolgersi ad uno specialista è il modo migliore per comprendere ed elaborare l'esperienza vissuta e riorganizzare al meglio la propria vita. Riconquistare l'autostima è il primo passo per individuare nuove direzioni/soluzioni. Grazie per aver condiviso un periodo così duro della tua vita.

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  5. Mi offendeva continuamente. E durata due anni. Mi a obbligata pure a lasciare il lavoro in un supermercato perché era geloso del direttore. Mi a portata a vivere nella sua città con sua madre che mi trattava da serva e non voleva che sentivo la mia famiglia. Io ero arrivata in Italia da poco e volevo qualcuno che mi aiutava e mi proteggeva. Invece lui mi a solo tolta la serenità.

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  6. Spesso situazioni difficili e dolorose come quella descritta, si cronicizzano ulteriormente quando non si può usufruire dell'appoggio della propria famiglia d'origine o comunque di una rete sociale capace di sostituirla. Il fatto di essere riuscita a chiudere un rapporto di questo tipo, pur non potendo contare sull'aiuto dei tuoi familiari, ti deve rendere ancora più orgogliosa di te stessa. In bocca al lupo.

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  7. Ci sto ancora dentro. Da tre anni mi sta rovinando l'esistenza. Non ho il coraggio di lasciarlo perché mi minaccia. So che e pericoloso, perché già in passato mi a usato violenza. Ho paura di finire male.

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  8. Non potere buttare così l'unica vita che avete…vivere nell'ansia e annullarsi non è vira e questi orchi peggiorano col tempo. Mettete la vostra vita nelle vostre mani e solo nelle vostre… chiedete aiuto alla vostra famiglia e se necessario alle forze dell'ordine, infondo sono dei vigliacchi e lo dimostrano continuamente, molti vivono d'apparenza, io sono stata in questa situazione ma ho deciso di vivere, quando l'orco mi ha fatto stalking mi sono rivolta a chi di dovere e oggi vivo una vita serena. All'inizio è difficile resistere ai suoi soliti tentativi di riaggancio (leggete le tecniche di riaggancio del dott. Secci, sono importantissime da riconoscere) ma è necessario farlo perché sappiamo che sono tutte scemate le cose che dicono, le solite bugie aggiunte a tutte le schifezze che raccontano ogni giorno, andrà sempre peggio! Salvatevi… dall'altra parte si respira… c'è la vita!

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  9. Ti capisco. Purtroppo c'è anche una ragione del perchè noi gli consentiamo di fare quello che vogliono. io ho sempre avuto una bassa autostima. Per mio padre non ero mai abbastanza brava neppure quando gli portavo dieci in pagella. Mi criticava sempre perchè avrebbe preferito un figlio maschio. Mia madre era remissiva, soggiogata da lui e dalla sua famiglia di origine. Lei era orfana e non poteva separarsi perchè mio padre non le ha mai permesso di lavorare e di essere economicamente autonoma.Ho avuto un modello femminile privo di spina dorsale e uno maschile autoritario e rigido. Non potevo non incappare in uno st.. in cerca di un bersaglio su cui riversare tutte le proprie frustrazioni. Mi colpevolizzo e mi odio per averglielo permesso e per non riuscire a recidere questo cappio al collo!

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  10. E' vero Psiche quando non puoi contare sulla tua famiglia d'origine che ti faccia da scudo è ancora più difficile uscire da queste situazioni. Ho letto l'articolo sulla dipendenza dalla famiglia di origine. Racconta la storia di mio padre e di quella donna malvagia di sua madre. mia madre ha dovuto sopportare che la suocera decidesse anche il pranzo e mio padre non le consentiva neppure di contraddirla perchè per lui quella donna era sacra e qualunque cosa dicesse era verità divina. Ho bruttissimi ricordi che penso abbiano inciso molto sulla mie difficoltà ad aver un rapporto di coppia sano ed equilibrato.

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  14. Io sono figlia di un narcisista e di una dipendente affettiva. Purtroppo certe dinamiche vissute dall’infanzia possono riflettere nelle relazioni future, è l’inconscio che riaffiora … In realtà sono stata fortunata perché mio marito è una persona dolce ed equilibrata. In un momento di debolezza ho incontrato “un narcista” che mi ha fatto sperimentare un periodo idilliaco breve, per poi nutrirsi in modo distruttivo dei miei sentimenti. È molto pericoloso entrare in contatto di queste persone, bisogna lavorare su noi stessi per far si che queste persone non trovino le condizioni favorevoli per far del male. Tutto ciò è più facile a dirsi che a farsi. .. MA SI PUO’ , uno sforzo enorme per preservare noi stessi, la prima persona alla quale bisogna donare Amore! Grazie a tutti!

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